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Ever noticed that people who believe in Creationism look really unevolved?

Queensryche – Speciale Videomusic 1995

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Ce l’ho fatta.

Lo registrai su VHS nel lontano 1995. Per anni e anni mi sono dimenticato di lui. Oggi, finalmente, sono riuscito a portarlo in digitale. Ed è stato più complicato di quel che pensassi.

Si tratta di uno speciale che Videomusic fece sui Queensryche qualche mese dopo l’uscita di Promised Land (disco sul quale qui dentro s’è parlato parecchio). Un documento a suo modo storico. Enjoy:

Scritto da Gianluca Bartalucci

20 gennaio 2012 alle 22:15

Symphony of Science: The Greatest Show on Earth

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E’ uscita una nuova traccia del progetto Symphony of Science (ne avevo già parlato). Si chiama The Greatest Show on Earth, come il best-seller di Richard Dawkins, ed è incentrata – ovviamente – sull’evoluzione, con interventi di David Attenborough, Bill Nye e dello stesso Dawkins. Musicalmente non è ai livelli di We are all connected (un commovente capolavoro), ma tutto sommato non è niente male.

Scritto da Gianluca Bartalucci

18 gennaio 2012 alle 08:58

Ultime letture (Heinlein, Dick, Hicks, Twain)

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Fanteria dello spazio, di Robert A. Heinlein. Parte forte, fortissimo. La prima metà (qui la trama), quella che tratta dell’addestramento del soldato – il protagonista Johnny Rico – è scritta bene, scorre che è un piacere ed è buonissima. Molto coinvolgente. Nella sua seconda parte il libro si inceppa, invece, più di una volta. In primo luogo viene fuori il maggiore difetto di Heinlein – riscontrato anche in altri suoi lavori – e cioé quello di farsi prendere la mano da velleità di saggista mettendo da parte la pura narrazione degli eventi. Si sente che vuole spiegarci le sue teorie: nel farlo, purtroppo, si dimentica di portare avanti la storia. In seconda battuta ho trovato un po’ noiose le pagine dedicate a quella che definirei grossolanamente “burocrazia militare”. Un comandante deve fare questo e quello, un sergente entra in azione quando muore caio, il tenente succede a tizio solo in circostanze particolare, il capitano ha compiti precisi X e Y, il caporale Z e K…insomma, questa roba qui. Non proprio emozionante, no? Infine, anche la narrazione della battaglia finale contro i Ragni mi ha lasciato abbastanza freddino. Libro belloccio, nel complesso – soprattutto per il folgorante inizio – ma niente che mi cambi la vita.

Un oscuro scrutare, di Philip K. Dick. Scritto malissimo, il libro (qui la trama) avanza a tentoni,  dando a volte l’impressione di non saper dove andare a parare. Eppure, forse anche per tale (presumo involontaria) zoppicante prosa, riesce a comunicare cosa si prova a essere un drogato – cosa si prova a percepire che le nostre facoltà cognitive ci stanno pian piano abbandonando – molto più di tanti altri libri letti sul tema. Il finale, tipicamente dickiano (così come è dickiana l’ossessione metafisica di cui è permeata l’intera opera), è qualcosa di fantastico. E terribile. E angosciante. E geniale.

Love all the people, su Bill Hicks. Ho parlato di Hicks fino alla nausea, nei post passati. Lo cito nuovamente solo per sottolineare, ancora, la grandezza del personaggio. Questo libro contiene la trascrizione dei suoi spettacoli, delle sue poesie, interviste e alcuni dei racconti che il comedian americano ha scritto nella sua breve vita. Il crudo e tremendo Thoughts on love and smoking (l’ho già detto) vale da solo il prezzo del volume.

A Dog’s Tale, di Mark Twain. Brevissimo racconto – credo si trovi trascritto sul web – letto il giorno di Natale. Ottimo se volete (ammesso che vogliate) che il vostro bambino scopra cos’è la vivisezione.

Scritto da Gianluca Bartalucci

17 gennaio 2012 alle 17:12

Ultime musiche (Anna Calvi, Fucked Up)

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Sto ascoltando un sacco di roba. Nuova, vecchia, dischi mai approfonditi, dischi che conosco benissimo. Vago su Youtube trascinato qua e là da video, suggerimenti e video correlati. Riprendo in mano vecchi vinili. Tolgo la polvere da cd comprati quindici anni fa. Grateful Dead, primissimi Pink Floyd, i Motorpsycho più acidi (ad Aprile sono a Livorno, e non me li perdo), punk tardo-adolescenziale (ho ri-ascoltato quelle mille volte Dookie dei Green Day), dubstep, elettronica, pop piuttosto raffinato (Florence + The Machine) e così via, e così via.

Ma tra i dischi che sento con più assiduità nell’ultimo periodo si ergono l’omonimo di Anna Calvi e l’ultimo (David Comes to Life) dei Fucked Up. Il primo non è quel capolavoro di cui tutti parlano, ma non passa inosservato e ha almeno un paio di singoli incredilmente acchiappanti. Il secondo, forse troppo lungo, propone un hardcore/punk pieno di intuizioni e preziosismi che non può non colpire e coinvolgere. Insomma: due buone scoperte.

Scritto da Gianluca Bartalucci

16 gennaio 2012 alle 13:48

Pubblicato in musica, video

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La top-ten delle cose che ti vengono a mente studiando neuroscienze

con 2 commenti

10. “Sto studiando il consolidamento a lungo termine (memoria). Sarò in grado di consolidare a lungo termine il concetto?”

9. “Concentrazione e attenzione selettiva, ok, sono importanti e hanno probabilmente a che fare con l’idea di coscienza. Sembrano nozioni fondamentali, e devo studiarle bene-bene-bene, perché se no… Ehi, guarda, un’auto blu!”

8. “Ho bisogno di psicostimolanti per studiare questa roba che parla di psicostimolanti.”

7. Il cerebro va pazzo per le droghe.

6. Tutto è connesso con tutto. O quasi: nel dubbio, dì di sì.

5. Percepiamo quello che le nostre cellule ci consentono di percepire. Percepiamo quello che abbiamo imparato a percepire. Percepiamo quello che ci interessa maggiormente percepire.

4. Niente eccita il neuroscienziato tipo come un deficit mentale curiosissimo e imprevisto.

3. Non è ancora chiaro cos’è che, in ultima analisi, “muove le cose” nel cervello. O meglio, si continua a evitare di parlarne.

2. In futuro la distinzione tra movimenti riflessi e movimenti volontari (presente sui manuali) tenderà ad assottigliarsi e, poi, a scomparire. Si parlerà solo di movimenti semplici (che tengono conto di pochi parametri) e di movimenti complessi (analisi di più informazioni).

1. Bestemmie, bestemmie, bestemmie. Ognuna per ogni tremendo esperimento compiuto sugli animali.

Scritto da Gianluca Bartalucci

11 gennaio 2012 alle 13:12

L’ora del tè (alla psilocibina)

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Leggendo Love All the People, in cui Bill Hicks parla spesso e volentieri delle sue esperienze con i cosiddetti magic mushrooms, mi è sorto una specie di interesse (puramente…) “scientifico-filosofico” per tutta la faccenda. Allora ho cercato un po’ di cose, ho letto diversi articoli e così via. Tra tutto il materiale con cui ho avuto a che fare, segnalo il recente articolo di Time: Magic Mushrooms’ Trigger Lasting Personality Change ispirato a questo studio.

Alcuni dei soggetti (qui un certo Brian) che hanno partecipato all’esperimento descrivono l’esperienza psichedelica – l’uso di funghi allucinogeni – come

There was this point where, basically, I forgot about anything Brian-like or who Brian was. I was really in touch with all experienc.

o

I was just able to drop ego totally and experience the world without all those filters, and experience Brian without all that.

Stesse cose che racconta Hicks, più o meno. Tutto ciò mi ha ispirato una riflessione, ehm, collaterale. E superficialissima, e brevissima. Se è vero che i nostri sensi sono uno dei tanti modi scelti dall’evoluzione per interagire col mondo (col noumeno eternamente inaccessibile, e buonanotte) e se è vero che certe droghe possono modificare il modo in cui lavorano i nostri strumenti di percezione – donandoci un altro parziale punto di vista -, la maniera in cui le droghe psichedeliche decostruiscono il concetto di io (anima, coscienza o quel che volete) potrebbe fornirci un’ulteriore conferma del fatto che ci percepiamo come un’unità (vs resto-del-mondo) solo perché, di nuovo, all’evoluzione ha fatto comodo che le cose andassero così. E non altrimenti. Esperimenti come quello sopra citato fanno infatti pensare che la nostra coscienza non avrebbe una realtà – chiamiamola – oggettiva. Lo dimostra il fatto che, non appena distorciamo i nostri canali sensoriali, concetti come “Gianluca” o “Elisa” non hanno più – magicamente - un significato. Si perdono nel tutto, si confondono con l’universo.

Come detto qualche mese fa, la coscienza sarebbe da questo punto di vista solo un utilissimo trucco di magia. I racconti dei soggetti che hanno avuto esperienze allucinatorie tenderebbero a confermare questa ipotesi. O almeno mi pare, almeno a livello intuitivo.

Scritto da Gianluca Bartalucci

1 gennaio 2012 alle 17:49

Woody Allen Jesus

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Tale gioiellino di canzone, che trovo piuttosto divertente, sarebbe dovuto andare in onda questa sera al Jonathan Ross Show. Non se ne farà niente, invece, causa censura (per motivi stupidi ma purtroppo ovvi). La spiegazione la dà l’autore stesso, Tim Minchin, sul suo canale YouTube. Dove racconta anche che:

Being Christmas, I thought it would be fun to do a song about Jesus, but being TV, I knew it would have to be gentle. The idea was to compare him to Woody Allen (short, Jewish, philosophical, a bit hesitant), and expand into redefining his other alleged attributes using modern, popular-culture terminology.

Ecco il testo:

Jesus was a Jewish philosopher
Had a lot of nice ideas
About our existential fears
Much admired by his peers
Short and Jewish and quite political
Often hesitant and very analytical

Praise be to Jesus
Praise be to Woody Allen Jesus
Woody Allen Jesus!

Jesus was a great entertainer
Doing cool tricks all of the time
Turning water into wine
Making stormy weather fine
Even now his stunts confound us
Kinda did what Darren Brown does

Praise be to Jesus
Praise be to magic Woody Allen Jesus
Magic Woody Allen Jesus!

Jesus died but then came back to life
So the Holy Bible said
Kinda like in Dawn of the Dead
Like a film by Simon Pegg
Try that these days, you’d be in trouble
Geeks would try to smack you with a shovel

Praise be to Jesus
Praise be to Magic Woody Allen Zombie Jesus
Magic Woody Allen Zombie Jesus!

Jesus ascended into Heaven
He was an incredible guy
You don’t often find fellas that fly
Disappear right into the sky
And only once did he use this ability
With great power comes great responsibility

Praise be to Jesus
Praise be to Magic Woody Allen Zombie Superman Jesus
Jesus!

Jesus’ mom gave birth to him
Without having sex with a dude
No, she would never be that rude
Never even be nude with a dude
Breeding without the opposite gender is
Commonly known as parthenogenesis
Other animals that don’t need males
Include a lot of lizards and various snails

Praise be to Jesus
Praise be to Magic Woody Allen Zombie Superman Komodo Dragon Jesus
Jesus!

Jesus can communicate with the deceased
Like Psychic Sally–
Jesus lives forever, which is pretty odd
But not as odd as his fetish for drinking blood
Jesus is in more than one place at a time
Like an electron or Schrödinger’s feline
Jesus pulled off that water walking miracle
He was as handy as an amphibious vehicle
Jesus had very long hair and a beard

But I’m not saying it’s me
I’m not saying that I am Jesus
I’m not saying that I am Jesus
I am Jesus!

Praise be to Jesus
Praise be to Magic Woody Jesus
Woody Allen Jesus!
Praise be to Magic Woody Allen Zombie Superman Komodo Dragon
Telepathic Vampire Quantum Hovercraft *Me* Jesus!

Scritto da Gianluca Bartalucci

23 dicembre 2011 alle 15:06

American: The Bill Hicks Story

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Periodo Bill Hicks, come detto a più riprese. Prima di mettermi a leggere Love all the people mi sono procurato il film-documentario (BBC, 2009) American: The Bill Hicks Story. Il film è ben realizzato (anche se talvolta regia, post-produzione e foto animate sono un po’ invadenti) e racconta, attraverso i passaggi fondamentali, i 32 anni di vita del comedian americano utilizzando le immagini, le voci dei suoi più grandi amici e le testimonianze dei familiari. Vi si narra dei precocissimi inizi, dei primi successi, delle esperienze psichedeliche (che, raccontate così…), del periodo dell’alcolismo – dal quale ha comunque trovato la forza di emergere – e degli ultimi toccanti mesi, che Hicks affronta sapendo di dover morire a causa di un cancro al pancreas. Il tutto intervallato da alcune delle sue battute più riuscite – o delle sue caricature più feroci.

Credo si potrebbe dividere la vita di Hicks, grossolanamente, in quattro capitoli. Il primo riguarda la sua straordinaria, tenace, voglia di emergere. Il secondo gira attorno all’alcool (memorabili alcune scene in cui lo si vede completamente sbronzo sul palco: “ormai la gente andava a vederlo solo per vedere quanto avrebbe bevuto quella sera”, racconta un suo amico) e alla paura di perdere il controllo della propria vita. Il terzo parla del suo successo e di una serenità ritrovata. Il quarto è la morte: aspettata con dignità, ingannata (scuola Timothy Leary) con l’ennesimo – l’ultimo – trip assieme agli amici di sempre.

“Una bella spazzolata al nostro terzo occhio”? Non solo. Anche tanti sprazzi di umanità. Il diciannovenne Hicks, partito per Los Angeles con l’intenzione di sfondare nel mondo dello spettacolo, a un certo punto vive un momento di sconforto e di frustrazione – le cose non stanno andando come aveva sperato, tutt’altro. Allora accende il registratore a cassette e parla, si confida, si confessa, sguinzaglia le paure. Il film ci regala la sua voce, ed è uno dei momenti più devastanti dell’intera pellicola:

Hello. This is Bill. I just need to talk to somebody and this tape recorder is all I’ve got right now. I haven’t been funny in a long time. I haven’t come up with new material in a long time. And I’ll tell you one thing – there’s nothing scarier, especially for me out here forsaking college and an easy life, coming out here…what happens if I’m just not funny? I have nothing. I am a bum.

Scritto da Gianluca Bartalucci

20 dicembre 2011 alle 17:22

Pubblicato in america, cinema, esaltazioni, filosofia, video

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Solo i superficiali non giudicano dalle apparenze

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Jessica Alba

In effetti anche la semplice informazione sui contorni può essere un elemento sufficiente per condurre al riconoscimento degli oggetti. [...] David Hubel così descrive questo sorprendente aspetto della percezione:

“Moltissima gente, me compreso, fa fatica ad accettare l’idea che l’interno di un oggetto… non sia in grado di eccitare i neuroni cerebrali… che la nostra percezione dell’interno di un oggetto come nero o bianco… dipenda solamente dalla sensibilità delle cellule verso la sua sagoma.  Il concetto che sta alla base di questa affermazione consiste nel fatto che la percezione dell’interno di un oggetto illuminato in maniera uniforme dipende dall’attivazione di cellule i cui campi recettivi ricevno informazioni dai margini di quell’oggetto, nonché dall’assenza di attivazione delle cellule i cui campo recettivi stanno all’interno dell’oggetto stesso. Infatti, se tali cellule venissero attivate, ciò significherebbe che l’oggetto, in realtà, non è illuminato in maniera uniforme. Perciò, la nostra percezione dell’interno di un oggetto come nero o bianco, grigio o verde non ha nulla a che fare con le cellule i cui campi recettivi stanno all’interno dell’oggetto, anche se questo concetto appare un po’ difficile da mandar giù… Le sole informazioni necessarie sono quelle che ci dicono cosa accade a livello dei margini di un oggetto; il suo interno è soltanto stucchevole.”

da Principi di Neuroscienze, a cura di Eric Kandel (capitolo che si occupa della percezione visiva)

Scritto da Gianluca Bartalucci

17 dicembre 2011 alle 19:08

Natale in casa Some1elsenotme

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In lettura, più o meno simultaneamente:

  • Kandel, Principi di Neuroscienze. Ne avevo già parlato. Io e lui. E lunghissime notti condite di caffè e tè, senza tv, Facebook e telefoni che squillano. (C’è una parte del volume – quando si parla di coscienza, di Dennett, di Searle e di filosofia della mente – che è di un ganzo pazzesco). Colonna sonora scelta: discografia dei Motorpsycho. Tutta.
  • Robert Heinlein, Fanteria dello spazio.
  • Bill Hicks, Love all the people. C’è tutto, di lui. Almeno credo.
  • Wisława Szymborska, poesie varie raccattate sul web e caricate sul (nuovo) lettore e-book (al momento dubito di riuscire a leggerci qualcosa di più impegnativo, ma hai visto mai…)

Giusto per non farsi mancare nulla, eh.

Scritto da Gianluca Bartalucci

15 dicembre 2011 alle 17:56

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