L’ora del tè (alla psilocibina)
Leggendo Love All the People, in cui Bill Hicks parla spesso e volentieri delle sue esperienze con i cosiddetti magic mushrooms, mi è sorto una specie di interesse (puramente…) “scientifico-filosofico” per tutta la faccenda. Allora ho cercato un po’ di cose, ho letto diversi articoli e così via. Tra tutto il materiale con cui ho avuto a che fare, segnalo il recente articolo di Time: ‘Magic Mushrooms’ Trigger Lasting Personality Change ispirato a questo studio.
Alcuni dei soggetti (qui un certo Brian) che hanno partecipato all’esperimento descrivono l’esperienza psichedelica – l’uso di funghi allucinogeni – come
There was this point where, basically, I forgot about anything Brian-like or who Brian was. I was really in touch with all experienc.
o
I was just able to drop ego totally and experience the world without all those filters, and experience Brian without all that.
Stesse cose che racconta Hicks, più o meno. Tutto ciò mi ha ispirato una riflessione, ehm, collaterale. E superficialissima, e brevissima. Se è vero che i nostri sensi sono uno dei tanti modi scelti dall’evoluzione per interagire col mondo (col noumeno eternamente inaccessibile, e buonanotte) e se è vero che certe droghe possono modificare il modo in cui lavorano i nostri strumenti di percezione – donandoci un altro parziale punto di vista -, la maniera in cui le droghe psichedeliche decostruiscono il concetto di io (anima, coscienza o quel che volete) potrebbe fornirci un’ulteriore conferma del fatto che ci percepiamo come un’unità (vs resto-del-mondo) solo perché, di nuovo, all’evoluzione ha fatto comodo che le cose andassero così. E non altrimenti. Esperimenti come quello sopra citato fanno infatti pensare che la nostra coscienza non avrebbe una realtà – chiamiamola – oggettiva. Lo dimostra il fatto che, non appena distorciamo i nostri canali sensoriali, concetti come “Gianluca” o “Elisa” non hanno più – magicamente - un significato. Si perdono nel tutto, si confondono con l’universo.
Come detto qualche mese fa, la coscienza sarebbe da questo punto di vista solo un utilissimo trucco di magia. I racconti dei soggetti che hanno avuto esperienze allucinatorie tenderebbero a confermare questa ipotesi. O almeno mi pare, almeno a livello intuitivo.



Già! Ed è ciò che sostenevano anche il vecchio Leary e tutta la “combriccola allucinante”. Infatti, lui utilizzava gli psichedelici anche per provare le sensazioni descritte da chi è in grado di immergersi in una meditazione profonda. E l’eliminaizone dell’io e dell’ego sono obiettivi presenti anche in alcune filosofie orientali. :)
Masque
1 gennaio 2012 alle 19:16
Ho letto un libro di Leary diversi anni fa, ma non ero riuscito a inquadrarlo in questa prospettiva (avrei fatto solo successivamente alcune letture su io, anima, libero arbitrio etc). :)
Gianluca Bartalucci
2 gennaio 2012 alle 10:02
Sono letture che anch’io ho fatto parecchi anni fa. Molte cose le ho trovate nei disordinatissimi network di http://deoxy.org/ e http://fusionanomaly.net/. Altro sparso in rete o su Caos e cibercultura di Leary.
Sugli psichedelici c’è anche questo sito, abbastanza approfondito: http://www.erowid.org/
Allucinati interessanti, sono oltre a Leary, John Lilly, Terrence McKenna e Robert Anton Wilson. :)
Masque
2 gennaio 2012 alle 10:19
Grazie per i link, gli do un’occhiata. Di Leary avevo letto un libriccino – anch’esso parecchio caotico – con alcuni suoi scritti. Questo: http://www.anobii.com/books/Vita,_morte,_visioni/9788872264911/013d1545a44f64d4f4/
Gianluca Bartalucci
2 gennaio 2012 alle 14:02