Archive for the ‘foto’ Category
Per non dimenticare

Natale in casa Some1elsenotme

In lettura, più o meno simultaneamente:
- Kandel, Principi di Neuroscienze. Ne avevo già parlato. Io e lui. E lunghissime notti condite di caffè e tè, senza tv, Facebook e telefoni che squillano. (C’è una parte del volume – quando si parla di coscienza, di Dennett, di Searle e di filosofia della mente – che è di un ganzo pazzesco). Colonna sonora scelta: discografia dei Motorpsycho. Tutta.
- Robert Heinlein, Fanteria dello spazio.
- Bill Hicks, Love all the people. C’è tutto, di lui. Almeno credo.
- Wisława Szymborska, poesie varie raccattate sul web e caricate sul (nuovo) lettore e-book (al momento dubito di riuscire a leggerci qualcosa di più impegnativo, ma hai visto mai…)
Giusto per non farsi mancare nulla, eh.
Letture a Gran Canaria

A Maspalomas
Durante i 4/5 giorni trascorsi a Gran Canaria (tra Pozo Izquierdo e Maspalomas, 25 gradi medi, vento fresco, relax e alcool come se piovesse) ho letto un paio di libri.
Il primo è stato After Dark di Murakami, consumato per la maggior parte sulla spiaggia sahariana di Maspalomas mentre ascoltavo Pet Sounds dei Beach Boys e High Violet dei The National e mantenevo un buon livello di stordimento bevendo birra Tropical. Come mi aveva anticipato Rita, si tratta di un libro tutto sommato deludente. Scritto in maniera fin troppo didascalica, di una semplicità che pare forzata e studiata a tavolino, il lavoro del noto scrittore giapponese non è riuscito a smuovermi in nessun modo. E, più che altro, m’è sembrato che non sapesse dove andare a parare. Peccato.
La severità con cui Ryan Air controlla le dimensioni dei bagagli a mano mi ha ha impedito di portarmi dietro un altro libro (anche se, ok, al ritorno l’ho scampata). Quindi, una volta terminato After Dark, mi sono dovuto arrangiare in qualche modo. Sempre a Maspalomas sono entrato in un supermercato (impossibile trovare librerie) e, tra i tanti best sellers tascabili che offrivano – in inglese – ho scelto The Fire Gospel di M. Faber. L’ho letto quasi tutto al ritorno sull’aereo, durante le 4 ore di volo, mentre cercavo di divincolarmi da un tizio che, sedutosi accanto a me, con fastidioso entusiasmo si sforzava di fare conversazione spiattellando banalità su banalità. Testo non male, tutto sommato, quello di Faber: il suo tentativo di fare satira sul fenomeno dei libri Codice Da Vinci style può dirsi discretamente riuscito. Un acquisto a caso, che, finalmente, mi ha dato qualche soddisfazione.
Stare mesto(s)

Tornato. Giro in auto di circa 8 giorni, tiratissimo – come piace a me – tra Praga, Cracovia, Liubiana e, involontario tocco di classe finale, pomeriggio e serata in un’amena e tranquilla cittadina marittima croata, tale Novigrad. A parte quest’ultima, si tratta di posti in cui ero già stato (anche più di una volta) e che ho rivisto molto volentieri. Praga ha sempre quel suo soffice fascino notturno – di giorno è invece una feroce macchina acchiappa-turisti -, Cracovia si conferma gioiello capace di regalare ancora piccole sorprese, specialmente tra le vie infilate nel vitale quartiere ebraico. Per non parlare, poi, dei bui localini sotterranei che sembrano sottrarsi alla massa dell’assortito turistame. In un pub dalla speciale atmosfera, il Nowa Prowincja, ho probabilmente bevuto una birra accanto a Stephen King. O almeno mi piace pensarla così.
Forse più in là, se avrò voglia, scriverò un post modello-Zingarate per descrivere più nel dettaglio ostelli, ristoranti, locali e così via. Forse, eh.
Via Lattea
The milky way pours over me
We own the stars and night
Angel of death has set us free
Blue light of pure insight
Cathedral, Blue Light
Sempre a proposito di cose da condividere, segnalo la seguente foto (vai qui per vederla a dimensioni più grandi) scattata dalle montagne svizzere in una notte a dir poco limpida.
Cito dalla pagina linkata:
What’s visible in the night sky during this time of year? To help illustrate the answer, a beautiful land, cloud, and skyscape was captured earlier this month over Neuchâtel, Switzerland. Visible in the foreground were the snow covered cliffs of the amphitheater shaped Creux du Van, as well as distant trees, and town-lit clouds. Visible in the night sky (at midnight) were galaxies including the long arch of the central band of our Milky Way Galaxy, the Andromeda galaxy (M31), and the Triangulum galaxy (M33). Star clusters visible included NGC 752, M34, M35, M41, the double cluster, and the Beehive (M44). Nebulas visible included the Orion Nebula (M42), NGC 7822, IC 1396, the Rosette Nebula, the Flaming Star Nebula, the California Nebula, the Heart and Soul Nebulas, and the Pacman Nebula. Rolling your cursor over the above image will bring up labels for all of these. But the above wide angle sky image captured even more sky wonders. What other nebulas can you find in the above image?
Un anno da lettore (2010)
Come l’anno scorso, faccio il punto della situazione per quanto riguarda le letture del 2010. Mi volto indietro e osservo ciò che mi ha colpito, ciò che mi ha deluso e ciò che, invece, è scivolato via senza lasciare alcun tipo di significativo strascico. Un resoconto, questo, che posso fare grazie soprattutto ad Anobii. Il sito mi permette di tener traccia delle letture effettuate (infatti ho fatto taglia&incolla da lì).
Al di là di tutto, credo sia interessante la sequenza delle letture. Talvolta – non sempre – c’è un certo significato, un silenzioso concatenarsi di cause ed effetti, nel passaggio da un libro a quello successivo. L’ordine della seguente lista, che più o meno comprende tutti i titoli che ho letto durante il 2010, è cronologico. Si parte con le opere affrontate i primi giorni dello scorso gennaio e si finisce con quelle terminate in questi ultimi giorni.
On Writing: Autobiografia di un mestiere, di Stephen King (riletto forse per la terza volta)
Torno a prenderti, di Stephen King
La scimmia nuda: Studio zoologico sull’animale uomo, di Desmond Morris (ne ho parlato qui)
Fiesta, di Ernest Hemingway
Carrie, di Stephen King
Supernove. Poesie dal 2003 al 2009 , di Diego Rossi
Breve storia di (quasi) tutto, di Bill Bryson (ne ho parlato qui)
Le origini dell’universo, di John D. Barrow (ne ho parlato qui)
Ma io, chi sono?: (Ed eventualmente, quanti sono?). Un viaggio filosofico, di Richard D. Precht
Piccola scuola del pensiero filosofico, di Karl Jaspers
Filosofi e filosofie nella storia. Volume terzo – ottocento e novecento, di Nicola Abbagnano, Giovanni Fornero
Anelli nell’io: Che cosa c’è al cuore della coscienza?, di Douglas R. Hofstadter (letto un paio di volte, ne ho soprattutto parlato qui)
Ballando nudi nel campo della mente: Le idee (e le avventure) del più eccentrico tra gli scienziati moderni, di Kary Mullis (ne ho parlato qui)
Storia dell’intelligenza artificiale: La battaglia per la conquista della scienza del XXI secolo, di Sam Williams (ne ho parlato qui)
L’impatto della scienza sulla società: Edizione integrale, di Bertrand Russell (ne ho parlato qui)
Il cervello nelle mani: La neurobiologia dalla cellula al robot, di Angeletti Sergio (ne ho parlato qui)
Storia della filosofia della scienza: Da Platone a Popper e oltre, di David Oldroyd (ne ho parlato qui)
L’uomo senza frontiere, di Jeremy Bernstein (ne ho parlato qui)
Guerra eterna, di Joe W. Haldeman (ne ho parlato qui)
Il pollice del panda: Riflessioni sulla storia naturale, di Stephen Jay Gould
Perché il sesso è divertente?: Per capire come siamo fatti, di Jared Diamond
Chi siamo: La storia della diversità umana, di Francesco Cavalli-Sforza, Luigi Luca Cavalli-Sforza (ne ho parlato qui)
Coscienza: Che cosa è, di Daniel C. Dennett (ne ho parlato qui)
Che cosa sappiamo della mente, di Vilayanur S. Ramachandran
I segreti di Parigi: Storie, luoghi e personaggi di una capitale, di Corrado Augias
Misery, di Stephen King
The Road, di Cormac McCarthy (ne ho parlato qui)
La donna che morì dal ridere: e altre storie incredibili sui misteri della mente umana, di Vilayanur S. Ramachandran, Sandra Blakeslee (ne ho parlato qui)
Mussolini, di Paolo Alatri (ne ho parlato qui)
Più che umano, di Theodore Sturgeon (ne ho parlato qui)
La scuola delle scimmie: Come ho insegnato a parlare a Washoe, di Roger Fouts, Stephen Tukel Mills (ne ho parlato qui)
Conoscerete la nostra velocità, di Dave Eggers (riletto)
L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, di Oliver Sacks (ne ho parlato qui)
Taccuino di un vecchio sporcaccione, di Charles Bukowski
L’origine dell’uomo, di Charles Darwin
Il cosmo e il Buondio: Dialogo su astronomia, evoluzione e mito, di Andrea Frova (ne ho parlato qui)
I giocatori di Titano, di Philip K. Dick
Il mondo come io lo vedo, di Albert Einstein
La mente e le menti, di Daniel C. Dennett (ne ho parlato qui)
The Greatest Show on Earth: The Evidence for Evolution, di Richard Dawkins (ne ho parlato qui)
Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, di Robert Pirsig (ne ho parlato qui)
Il caso Galileo, di Annibale Fantoli
Musicofilia, di Oliver Sacks (ne ho parlato qui)
Finzioni: (1935-1944), di Jorge Luis Borges
Le tre stimmate di Palmer Eldritch, di P. K. Dick (riletto per le terza volta)
A livello di letture, son stati dodici mesi fantastici. Non potrebbe essere definito altrimenti l’anno in cui hai incontrato per la prima volta i testi di scrittori e personalità geniali del calibro di Borges, Dennett, Ramachandran, Sacks, Einstein, Darwin, McCarthy, Barrow, Jaspers, Sagan, Bryson e Cavalli-Sforza (…).
Non è semplice fare una sintesi. I libri che mi hanno smosso di più sono senza dubbio Anelli nell’io di Hofstadter, che ho qui citato fino alla nausea, e La scuola delle scimmie di Fouts. Si tratta di opere che se da una parte spingono a speculazioni di folle profondità, dall’altra cercano – e trovano – il coinvolgimento emotivo del lettore. C’è un me precedente ad Anelli nell’io e poi c’è il me di oggi, quello che è passato attraverso quelle pagine, il me che ha introiettato quella rudimentale versione dell’anello di Hofstadter. E c’è un me più povero morto cinque o sei mesi fa, un me che ancora non aveva fatto la conoscenza della scimpanzé Washoe.
Mi sono fatto inoltre un’idea un po’ più precisa del modo in cui funziona il cervello umano, grazie ai racconti dei casi clinici affrontati dai neurologi Ramachandran e Sacks. I due lavori di Dennett che ho letto talvolta partono proprio dalle anomalie cerebrali per filosofare – fino ad altissimi livelli di complessità – su quell’entità illusoria che chiamiamo ‘coscienza’.
A tal proposito, nei mesi passati ho inoltre ripreso in mano un po’ di quella filosofia che avevo affrontato (male, anche per colpa mia) al liceo. Ho letto numerosi testi interessanti sulle relazioni tra scienza e filosofia e sull’epistemologia: tra tutti consiglio il bellissimo lavoro di Oldroyd, piacevole ed esaustivo racconto sulle possibilità della conoscenza umana.
Un ruolo importante è stato quest’anno svolto dagli audiolibri. Ho ascoltato alcuni libri ma, soprattutto, molte conferenze o podcast di trasmissioni radiofoniche. Sugli argomenti più disparati: da Newton a Einstein, da Galileo a Kant, da Darwin a Popper… e così via. Tra gli audiolibri ascoltati ci sono Il matematico impertinente di Piergiorgio Odifreddi, Elbow Room di Daniel Dennett e Pale Blue Dot di Carl Sagan. Di Odifreddi ho ascoltato anche alcune trasmissioni radiofoniche (spesso tratte dalla fortunata rubrica Alle 8 della sera) come Vite da logico e (lo sto finendo in questi giorni) Chi ha ucciso Fermat?, assieme a diverse sue conferenze su vari autori o scienziati. Nel mucchio ricordo Einstein, Galileo, Darwin, Russell, Turing, Godel… ma anche Sartre, Dante e Nabokov. Credo che Odifreddi sia un bravo divulgatore: al momento lo ringrazio specialmente per avermi spinto a provare Borges – Finzioni è una delle cose più geniali che abbia mai letto. Molto interessanti, ancora, le tante lezioni che il filosofo Giulio Giorello ha tenuto sulla biografia e sulle idee di Einstein (Enstein, il Socrate della Fisica), tutta roba che ho recuperato in mp3 e che ho ascoltato correndo in mezzo ai boschi.
Ma il materiale fruito tramite orecchie e auricolari è stato davvero tanto: non riuscirei mai a citare – a mente – ogni singolo brano o autore. Ahimé, non ci sono Anobii specializzati in audiolibri.
A livello di narrativa mi accorgo di aver letto poco, pochissimo. Talvolta ho preferito andarmi a riprendere libri che m’erano piaciuti in passato, come i lavori di Dick o Eggers. Tra le cose affrontate per la prima volta, direi che The Road di McCarthy è stato il romanzo più avvincente che ho incontrato. Un classico moderno, ma per davvero.
Per quest’anno, anche per quest’anno, è tutto. Attraverso il passaggio dal 2010 al 2011 con Cosmos di Carl Sagan, iniziato giusto qualche giorno fa. Uno dei fatti più ganzi del 2010 è proprio questo: ho smesso di preoccuparmi e ho, finalmente, cominciato ad amare la lettura in lingua originale (inglese). Il che, inutile dirlo, è motivo di grossa soddisfazione.
Yuri nel paese delle meraviglie
Avere la possibilità di osservare un cane, giorno dopo giorno, è molto istruttivo. Non mi stanco mai, non è retorica, di apprendere tutto ciò che può insegnarmi. Davvero. Da questo punto di vista gli ultimi giorni sono stati, per me ma soprattutto per Yuri, il mio cane, meravigliosamente stimolanti.
Come segnalai con questa foto, da un paio di mesi Yuri ha in casa un nuovo compagno. Si tratta di un gatto di circa tre mesi, una piccola peste che Yuri ha prima accolto con una certa diffidenza ma che, col passare dei giorni, è divenuto sempre più un “amico inseparabile”. Tant’è che il cane, nei momenti di “noia”, va spesso a cercare il gatto negli angoli dove quest’ultimo è solito dormire o nascondersi.
Quando prendemmo Yuri, 6 o 7 anni fa, il cucciolo metà husky e metà pastore tedesco che oltrepassò il cancello di casa nostra aveva circa un anno di vita. Lo prelevammo al canile e non potemmo non accorgerci, fin da subito, del fatto che il piccolo aveva una tremenda paura di tutto e tutti, ma soprattutto degli umani, ai quali si avvicinava con esagerata sottomissione e arrendevolezza. Yuri non ha mai – ovviamente – potuto raccontarci cosa è avvenuto nei suoi primi 12 mesi di vita, ma il sospetto che sia stato picchiato, o almeno tenuto segregato e trattato male, si è spesso insinuato nella testa di chi aveva a che fare con lui.
L’altro giorno stavo guardando un documentario inglese (Why we are what we are, o qualcosa del genere) in cui veniva ribadito come rendere stimolante l’infanzia dei cuccioli (e dei bambini) abbia concreti effetti sull’aumento del numero di connessioni neurali che i loro cervelli possono sviluppare. Meno permettiamo loro di incuriosirsi e di giocare, invece, più i loro cervelli saranno “poveri” o, almeno, “pigri”. Concetti già noti e arcinoti, ci mancherebbe, ma che non avevo mai sentito affrontare dal punto di vista neurologico.
Yuri non è un cane “stupido” (qualunque cosa voglia dire il termine), ci tengo a sottolinearlo, ed ha la solita straordinaria capacità di lettura del linguaggio non verbale di molti altri animali (avete presente quando il vostro cane sa – sa! – che siete in procinto di portarlo a fare una passeggiata ancora prima che l’abbiate realizzato voi stessi? Ecco: non è parapsicologia!). Non è un cane stupido ma ha sempre dimostrato poca passione per ogni aspetto ludico della sua vita da cane. Non posso non pensare che ciò sia dovuto – soprattutto – alla frustrazione subìta dal suo fanciullesco bisogno di giocare ed esplorare il mondo.
L’arrivo di Fufi (no, il nome non l’ho scelto io, non guardate me), il batuffolo di pelo che si tra trasformando troppo velocemente in gatto, ha reso la vita di Yuri, come per magia, di colpo molto più divertente. E’ davvero emozionante osservare i due animali mentre si rincorrono in giardino, col gatto che per gioco salta addosso al fratellone, o mentre bevono – e talvolta mangiano – assieme dalla stessa ciotola, o ancora quando, esausti, riposano uno accanto all’altro. Mi piace pensare che Yuri stia recuperando, grazie all’aiuto di Fufi, tutti quei momenti ludici che gli sono stati negati nella sua infanzia canina. Che stia, almeno un po’, tornando cucciolo. Che il suo cervello si arricchisca di nuove eccitanti esperienze.
Ma è successa anche un’altra cosa, anch’essa motivo di riflessione – e di risate. Da un paio di giorni in casa è presente un piccolo cane di peluche, regalo di nonmiricordochi. All’interno del giocattolo si trova un motore a pile che, una volta azionato, gli permette di “camminare” e avanzare sul pavimento. Non è finita qui: il cane-finto, mentre zampetta senza meta, è infatti anche in grado di emettere – da un microfono rudimentale – dei gridolini vagamente cagneschi. Be’, inutile dire che la cosa ha incuriosito talmente Yuri (e, in misura minore, Fufi) che, non appena vede il peluche animarsi, non può fare a meno di avvicinarsi e di scrutarlo attentamente, cercando di tirarci fuori un qualche senso. Lo rincorre, talvolta gli abbaia contro con “timbro curioso”, lo protegge. Lo crede vivo, come un infante farebbe con un bambolotto di pezza.
Tutto ciò mi rimanda al racconto L’anima dell’animale modello III (ne ho accennato qui), presente nell’antologia L’io della mente e, inevitabilmente, a tutte le elucubrazioni sul nulla con cui ho infestato il blog negli ultimi mesi.
Yuri pensa forse che nel giocattolo ci sia una qualche anima?
Io penso forse che dentro Yuri ci sia una qualche anima?
Voi pensate forse che dentro di me ci sia una qualche anima?
E dentro di voi, invece, com’è la situazione?
Rileggere, che passione
Voglio rileggere alcuni dei libri che più mi son piaciuti negli ultimi anni. Sono almeno tre le opere che ho bisogno (ora) di riprendere in mano e che prometto di riaffrontare.
Quindi (rullo di trombe), giuro pubblicamente che riuscirò a rileggere, entro la fine dell’anno:
- Tutti a Zanzibar, di John Brunner. Perché l’ho letto in vacanza, una vacanza parecchio movimentata, e mi rendo conto di non averlo capito tutto. Libro geniale, stratificato e denso di roba.
- Le tre stimmate di Palmer Eldritch, di Philip K. Dick. Perché è meraviglioso. E perché voglio capire se ne sono uscito o meno.
- Conoscerete la nostra velocità, di Dave Eggers. Libro on the road, divertente e speciale che sa trasmettere – come pochi altri – la voglia di viaggiare. E l’amore per l’Africa. Lui è uno dei più grandi scrittori contemporanei, e se lo dice anche Neil Peart (issue 14)… be’, insomma, buona lettura a me. E a tutti.
A fine anno vedremo se sarò stato di parola.
E questo ora chi diavolo è?
Ritorno da Berlino (Part II: Hot Picz)
Una selezione random di foto scattate, spesso male, a Berlino. Uploadarle tutte, naturalmente, mi faceva fatica.











Qualità
http://some1elsenotme.wordpress.com/2010/11/22/so-much-… So much style without substance So much stuff without style It’s hard to recognize the real thing It comes along once in a while Like a rare and precious metal Beneath a ton of rock It … (continua)
http://some1elsenotme.wordpress.com/2010/11/22/so-much-…
So much style without substance
So much stuff without style
It’s hard to recognize the real thing
It comes along once in a while
Like a rare and precious metal
Beneath a ton of rock
It takes some time and trouble
To separate from the stock
You sometimes have to listen to
A lot of useless talk
Shapes and forms
Against the norms
Against the run of the mill
Swimming against the stream
Life in two dimensions
Is a mass production scheme
(Rush, ‘Grand designs’)
Ti è stato d’aiuto?