Some1elsenotme

Ever noticed that people who believe in Creationism look really unevolved?

Archive for the ‘stupidità umana’ Category

Elezioni americane – i candidati repubblicani

con 4 commenti

Newt Gringrich: “Costruiremo basi permanenti sulla Luna”. Per farci cosa, di grazia? (e lo dice uno che di certo non disdegna l’esplorazione spaziale).

Rick Santorum: “Non credo alla separazione assoluta tra Stato e Chiesa”. Ciccio, siamo nel 2012. Che vai blaterando?

Mitt Romney, miliardario mormone passato alla storia (per ora) per aver – a quanto pare – legato il proprio cane sul tetto dell’auto durante un viaggio verso il Canada. Tutto ciò per distinguersi dall’attuale presidente che – orrore! – di solito lo fa viaggare in limousine.

Ron Paul, va be’, Ron Paul: “I miss the closet. Homosexuals, not to speak of the rest of society, were far better off when social pressure forced them to hide their activities. They could also not be as promiscuous. Is it any wonder the AIDS epidemic started after they ‘came out of the closet,’ and started hyper-promiscuous sodomy?”. Non la traduco per timore di sciuparla – e per pigrizia, naturalmente.

Vista tale prestigiosa collezione di cerebri, prevedo (da distanza siderale e fregandomene il giusto) che – nonostante tutto – non sarà difficile per Obama fare il bis. Da un certo punto di vista, per non avere un diamine di fondamentalista con le mani sul Pulsante (“Tell me when, Lord, tell me when”), me lo auguro. Sarà solo un pregiudizio, eh, ma preferisco evitare. Non si sa mai.

Scritto da Gianluca Bartalucci

29 febbraio 2012 alle 13:23

Un po’ se la solo cercata, parte 4949924esima

con 8 commenti

“Che è successo a Firenze?!”

“Un gran casino. Un uomo ha sparato a due persone, uccidendole, e ne ha ferita una terza.”

“Dio bono. Oh com’è successo?

“Pare sia andato al mercato in piazza Dalmazia e poi a San Lorenzo e abbia ucciso due ambulanti senegalesi.”

“Ah, ok, senegalesi…”

“Sì.”

“Sarà stato un razzista.”

“Eh, pare. Un estremista di destra.”

“Il razzismo è una brutta cosa. Io non sono razzista ma, certo, se loro (gli extracomunitari, ndG) facessero un po’ meno come gli pare qui a casa nostra…”

“(…) E che cazzo c’entra, questo?”

 

(no, non mi sono inventato nulla)

Scritto da Gianluca Bartalucci

13 dicembre 2011 alle 20:55

La Natura si riprende ciò che è suo?

con 7 commenti

Ancora?

Sì, ancora. I recenti tragici fatti – le alluvioni in Liguria e Toscana in special modo – hanno spinto, di nuovo, molti soggetti a chiedersi se tutto questo dramma e se tutto questo dolore siano una sorta di punizione che Dio ha deciso di elargirci a causa dei nostri peccati, delle nostre bestemmie, dei nostri pensieri impuri. Tanto per dire, in questi giorni un mio vecchio post sull’argomento ha avuto decine e decine di visite. La gente è impaurita, spaesata, alla ricerca di risposte alt(r)e. Ma in fondo è sempre la trita e ritrita questione: nel mondo c’è il male perché noi siamo cattivi, perché noi ce lo meritiamo?

Come spero d’aver spiegato nel suddetto post, la risposta è – ovviamente – NO. No, no e no.

A tal proposito, puntuale, ecco arrivare Pontifex:

Questi avvenimenti sembrano davvero un castigo e il segno che la misura è colma.

Segnali del genere ci invitano a cambiare passo e rotta, ad avere un diverso approccio con la natura.

[...]

Una curiosità.

Di quale città è il comico Crozza che aveva scherzato con i santi e la Madonna? Di Genova, naturalmente.

Molto semplicemente, idiozia allo stato puro.

Scritto da Gianluca Bartalucci

7 novembre 2011 alle 14:30

11 settembre 2001 – le canzoni

con 4 commenti

No, niente post retorici. Non troppo. So benissimo che l’orrendo attentato di 10 anni alle Torri Gemelle, rispetto a tanti altri episodi simili avvenuti nel corso della storia (come questo), ha avuto solo la “fortuna” di essere accaduto davanti all’occhio di centinaia di telecamere. E’ ciò che dicono già in tanti ed è quasi superfluo da parte mia ricordarlo, ma le cose stanno davvero così. E McLuhan aveva tremendamente ragione. Per milioni di altri morti – morti con la testa fracassata in guerre negli angoli più bui del pianeta, morti da innocenti in carceri militari, morti danzando su qualche mina antiuomo – non esistono commemorazioni né dvd con filmati multiangle. Né volti straziati dal dolore in tv.

So tutto questo. D’altra parte, come direbbe Vonnegut, così va la vita. E neanche la morte, aggiungo io, fa eccezione. Quando, l’11 settembre 2001, tramite il caro vecchio ICQ (dio se odiavo i suoi patetici suoni), lui mi informò di quel che era successo qualche minuto prima, be’, non potei non rimanerne colpito. E terrorizzato. Naturale, credo. L’attacco alle Torri fu il fatto ansiogeno per eccellenza, se mai ce n’è stato uno.

In questi giorni stavo pensando che quell’evento – e le guerre che ne sono seguite – ha influito sul lavoro di diversi dei musicisti che seguo. Ad un certo punto è sembrato fosse impossibile non parlarne e non schierarsi, non chiedersi perché si fosse arrivati a tanto.

Le prime canzoni che mi vengono in mente:

Serj Tankian – Empty Walls (video potentissimo)

Queensryche – Blood

Queensryche – Open

Queensryche – The Great Divide

Tori Amos – I can’t see New York

Bruce Springsteen – The rising

System of a Down – Solder Side

System of a Down – Sad Statue

Dredg – Pariah

Dredg – Information

(e naturalmente ce ne sono decine di altre – quando e se me le ricordo, le incollo qui)

Scritto da Gianluca Bartalucci

11 settembre 2011 alle 10:09

Il baco e la formica

con 24 commenti

Oh, delusions
Are meant to justify, justify the things you do
Oh, delusions
Never really qualified, qualified as an excuse

                Dredg, Pariah

L’orrenda strage norvegese compiuta, così dicono i giornali, da un “fondamentalista cristiano” (o quel che è), con i tutti i suoi risvolti, mi fa venire in mente diverse cose. Di alcune di esse son sempre stato fermamente convinto, anche perché mi paiono tutto sommato abbastanza ovvie: per esempio che (almeno) ai comuni cittadini dovrebbe essere limitato il più possibile l’accesso alle armi da fuoco. Mesi fa presi una discussione con un conoscente il quale, di fronte a questa mia convinzione, ribatteva che secondo lui se uno vuole uccidere qualcun altro può farlo anche con un coltello. Quindi, sempre secondo lui, impedire che la gente giri per strada con una pistola o un fucile non risolve nessun tipo di problema. Purtroppo stragi come quella di Utoya – o come altre avvenute in passato soprattutto negli Stati Uniti – dimostrano chiaramente il contrario. La possibilità di uccidere a distanza, propria delle armi da fuoco, è ovviamente decisiva sul numero di morti che un singolo può causare in breve tempo. Leggo proprio adesso che il folle norvegese fosse in possesso di armi regolarmente registrate.

Questa vicenda mi ha fatto inoltre ripensare ad alcune pagine scritte da Dawkins, in special modo quelle in cui racconta la storia di alcuni fondamentalisti cristiani che uccisero un dottore in quanto colpevole di aver effettuato aborti. Dietro a gesti simili – in cui si ammazza per un’idea – c’è sicuramente una buona dose di follia (qualunque cosa voglia la parola voglia dire), ma il fatto che la strage avvenuta in Norvegia fosse stata pianificata con largo anticipo non può non far concludere che sia stata causata anche e soprattutto da motivazioni profonde di matrice ideologica.

Le ideologie sono per i cervelli semplici quanto di più comodo essi possano trovare in circolazione: spiegano tutto, hanno risposte pronte, propongono modelli internamente coerenti e hanno obiettivi dipinti con i più affascinanti e falsi dei colori. Purtroppo le ideologie (comunismo, fascismo, razzismo, marxismo, complottismo e religioni organizzate varie) sono stupide proprio perché forniscono un modello della realtà che non è congruente con quello che è il mondo là fuori al giorno d’oggi. Talvolta tale discrepanza può essere vissuta in maniera dolorosa. Il rendersi conto della distanza tra l’ideologia e la vera realtà – due concetti che non finiranno mai per coincidere – può nelle menti più deboli suscitare infatti una frustrazione tale da spingere ai gesti più estremi e pericolosi. Le folli azioni nascono nel momento in cui il soggetto si rende conto che per la realizzazione dell’utopia (si noti l’ossimoro), il Dio onnipotente, tutto è tranquillamente sacrificabile. Compresi gli altri individui. Compreso te stesso.

La vita – l’unica cosa di cui si è davvero certi – non conta nulla. C’è un qualche paradiso da conquistare. O degli altissimi ideali da perseguire. Costi quel che costi.

(e qui non posso non ricordare The pariah, the parrot, the delusion dei Dredg: to sacrifice oneself never made sense to me/ Cause life is really the only and last gift we’ve all received/ Some will waste it in the name of something you can’t see/ Continually defeat the purpose of that something creating).

Altra cosa a cui questo fatto di cronaca mi ha fatto pensare, quest’esemplare lezione di Dennett:

(se ne parla anche in questo articolo)

Omeopatia, omeopatia, per piccina che tu sia, tu sei sempre una fesseria

con 2 commenti

Homeopathy. There’s nothing in it.

Leggo su Oggi Scienza:

Sabato e domenica si svolgerà in tutto il mondo l’evento 10:23. [...] 10:23 si riferisce al numero di Avogadro, 1023, cioè il numero di atomi contenuti in una mole, l’unità usata in chimica per misurare la quantità di sostanza (l’unità è equivalente per convenzione al numero di atomi contenuti in 12 grammi di carbonio-12). La campagna “10:23” con questo riferimento vuole rimandare alle diluizioni praticate in omeopatia (spesso però maggiori a una parte di principio curativo su 1023 parti di acqua), di cui abbiamo già parlato e di cui parleremo nuovamente, diluizioni talmente diluite, appunto, da far sì che James Randi, scettico di fama planetaria, paragonasse ironicamente l’uso di un farmaco omeopatico per il mal di testa, a “buttare due aspirine dentro il lago Tahoe, mescolare bene con un bastone, aspettare una paio d’anni perché si dissolva bene e poi prendere un sorsino di quell’acqua

Oggi Scienza e Queryonline ne approfittano per fare informazione, proponendo diversi articoli legati al tema. Segnalo Omeopatia: facciamo il punto, Omeopatia: le basi, Caramelle, Si chiudono i rubinetti per l’omeopatia inglese, I trial clinici, Il disastro del rapporto Donner e Omeopatia: funziona? I risultati delle metanalisi.

Scritto da Gianluca Bartalucci

7 febbraio 2011 alle 11:39

Una notte davvero paranormale

con un commento

Sì, una notte paranormale. E’ quella che ho vissuto un paio di giorni fa quando, alticcio dopo serata con amici, son tornato a casa e ho acceso la tv. Vagando a caso alla ricerca di qualcosa che mi conciliasse il sonno, mi sono imbattuto in una trasmissione di un canale regionale. Una sorta di talk show toscano dal titolo ‘Cosa c’è dopo la morte?‘. O qualcosa di simile.

E’ stata un’esperienza surreale (e no, non per colpa dell’alcool). Prima c’è un teologo che spiega, in un italiano forbito, come la nostra anima sia una sorta di cipolla, con uno strato di essa che rimane attaccato al corpo senza vita del defunto anche decine e decine di anni dopo la morte (e, mi chiedo, passa il tempo facendo cruciverba?). Poi c’è un esponente del Cerchio Firenze 77 che, anch’egli con grande proprietà di linguaggio, ci racconta la straordinaria vita del medium fiorentino Roberto Secchi, capace di materializzare dal nulla ogni tipo di oggetti (tranne, ovviamente, schedine vincenti, modelle brasiliane o tonnellate di quattrini). Poi, ancora, c’è un’antropologa, che annuisce, annuisce, e ricorda come un’esperienza paranormale da lei provocata abbia in pratica salvato un ragazzo dal coma (poi ha specificato che non le piace vantarsi delle proprie gesta). Il pubblico applaude, il presentatore ironizza sui tentativi scientifici di dimostrare la falsità di tali affermazioni. E’ il tripudio della seduta spiritica, degli stati di trance, delle essenze vitali e degli spiriti. Sorrisi compiaciuti in sala. Pacche sulle spalle. Gente che racconta d’aver parlato col nonno morto da anni. Gente che ci ricorda che il modo di pensare alla morte degli antichi egizi era tutto sommato quello giusto. E così via.

Guardavo la trasmissione solo aspettando l’intervento di qualcuno, di uno dei tanti ospiti, di un membro del pubblico sufficientemente scettico. Tifavo perché qualcuno intervenisse. Ma nulla. Nessuno che abbia alzato la mano per dire: “Ehi, ma cosa stiamo dicendo?”. Niente. Nessun tipo di contraddittorio.

Chi avrà visto la trasmissione senza essere in possesso dei necessari anticorpi avrà finito per pensare che sì, forse ciò che questi esperti stavano raccontando non era poi così sbagliato.

Un sentito applauso agli ideatori del programma: l’avvento della prossima Vanna Marchi sarà anche colpa vostra.

Scritto da Gianluca Bartalucci

3 gennaio 2011 alle 13:43

Cialtroni alla riscossa (e alla riscossione)

con 3 commenti

In un episodio di The Big Bang Theory il fenomenale Sheldon Cooper litiga con i suoi amici, abbandona l’appartamento californiano dove convive con Leonard Hofstadter e torna alla propria casa originaria, dalla mamma (fervente religiosa). In Texas. Quando gli stessi amici lo vanno a trovare per farlo rinsavire, lui risponde stizzito. Non tornerà più a Pasadena. Rimarrà – lo dice con una certa malinconia – in Texas. “A insegnare l’evoluzionismo ai creazionisti”.

Niente. E’ che m’è venuta a mente questa battuta quando ho letto questo:

Se non fosse a Milano… giuro che ci farei una capatina.

Scritto da Gianluca Bartalucci

20 ottobre 2010 alle 10:34

In difesa di Richard Dawkins

con 6 commenti

Una delle tattiche più sleali che si possano utilizzare all’interno di una discussione su di un particolare tema è quella di trasformare in caricatura l’opinione dell’altro. Il metodo è semplicissimo ed efficace. Se non ho mezzi intellettuali e conoscenze per dimostrare che il mio interlocutore si sta sbagliando, allora lo derido, ne trasfiguro le parole, lo rendo ridicolo o, ancora peggio, gli metto in bocca parole che mai egli ha davvero pronunciato. In modo tale che, facendo diventare improponobile il pensiero forte altrui, il mio, oggettivamente più debole, possa avere la meglio in tutta facilità.

Negli ultimi anni ho letto, e talvolta riletto, diversi libri di Richard Dawkins (L’illusione di Dio, L’arcobaleno della vita, L’orologiaio cieco, Il gene egoista etc etc, e mi sto apprestando a cominciare il suo ultimo The Greatest Show on Earth) e visto alcuni dei documentari che lo stesso biologo evoluzionista ha preparato per la televisione (consigliatissimo, tra i tanti, è quello realizzato sulle considerazioni di The blind watchmaker). Grazie a queste letture sono riuscito a farmi un’idea del pensiero dello scienziato su tutta una serie di aspetti, che vanno dai più tecnici dettagli dell’evoluzione alle riflessioni sulla metafisica. Le sue argomentazioni mi sono spesso parse molto convincenti.

Ma siccome so che Dawkins non è Dio, immagino che pure lui abbia potuto dire le sue fesserie o imprecisioni. E’ anche per questo motivo che mi son messo a leggere saggi, testi, newsgroup, blog o a sentire podcast in cui si tentava di confutare le teorie dello scienziato inglese. L’ho fatto per mettere alla prova, parallelamente, anche le mie convinzioni.

Quel che ho appreso – ma ciò non dovrebbe stupirmi così tanto – è che i più acerrimi nemici di Dawkins usano per contrastarlo proprio la strategia cui accennavo poc’anzi. E cioé: 1) esagerare e ridicolizzare le sue idee 2) mettergli in bocca teorie balzane o “moralmente inaccettabili”.

Gran parte delle critiche che leggo in giro mi portano a pensare che questi interlocutori o non abbiamo letto niente di lui o, peggio, siano in totale malafede. In certi attacchi personali la disonestà intellettuale è addirittura palese. Giocando sul fatto che lettori e ascoltatori di rado hanno la voglia o il tempo di andare a controllare le fonti primarie, questi avventurosi critici tendono a manipolare il pensiero dawkinsiano in modo tale da renderlo facilmente confutabile e, direi, denigrabile. Una buona quantità delle opinioni negative nei confronti dell’operato di Dawkins che si leggono in Rete dà una versione distorta delle idee del noto divulgatore.

Siccome sono stufo di leggere simili attacchi gratuiti, imprecisi e scorretti, provo a riportare qui ciò che Dawkins ha effettivamente detto sulle questioni “calde” emerse nel dibattito internazionale venutosi a creare dopo il successo dei suoi libri. Per dare, nient’altro che questo, il mio piccolo contributo al trionfo della verità.

Il gene egoista

Dawkins ha scritto negli anni ’70 un libro che si intitola Il gene egoista, forse il suo più grande contributo alla ricerche sull’evoluzione. Si tratta di un’opera con argomentazioni molto forti, che ha scatenato molte polemiche. Tuttavia fa molto ridere il fatto che la si critichi a priori – talvolta senza averla neanche sfogliata – probabilmente a partire già dal titolo, colpevole di veicolare eccessivo pessimismo tramite il suo inopportuno termine ‘egoista’. Ho letto e sentito di attacchi furibondi alla immaginaria constatazione di Dawkins secondo la quale noi “siamo e dobbiamo essere tutti egoisti, perché così va la vita”.  O qualcosa del genere. L’origine di questa sciocca indignazione è semplice:  troppa gente non ha letto il libro e non ha la minima idea di cosa Dawkins volesse dire. Questa pigra popolazione afferra l’aggettivo negativo ‘egoista’ del titolo e arbitrariamente gli regala un’accezione diversa, più ampia, infilandoci dentro il significato che più gli fa comodo per dimostrare che Dawkins è un cattivone. Bene, signori, sia chiaro una volta per tutte: “gene egoista” non c’entra una mazza con “persona che deve comportarsi in maniera egoista”. Punto. Riflettendoci un attimo ancora, uno potrebbe concludere che questa sia una critica davvero troppo stupida per essere stata formulata davvero. E invece, sorpresa, non è così. E’ più diffusa di quanto si pensi (forse Dawkins avrebbe dovuto intitolare il lavoro Il gene (ma non la persona! non tu che mi stai leggendo!) egoista, per cercare di venire incontro ai pigri di spirito).

Ribadisco: sostenere che Dawkins consideri la ‘legge dell’egoismo’ un principio chiave per la società umana, col fine di mettergli contro ascoltatori e lettori, è una mossa sleale. Dal momento che è proprio Dawkins a puntualizzare, all’inizio de Il gene egoista, quanto segue:

Io non intendo sostenere una moralità basata sull’evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci. Sottolineo questo punto, perché so che esiste il pericolo di essere frainteso da quella gente, troppo numerosa, che non sa distinguere tra una dichiarazione di fede nella verità dei fatti e un’affermazione che così i fatti dovrebbero essere. La mia opinione personale è che una società umana basata soltanto sulla legge del gene, una legge di spietato egoismo universale, sarebbe una società molto brutta in cui vivere. [...] Bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti. Bisogna cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun’altra specie ha mai aspirato. [...] I nostri geni possono istruirci ad essere egoisti, ma non siamo obbligatoriamente spinti a obbedire loro per tutta la vita. (Il gene egoista, Oscar Saggi Mondadori, pagina 5)

Root of all evil

Qualche anno addietro Dawkins ha realizzato un documentario per la tv inglese che si intitola Root of all evil? (La radice di tutto il male?). Il lavoro ha l’intenzione di demolire il concetto di religione e di spiegare perché il misticismo può avere effetti negativi sulla società. Non tutti sanno che il titolo non è stato scelto da Dawkins, ma da Channel 4 stessa, con l’intento di dare al documentario un impatto ancora maggiore. Da parte sua, infatti, lo scienziato non ha mai pensato che la religione sia l’origine di tutti i mali. Anche se ai suoi critici, inutile specificare perché, fa comodo raccontare tale versione estremista.

A conferma di ciò che dico, cito questa pagina tra tutte quelle che si trovano in Rete:

The title, Root of All Evil? is something of a compromise. The TV company chose the title Root of All Evil (without the question mark). Richard Dawkins fought against this title, he argued that “nothing is the root of all of anything”. Thus, Dawkins proposed a more parsimonious title, something along the lines of his new book, which is based on around the same ideas as the series: The God Delusion. The producers were adamant however, but Dawkins did received a small compromise in his favor…. They allowed him to add a question mark on the end of the title.

Darwinismo sociale

Il darwinismo sociale è una pessima teoria, a forti tinte razziste, la quale sostiene che concetti come selezione naturale e lotta per la sopravvivenza possano essere applicati anche ai contesti sociali di natura umana. Ovviamente Dawkins è stato ed è a più riprese accusato di esserne un fautore, un razzista, un nazista, una persona moralmente odiosa. I motivi di tanto astio sono scontati: trasformare lo scienziato il prima possibile nell’uomo cattivo. Purtroppo per i suoi accusatori Dawkins ha precisato che

Per quanto io sostenga il darwinismo come scienziato, sono un appassionato antidarwiniano quando si arriva alla politica e su come dovremmo condurre le nostre vicende umane (R. Dawkins, A Devil’s Chaplain, Weidenfeld e Nicolson, Londra 2003, pp.10-11)

Qui Dawkins non fa che ribadire ciò che aveva asserito nelle prime pagine del Gene egoista. Noi abbiamo la possibilità, unica specie, di ribellarci ai nostri geni. E dobbiamo farlo (proprio perché, se vogliamo, la genetica come scienza ci dimostra che le differenze tra gruppi umani sono risibili). Il suo punto di vista sull’argomento del darwinismo sociale si palesa anche in questa nota presente nel suo ultimo libro, The Greatest Show on Earth.

Dimostrazione dell’inesistenza di Dio

“Come può Dawkins affermare di aver dimostrato l’inesistenza di Dio?”. Anche questa è una critica assai diffusa, scagliata in questo caso contro il suo L’illusione di Dio. Ed è una critica, lo si capisce fin da subito, totalmente surreale. Dawkins non ha mai detto di aver dimostrato che Dio non esiste, ci mancherebbe. Sarebbe questa una presa di posizione arrogante e antiscientifica. Per capire invece le basi del suo ragionamento, di tipo probabilistico, basta LEGGERE il capitolo Perché è quasi certo che Dio non esiste che fa parte dell’Illusione di Dio (nel mio piccolo ho provato a parlarne qui).

E’ bello il mondo che descrive Dawkins?

Questa è una classica critica, che confonde ciò che è con ciò che vorrei che fosse. Penso che tutto nasca dalla descrizione che Dawkins ha fatto delle macchine per la sopravvivenza (cioé tutti gli organismi, compresi noi esseri umani: schiavi dei geni, meri mezzi che i geni utilizzano allo scopo di replicarsi). Lo scienziato forse non ribadirà mai abbastanza che come persone abbiamo il potere (la coscienza, la cultura) di staccarci dal dominio genico e fare un po’ quel che più ci piace. Eppure il solo pensiero di essere uno strumento teoricamente nelle mani del nostro cieco Dna continua a tormentare i sonni di chi, chissà, si augura che l’origine dell’uomo stia in qualcosa di più speciale o dignitoso. Be’, ragazzi, prendetene atto: le cose stanno così. Non potete proporre serie alternative solo perché vi paiono più gradevoli. Dovete portare argomentazioni plausibili. O rassegnarvi ad essere i parenti più vispi di vermi, meduse e girasoli.

Ultradarwinismo e gradualismo spinto

Qui si entra nel tecnico. Non ho i mezzi per dire se le accuse che vengono rivolte a Dawkins di sopravvalutare l’effetto della selezione naturale e di avere un’idea troppo marcata della gradualità dell’evoluzione siano lecite o meno. La mia impressione – per quel che vale – è che siano quantomeno esagerate, dal momento che Dawkins parla più volte di variazioni neutre (mutazioni geniche casuali che non danneggiano né migliorano la capacità di sopravvivenza di un organismo) e cerca di allontanarsi a più riprese dal gradualismo ingenuo di cui viene accusato. Ma sottolineo che rimangono le sensazioni di un profano e, almeno in questo caso, la chiudo qui il più velocemente possibile.

Scritto da Gianluca Bartalucci

4 ottobre 2010 alle 15:42

Stupidità e pregiudizio

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(rivista fascista)

Se la miseria dei nostri poveri non fosse causata dalle leggi della natura,

ma dalle nostre istituzioni, la nostra colpa sarebbe grande.

C. Darwin

Non mi stancherò mai di ripetere quanto siano stupide, antipatiche e – soprattutto – scientificamente assurde e vacue, nonché influenzate dalla cultura predominante, le tesi del biotedeterminismo (1), che cerca di trovare esclusivamente nei geni la spiegazione delle differenze sociali che osserviamo nel mondo. Come il caro S. J. Gould aveva previsto nel suo illuminante e serissimo The mismeasure of man (Intelligenza e pregiudizio: qui il mio commento al libro), il virus del “razzismo su basi scientifiche” si sarebbe ripresentato a ondate cicliche: lo scopo del suo accurato lavoro era quello di rappresentare una sorta di “vaccino” (cito Gould) contro ogni futura manifestazione virulenta inoculata nella nostra società dai biodeterministi, o da politici che usano la comoda arma per biodeterminismo per raggiungere con più facilità i propri scopi. In previsione di ritorni di fiamma come questo (il centro-destra tedesco chiede un test d’intelligenza per gli immigrati) Gould ci ha lasciato un libro misurato, attento, anche difficile, che non concede niente alle speculazioni ma che si basa esclusivamente su numeri, analisi statistiche e critiche incontrovertibili ai metodi di misurazione dell’intelligenza. Di fronte all’arrivo di nuove ondate di stupidità, nel mio piccolo mi sento in dovere di riparlarne e di citarlo nuovamente. Solo per ricordare che queste fesserie non hanno più valore scientifico di una superstizione o di un’apparizione mariana.

Visto che ci sono, (ri)faccio una breve lista dei libri che ho letto negli ultimi anni e che mi hanno aiutato a comprendere quanto le diversità tra gruppi siano solo errate costruzioni a posteriori. Conoscere la storia genetica dell’umanità, la diffusione delle idee e il suo inserirsi in un meccanismo evolutivo fa capire quanto sia poco sensato dare così tanta importanza, come fanno diversi ignoranti accecati da idioti slogan politici, alle differenze tra gruppi (etnie, sessi, nazionalità, pigmentazioni cutanee etc). Qua dentro ho parlato a più riprese di questi libri. Alcuni di essi sono:

Stephen J. Gould – Intelligenza e pregiudizio

Stephen J. Gould – Il sorriso del fenicottero (in cui c’è questo)

Luca e Francesco Cavalli Sforza – Chi siamo

Desmond Morris – La scimmia nuda

Jared Diamond – Armi, acciaio e malattie

Richard Dawkins – L’orologiaio cieco

Giuseppe Mantovani – L’elefante invisibile

——–

(1) Non vorrei che il biodeterminismo invocato dai razzisti venisse confuso col determinismo “a basso livello” di cui ho parlato nei post precedenti, determinismo (tralasciamo per un momento la folle anomalia del comportamento delle particelle elementari) che possiamo tranquillamente trascurare al nostro livello di percezione e che non fa, comunque, alcuna distinzione tra gruppi. Insomma, non c’entra assolutamente nulla, è altra cosa. Anche perché prevede un ruolo decisivo per le interazioni con l’ambiente, cosa che la teoria razzista ama naturalmente trascurare.

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