In my best behavior, I am really just like him. Look beneath the floor boards for the secrets I have hid.

Non conosco granché Sufjan Stevens. So che è un giovane musicista, forse polistrumentista, americano. So che è molto prolifico e assai duttile, capace di passare con una certa disinvoltura, per esempio, dall’elettronica al folk. So che è molto ben considerato. L’ho sempre associato, come personalità e non come musicista in sé, al primo Devin Townsend.

Di Stevens so anche che, tra i suoi progetti, c’è quello di realizzare un album per ogni stato USA (!). Bene. Ho il suo lavoro dedicato all’Illinoise e l’ho sempre trovato piuttosto interessante: da minuscoli gioielli di intimismo, acustici e semplici, si passa a grandiose composizioni trainate dal brio dei fiati e dei cori pseudo-gospel. Non tutto è perfetto, intendiamoci, eppure ci son cose davvero meritevoli.

In “Illinoise” c’è un brano che mha sempre affascinato, “John Wayne Gacy, jr.” (http://www.youtube.com/watch?v=otx49Ko3fxw). Un momento acustico, tra Bob Dylan, Nick Drake e qualcos’altro che adesso mi sfugge, arrangiato con gusto e, soprattutto, capace di entrare sottopelle. Decisivo come le ballate dei Motorpsycho più pop di “Let them eat cake” e “Phanerothyme”, tanto per capirsi. Non ho mai fatto troppo caso al suo signicato specifico. Al titolo ho rubato le – scontate – suggestioni filmiche, mentre al testo non mi sono mai interessato veramente. Galleggiava tranquillo nel mare delle infinite possibilità. Ho sempre intuito l’iniziale e drastico “His father was a drinker and his mother cried in bed” ma poi, ogni volta, l’ho puntualmente abbandonato lì. Ognuno per la sua strada, per carità di Dio.

I versi iniziali servivano solo come trampolino di lancio, breve e utile aggancio referenziale. Usavo la canzone per i miei sordidi scopi, nient’altro che questo. La piegavo ai miei voleri. La riempivo di miei significati, lasciavo che la musica, con l’aiuto delle connotazioni disseminate dalle immagini del padre ubriacone e della madre piangente, portasse lì proprio dove desideravo, per l’apoteosi dell’approccio reader-oriented: anni ’50, bianco e nero, una casa dai muri scrostati, dolori tipici, urla, pianti, bicchieri che si rompono, bambini sotto il tavolo, drammi circoscritti. Un triste e comune quadretto familiare.

Qualche giorno fa, non ricordo neanche come, ho scoperto di cosa parla davvero la canzone.

M’ha spiazzato, non c’è che dire. Imprevisto cambio di prospettiva. L’autore s’è ripreso i suoi spazi, s’è riappropriato del pezzo, cancellando in un colpo solo tutte le derive interpretative. I miei significati hanno meno importanza, ora. Il piccolo quadretto familiare è stato spazzato via dal mondo, dalla cronaca, dal sangue vero.

Non sapevo, mea culpa, chi fosse John Wayne Gacy, jr. Ora lo so. E un tipetto nato nell’Illinoise:

http://it.wikipedia.org/wiki/John_Wayne_Gacy

http://en.wikipedia.org/wiki/John_Wayne_Gacy

John Wayne Gacy (March 17, 1942May 10, 1994) also known as The Killer Clown, was an American serial killer.

He was convicted and later executed for the rape and murder of 33 boys and young men between 1972 and his arrest in 1978, 27 of whom he buried in a crawl space under the floor of his house, while others were found in nearby rivers. He became notorious as the “Killer Clown” because of the many block parties he threw for his friends and neighbours, entertaining children in a clown suit and makeup, under the name of “Pogo the Clown.” He was also in the Guinness Book of World Records for the longest sentence imposed on a mass murderer; he was given 21 consecutive life sentences and 12 death sentences.

Beh, son cose che ti fanno sobbalzare dalla poltrona (in pelle umana, s’intende).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...