Siamo cresciuti giocando sui prati dellInghilterra.

Leggendo qua e là tra le varie playlist di fine anno, ho finito per scoprire gli Epic45. Li sto ascoltando da diversi giorni – lettore mp3, pc, auto, hi-fi in camera – e, insomma, li trovo notevoli. Il loro ultimo lavoro, “May your heart be the map”, è un riuscito mix di atmosfere ambient, dalle quali di solito mi tengo piuttosto lontano, elettronica, sampling e scintillii acustici. Pace e minaccia, tutto assieme nella stessa pentola. Un’opera molto convincente.
Così come mi era accaduto con certe cose di Fennesz (la magnifica “Rivers of sand, per esempio”), non posso fare a meno di trovare collegamenti tra queste atmosfere e le colonne sonore di alcuni dei film che più mi sono piaciuti negli ultimi anni. “Babel” è uno di questi. Si tratta di un lavoro arricchito da un tappeto sonoro di estrema classe, davvero suggestivo: sia nei momenti “africani” (il semplice ed efficace ripetersi di brevi passaggi acustici) sia quando ci sono da rappresentare le dissonanze e le contraddizioni della modernità (saliscendi ambient e melodie decostruite), credo che la colonna sonora svolga una funzione piuttosto decisiva. Non se ne può fare a meno, né si può immaginare qualcosa di meglio.
In quel film il culmine, la perfetta fusione tra immagini e musica, si tocca in una delle scene più intense che il cinema mi ha messo davanti agli occhi negli ultimi anni. Sto parlando della parte che, nel centro di Tokio, vede le ragazzine giapponesi incontrare gli amici nel parco, assumere droghe e alcool e poi recarsi – dopo aver attraversato la città in condizioni psichiche notevolmente alterate – in discoteca. Qui il regista, Inarritu, ci regala quella ripresa in soggettiva che, per quanto mi riguarda, fa già parte della storia del Cinema. Violenta quanto mille sparatorie. Bene, questa scena non sarebbe così esaltante, credo, senza una colonna sonora tanto espressiva, capace prima di sottolineare la crescente e sintetica euforia dei ragazzi, la progressiva disconnessione dal reale, per poi significare alla perfezione, nella fase conclusiva, l’angoscia provata dalla giovane protagonista. E una colonna sonora che prima è compagna di giochi, poi crudele rivelatrice di diversità. L’amica che prima ti asseconda e poi ti tradisce.Chi non avesse mai visto questo film, e questa scena, si cerchi uno schermo enorme, alzi il volume al massimo e si goda lo spettacolo. Grandissimo Cinema. Punto.

Annunci

2 pensieri su “Siamo cresciuti giocando sui prati dellInghilterra.

  1. Buone mangiate e bevute (ah, no, non bevi) anche a te. Ah, in questi giorni ho letto “Che diavolo gli aveva…”. Le parti più sobrie mi piacciono molto. Il racconto della tipa sulla spiaggia (“la bella sconosciuta”?) è, stilisticamente, molto edgarallanpoe (unico neo: la marca dello zaino!”). Ho comunque trovato divertenti e ben realizzati anche alcuni racconti in chiaro stile bukowskiano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...