Aggiornamenti

Aggiornamento letture. Le ore libere del periodo natalizio mi hanno spinto verso due obiettivi diversi. Da una parte c’era la voglia di leggere qualche classico, quei libri che sono spunto di amabili e raffinate conversazioni ai tavoli borghesi e che devi necessariamente conoscere se vuoi aspirare alla tua tazzina di tè (Bunuel, can you hear me screaming?). Dall’altra ho sentito il desiderio di buttarmi su qualcosa di più articolato, e difficile. Nuove sfide, insomma.

Classici letti:

O. Wilde – “Il ritratto di Dorian Gray”. Forse l’avevo letto al Liceo, forse. In inglese. Una riduzione, o qualcosa del genere. L’ho (ri?)letto in un paio di giorni, prima di Natale. Sinceramente non lo ricordavo così arguto, né così appassionante. L’ho finito di sera, davanti al camino, con un bicchiere di vino accanto, rapito da quell’impeto di frenesia che sanno suscitare solo le grandi letture. Leggi, ma non ti accorgi che lo stai facendo. Scavalchi le parole.

R.L. Stevenson – “Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde”. La storia è nota. Meno noti mi erano i risvolti psicologici e tutto quel freudiano ante litteram disseminato qua e là.

Saggistica:

R. Zerbetto – “La gestalt”. Pura curiosità, ma anche voglia di sapere qualcosa di più su Fritz Perls, un tipetto che ha bevuto lo stesso brodo lisergico dei vari Huxley e Leary. Ma che, così mi pare, non ha avuto il privilegio di essere considerato altrettanto guru.

D. Hofstadter – “Godel, Escher, Bach. Uneterna ghirlanda brillante”. Non semplice, tuttavia assai affascinante. Tramite una ridondanza creativa (interessanti serie di isomorfismi che favoriscono la comprensione di concetti complessi) l’autore cerca di mettere in piedi una teoria che abbia appigli in vari ambiti della conoscenza e dell’arte umana (musica, pittura, filosofia, scienze cognitive, matematica, semiotica, letteratura etc etc). Credo che ne parlerò in modo più approfondito una volta che l’avrò terminato (cosa che ancora non ho fatto, quindi: è un libro difficile, eh, ma almeno è lungo!).

Erich Fromm – “L’arte di vivere”. Appena iniziato: subisce un po’, per ora, lo strapotere del malloppone cui ho accennato sopra.

Aggiornamento musica. Gli ascolti più intensi li ho dati a:

Bruce Springsteen – “The river”. Lo ascoltavo venti anni fa, più o meno, mentre leggevo il King di “It”, “Il talismano” e “L’ombra dello scorpione” (tant’è che disco e libri ormai hanno un paesaggio comune: se fruisci dell’uno, si insinuano le atmosfere dell’altro). Ripescato in questi giorni, fa ancora ottima figura, lui, la title-track e la sua desolante visione del libero arbitrio. Tutti galleggiano, e anche tu se verrai con me galleggerai.

Epic45 – “May your heart be the map” e Burial – “Untrue”. Sperimentazioni diverse, umori diversi. Il primo è più acustico e magnetico, il secondo più elettronico, manipolato e frammentato. Entrambi ottimi per una passeggiata in città.

S. Tankian – “Elect the dead” (qui il suggestivo video del singolo) e SOAD – “Steal this album!”. Il primo è il buon album solista del cantante dei SOAD. Pezzi organizzati in forma canonica (roba che Burial si rivolterebbe nella tomba, se fosse morto), ritornelli che si cantano anche in absentia, cantato meno aggressivo rispetto a quel che avviene con la band madre. La quale ha fatto un disco, qualche anno fa, che non avevo preso troppo in considerazione. Ho rimediato in questi giorni.

Mastodon – “Bloody Mountain”. A forza di sentirmi dire che è bellissimo, finirò per crederci anche io. “Pendulous skin” è fantastica, e non solo per il titolo.

Avishai Cohen – “At home”. E un jazz che mi piace, sufficientemente melodico, ricco, caldo, frutto di una certa ricerca musicale perché maneggia influenze di diverse parti del mondo.

Aggiornamenti cinema. Troppa roba. Nel mucchio dei film visti c’è sicuramente:

“Syriana” di S. Gaghan. Efficace.

“La promessa dell’assassino” di D. Cronenberg. Buono, anche se a pelle non m’ha preso tantissimo.

“Il pasto nudo” di D. Cronenberg. Non ci ho dormito, quella notte. Ed ho buttato la vecchia macchina da scrivere.

“Idiocracy” di M. Judge. Un po’ commedia – sullo stile de “Il dormiglione” di W. Allen – un po’ film demenziale. A tratti davvero divertente.

“Pi Greco: il teorema del delirio” di Aronofsky. Non m’è piaciuto. Stilisticamente riprende troppo l’ottimo “Requiem for a dream”. La sceneggiatura regge bene nella prima parte, poi va in frantumi. Pure il substrato teorico, per quelle che possono essere le mie conoscenze matematiche, non è proprio solidissimo.

“A proposito di Schmidt” di A. Payne. Credevo meglio. Le scene buone ci sono. La noia, tanta, pure.

“Ghost in the shell II”. Discreto, ma non ha niente a che fare col fondamentale primo capitolo.

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2 pensieri su “Aggiornamenti

  1. ..cavolo ti sei data da fare nelle vacanze di natale! e pensare che io,nel frattempo,ero a stordirmi con TV e panettone!..ah,maledetta l’ignoranza! :) un saluto..

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