Gödel, Escher e Bach. Pensare per Strani Anelli.

“Ogni due o tre decenni un autore ignoto produce un libro di tale profondità, chiarezza, vastità, acume, bellezza e originalità che subito esso viene riconosciuto come un avvenimento di prima importanza […]”. Così sentenzia la quarta di copertina di “Gödel, Escher, Bach. Un’eterna ghirlanda brillante“, il più noto libro di Douglas R.Hofstadter: trovo che tale entusiasmo sia assolutamente condivisibile.

Descrivere in poche righe la forza incontenibile di un libro del genere, così creativo, ambizioso, multidisciplinare e aggrovigliato, è un’impresa impossibile, per cui neanche ci provo. Ciò che posso fare, più umilmente, è introdurne in modo isolato e sbrigativo alcuni aspetti, sperando di invogliare qualcun altro a mettersi alla prova con quest’opera spettacolare.

Estenuante rapporto fisico. Ci ho messo più di un mese per finirlo. Per me è tantissimo. Dopo l’iniziale euforia, che mi ha permesso di sbriciolare le prime due o trecento pagine nel giro di una settimana, ho attraversato una forse prevedibile fase di scoramento verso metà libro, in corrispondenza delle più lunghe e complicate derivazioni formali, per raggiungere nuovi vertici di esaltazione nella parte finale del lavoro, laddove si tirano le somme e si ipotizza un futuro – che sembra così logico, affascinante e plausibile! – per l’Intelligenza Artificiale Forte.

Difficoltà. Non è un libro facile. Ma neanche così impossibile come possa sembrare a prima vista (nell’ambito dei lavori di tipo divulgativo, ovviamente). Credo che possedere qualche vaga nozione di matematica, logica, biologia molecolare, filosofia, scienze cognitive e informatica possa aiutare, ma alla fine penso che il fattore più decisivo nell’approccio al lavoro sia la pura e semplice curiosità. Prendiamo il mio caso. All’università ho dato solo un paio di esami di Scienze Cognitive e uno di Informatica (con tanto di esercizi sui sistemi formali), è vero. A ciò aggiungiamo vaghissimi ricordi della matematica e della filosofia liceale. Si tratta, ahimé, di materie studiate anni (e anni, e anni…) fa, le quali al massimo possono aver solo modificato parzialmente la mia forma mentis ma che, ne sono quasi sicuro, non hanno influito più di tanto sull’avvicinamento e sulla comprensione del testo. In tal senso, infatti, da qualche parte sento che sono stati più importanti certi film/libri/anime di fantascienza (“Blade Runner”, Ghost in the shell”  e “Alita sono i primi titoli che mi vengono a mente), per non parlare di certe canzoni che ho ascoltato e riascoltato innumerevoli volte (“Screaming in digital” (ascolta) dei Queensryche e The learning (ascolta) dei Nevermore).

Isomorfismi e ridondanza (sullo stile e sul metodo). Nella fase finale del libro si afferma che una delle caratteristiche principali dell’intelligenza è di essere capace di individuare isomorfismi (trovare cioè caratteristiche comuni – stessa informazione – all’interno di fenomeni apparentemente diversi). Dando per scontata l’intelligenza (umana! umana?) del lettore, Hofstadter scrive un libro sugli isomorfismi sfruttandone la stessa potenza (ed è solo un esempio di come forma e contenuto continuamente si intersechino all’interno delle pagine): egli sa di aver a che fare con concetti spesso molto complessi, perciò cerca di renderli a) gradevoli, scrivendo in modo elegante e semplice, usando robuste dosi di humor e b) assegnando loro, di volta in volta, configurazioni diverse. In questo caso si può dire che egli procede, appunto, per isomorfismi. Comprendere al volo il significato del teorema di incompletezza di Gödel non è cosa da tutti, anzi (io ho avuto non poche difficoltà). Hofstadter sembra intuirlo. Per questo prende il concetto dell’incompletezza intrinseca di sistemi formali sufficientemente potenti, lo isola dal suo contesto originario e lo modella secondo forme differenti e curiose: la forma di un dialogo surreale, la forma di un giradischi (sembra pazzesco e apparentemente incomprensibile, ma quando penso al suddetto teorema sono ormai schiavo di rappresentazioni mentali di giradischi che esplodono!), la forma di un quadro di Escher, la forma di un algoritmo, la forma di una fuga di Bach, la forma di un paradosso filosofico, la forma di una mente umana… Nella sua spiegazione, Hofstadter sfrutta il concetto di ridondanza all’interno di un sistema di comunicazione, evitando il possibile rumore (ciò che impedisce al messaggio di giungere dal mittente al destinatario) attraverso la trasmissione simultanea di più messaggi che, in forma diversa e sempre seducente, contengono più o meno la stessa informazione (Eco ha scritto qualcosa sull’argomento nel suo celeberrimo esempio della diga di montagna). In questo caso, in cui il mittente è l’autore e il destinatario è colui che legge, il rumore potrebbe metaforicamente essere considerato intrinseco alle (poco elastiche) facoltà cognitive e alla (limitata) cultura del lettore. Eventualmente, dico. L’autore cerca di rimuovere i possibili ostacoli alla comprensione in un modo tutto suo, assai creativo e, almeno per me, funzionale. Egli si augura che uno di questi differenti messaggi, almeno uno, scavalchi le eventuali difficoltà e raggiunga il suo obiettivo.

(so bene che la scelta di presentare le stesse informazioni in forma diversa ha anche un altro fine, ben più ambizioso: ipotizzare che la realtà oggettiva sia spesso mossa e ordinata da regole e leggi che possano essere descritte da sistemi formali).

Strani anelli. La potenza di libri come questo sta nel fatto di regalarti un altro sostanzioso punto di vista sul reale. Il concetto di Strano Anello, per esempio, ha finito per intrigarmi tantissimo. Di cosa si tratta? Credo che il disegno di Escher “Mani che disegnano” sia più chiaro di tante parole. Hofstadter individua questa strana idea circolare (dove A lavora su B che a sua volta modifica A) nella musica di Bach (nelle sue modulazioni che si allontanano dalla tonica per poi tornarvi improvvisamente) e naturalmente, nella mente dell’uomo, laddove i pensieri modificano i pensieri che modificano i pensieri che modificano… fino ad un certo punto. Il fatto Strano è che, adesso, io vedo Strani Anelli ovunque: certe caratteristiche delle funzioni di Propp, per esempio, mi pare ci abbiano qualcosa a che fare (l’isomorfismo è forte specialmente con la musica di Bach). Vedo Anelli dappertutto. E dovrei uscirne. Ma se penso di uscirne, allora non ne esco. Perché ci penso. Dovrei smettere di pensare di uscirne. Però, così facendo, penserei a dover smettere di pensare di uscirne. Per far sì che non avvenga, dovrei smettere di pensare a dover smettere di uscirne.

Si capisce che dovrei?

Teorema di Gödel. Stesso discorso fatto per gli Strani Anelli. Anche qui ci troviamo di fronte ad concetto così lineare (perché alla fine è semplice, dopo 800 pagine di libro) ed elegante da essere in grado di segnarti per sempre l’esistenza. Beh, o almeno per un po’. Lo vedrei bene applicato alle relazioni uomo-donna (non so perché penso a Woody Allen e al suo capolavoro “Io e Annie”, film costruito sull’aforisma “non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi membri uno come me”), alla teologia, alla psicologia, alla politica e così via. Di nuovo, abbiamo a che fare con un’idea straordinaria, quella di Gödel, che sembra gioire di delirio di onnipotenza.

Hofstadter. Ho già ordinato, alla cieca, un altro suo libro: “L’io della mente”, scritto assieme ad un altro studioso. Lo leggerò più in là, dopo qualche mese di necessario ritorno alla narrativa. Se mi sconvolgerà anche solo la metà di questo, potrò ritenermi soddisfatto.

Saggistica. “Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante” è, assieme agli assai differenti “L’elefante invisibile” di Giuseppe Mantovani e “Tutto ciò che Socrate direbbe a Woody Allen” di Rivera, uno dei migliori saggi letti negli ultimi anni, tra i migliori in assoluto. Consigliatissimo. Anzi, di più: obbligatorio.

Annunci

2 pensieri su “Gödel, Escher e Bach. Pensare per Strani Anelli.

  1. Il mio ebook (amazon): Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Riprende i ltema della ricorsività, dei giochi di specchi e lo dimostra essere associato alla manifestazione del genio, in svariati campi. Una prosecuzione del lavoro di Hofstadter.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...