Doctor House, I suppose.

Negli ultimi mesi i palinsesti delle televisioni italiane hanno visto la presenza, con crescente insistenza e invadenza, di un gran numero di serial TV. Questi prodotti solitamente americani sono ben realizzati e vengono venduti a prezzi, tutto sommato, accessibili. Alta qualità a costi bassi. Inutile dire che c’è stata una grande corsa per accaparrarsi le prestazioni di “Lost”, “Heroes”, “24” e non so quant’altro, sperando potessero ripetere le gesta dei vari “Visitors”, “Twin Peaks” e, perché no, “Dallas”. Bene. Visto l’interesse che gli spettatori hanno mostrato verso questi prodotti – l’attesa per le nuove serie di “Lost” e “Heroes” rischia di provocare danni psicosomatici ai più -, non si negare che le televisioni c’abbiano visto giusto. Questi serial sono stati un successone. Li guardano tutti, dalle massaie agli ingegneri, dagli adolescenti ai pensionati.In tutto questo tempo, io me ne sono strafregato. Non per snobismo, no. Almeno credo. Semplicemente:

1) guardo poco la televisione (sì, lo so, lo dicono tutti. Ma io lo dico sul serio).
2) l’idea che un serial del genere potesse piacermi mi terrorizzava perché:
2a) non ho voglia di legarmi ad un programma e di diventarne “schiavo”.
2b) non ho voglia di programmarmi la settimana dovendo fare i conti con la nuova puntata di X che devo vedere assolutamente per non perdere il filo del discorso.

(sì, lo so, esiste emule, esistono i videoregistratori, esistono i DVD. Però esiste anche la mia pigrizia, ne ho prove concrete).

Il punto è che negli ultimi giorni ho sbirciato i nuovi canali sul digitale terrestre. Ok, ogni tanto guardo la televisione. E mentre premevo pulsanti a caso alla ricerca di qualche trasmissione sportiva, son finito sopra una puntata di “Doctor House”. Ho cominciato a seguirla, prima con scetticismo, poi con sempre maggior interesse, e da lì non più smesso.
Ho guardato le puntate dei giorni successivi.
Poi ancora.
Ora aspetto con una certa ansia i nuovi episodi.
Sì, insomma.
Sono fottuto anch’io.

Quel che mi piace di “Doctor House” è, in primo luogo, il fatto che le puntate sia autoconclusive. Puoi vedere un episodio ed apprezzarlo anche se non conosci il passato. Puoi smettere di vederlo quando ti pare (sì?), senza aspettare svolte improvvise di sceneggiatura. Ogni puntata ha un sua vita (al contrario di “Lost”, per esempio). Mi piace perché non mi schiavizza. Mi piace perché non mi schiavizza troppo.

E mi piace anche per altri due motivi.

Cinismo. Il cinismo del protagonista, così schietto e figliodiputtana da sfiorare la crudeltà, mi fa terribilmente ridere. Non ci posso fare niente. Quando vedo “Doctor House” rido come un imbecille. Vorrei conoscere quei folli che scrivono i dialoghi, sempre intelligenti, arguti, spesso colti e pieni di citazioni. Pagherei loro una birra.

Logica. Le puntate sono articolate attorno a quelli che sembrano piccoli esercizi di logica. Logica deduttiva, induttiva, ragionamenti sofistici e così via. Ciò contribuisce ancor di più a renderle accattivanti ed interessanti. Sia per comprendere il nero humor di House sia per seguire la logica che porta dalle ipotesi alle conclusioni dei casi, è necessaria un’attenzione sempre vigile e costante. Questi ragionamenti razionali che arricchiscono – e non di poco – le storie del serial mi portano a fare paragoni con i libri di Doyle su Sherlock Holmes. Inoltre mi ricordano l’inizio (e non solo!) de “Il nome della rosa” (lo ricordo vagamente, ad essere sinceri: parlo del caso del cavallo uscito dal monastero. Ricordo solo che Eco ci infila diverse nozioni di semiotica, la scienza dei segni a cui lui ha dato importanti contributi). Infine mi portano a fare curiosi confronti con la storia della semiotica (appunto). Storia, questa, che comincia con i metodi ideati dai medici (appunto) degli antichi greci. I quali, con Ippocrate, furono i primi ad attribuire grande importanza ai segni nell’analisi della malattia, introducendo il metodo dell’interpretazione dei sintomi. Ippocrate mise al centro dell’attenzione l’uomo malato e i suoi disturbi, abbandonando la medicina arcaica che puntava tutto sulla classificazione dettagliata delle malattie, ad ognuna delle quali corrispondeva forzatamente una cura. Fu una svolta, è ovvio dirlo, epocale.

Ho come il sospetto che “Doctor house” strizzi volutamente l’occhio a certe tematiche. La mia idea è che il ragionamento cinico e razionale di House rappresenti una sorta di omaggio ai capostipiti della logica e dell’arte medica. Una esaltazione della razionalità nella medicina. Una continua rievocazione di quel passaggio cruciale. Per questo, suppongo, nei casi che gli vengono sottoposti egli spesso appare più soddisfatto di aver risolto l’enigma (dimostrando così la sua capacità di ragionamento) che di aver salvato un essere umano.

E ci va bene così, per carità.

Annunci

3 pensieri su “Doctor House, I suppose.

  1. Già, anche io mi sono fissata con Dr House da qualche mese.E’ l’unica cosa che guardo in tv. Ed amo quel medico, è così stronzo ed arrogante che mi fa impazzire :)

  2. Grande, hc(t)! :)House e’ un Callahan che fa il medico, e per il resto sono iper d’accordo. Peccato che a volte nella nostra edizione ci sia qualche sforbiciatina o addolcimento, ma si sopravvive.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...