Omaggio a Kurt Vonnegut (da parte di Nick Hornby).

“Una vita da lettore” di Nick Hornby sembra, dopo 100 pagine, ottimo. Lo scrittore registra, mese per mese, tutti i libri che acquista e legge. Poi ne parla, abbozza qualche recensione. Parla delle situazioni in cui li compra e li legge, di come li affronta, di cosa gli portano, del perché li abbandona (quando lo fa), del perché alcuni di essi lo spingono subito a leggere altro, ancora, subito. Più che dei libri, Horby parla dunque dell’atto della lettura, e lo fa senza ipocrisia (“mollate il libro che vi annoia!” è il suo motto principale – neanche così scontato come possa sembrare), scrivendo con intelligenza e con tanta, scintillante, ironia. Coinvolge, oltretutto.

Ieri (verso pagina 47 della mia edizione Guanda), Hornby ha parlato del recentemente defunto Kurt Vonnegut (ancora vivo quando “Una vita da lettore” è stato scritto):

Circa due mesi orsono mi ha colto la deprimente consapevolezza di aver dimenticato praticamente tutto quello che ho letto in vita mia. Però ho reagito: e adesso sono rallegrato dalla certezza che, se ho dimenticato tutto quello che ho letto, be’, posso sempre rileggere alcuni dei miei libri preferiti come se fosse la prima volta. Delle Sirene di Titano ricordavo la battuta folgorante, ma tutto il resto era fresco come una rosa, e il romanzo di Vonnegut, – saggio, amabile, stanco del mondo – era un perfetto complemento del libro di Charlotte Moore: lei aveva fatto da splendida battistrada a una veduta cosmica e assurdamente riduttiva del nostro pianeta. Incomincio a capire che il nostro appetito per i libri è come il nostro appetito per il cibo: il cervello ci avverte quando abbiamo bisogno dell’equivalente letterario dell’insalata, o del cioccolato, o di carne e patate. Ho letto Moneyball perché volevo qualcosa di veloce e leggero dopo la bistecca da mezzo chilo di Senza nome; Le sirene di Titano non è stato una reazione avversa a George e Sam, ma un modo per esaltarlo. Quindi cos’era? Senape? Monoglutammato di sodio? Un brandy? Comunque è andato giù che era una meraviglia.

Fumare è quasi sempre una porcata. Però se non avessi mai fumato non avrei mai conosciuto Kurt Vonnegut. Eravamo tutti e due ad una megafesta a New York, io sono sgattaiolato sul balcone a fumarmi una sigaretta e lui era lì che fumava. Così abbiamo parlato – di C.S. Forester, mi par di ricordare (questo è solo un modo di dire schifoso e ipocrita. Figuratevi se non mi ricordo). E allora dite pure ai vostri figli di non fumare, ma per semplice onestà li dovrete anche ammonire sul rovescio della medaglia: che non avranno mai l’occasione di far accendere al più grande scrittore americano vivente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...