Uh, la primavera.

Primavera. I campi in fiore, la natura che si risveglia, i bambini che giocano, l’odore dell’erba (ah!) appena tagliata, Anneke van Giersbergen, sagre paesane, birra e pizze al taglio, scorrazzare di feronomi, Tori Amos alla Sala Kongresowa.
Primavera. L’arrivo delle zanzare, delle vespe e di altri mille insetti rompicoglioni, il sudore, le allergie, tanta felicità ingiustificata, il faccione da fesso di Borghezio di nuovo sui teleschermi.

Il disco del periodo è, da 2 o 3 anni, “Catch without arms” dei Dredg (il singolo), qui come sulla vie di Fulham, qui come sulle panchine davanti al Palazzo della Cultura di Varsavia. Sempre fresco e scintillante, “Catch” è uno dei migliori lavori musicali del nuovo millennio.

Ho abbandonato “I versi satanici” di Rushdie (sostanzialmente palloso), libro che solo avuto il merito di farmi passare la voglia di leggere. Sto ricominciando pian piano, con “Le notti di Salem” di King (tra i pochi suoi libri che non ho letto da adolescente) e “The masked rider” di Neil Peart, che parla del giro in bici che il batterista/scrittore dei Rush ha compiuto, diversi anni fa, in Camerun.

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