Se vuoi parlare un po’ con me, ti devo addare al mio myspace.

Le dimensioni del mio caos” è il titolo del nuovo album di Caparezza. Sì, quel tipo che sembra l’imbecille a cui non dareste mai in sposa vostra figlia mi piace. E’ stimolante. Lo seguo da un paio di dischi – questo e quello precedente – e mi interessa, mi fa canticchiare e qualche volta mi convince pure. Chiaramente nell’avvicinarsi a questo tipo di prodotti c’è sempre da spolverare via quel prevedibile strato di retorica, ma che male c’è? Che c’è di strano? Non è retorico l’ennesimo testo – per quanto raffinato sia – che parla di relazioni uomo/donna, e mi manchi, e ti manco, e ci manchiamo? Non è retorico chi decanta la beltà della natura, il canto degli uccellini, la magia della rugiada al mattino, e che magnifico cielo stellato c’è stasera, e guarda che tramonto spettacolare? Non lo è chi prevedibile e noioso esalta il disimpegno e l’edonismo, io me la godo e me ne fotto? Non è retorico chi fa tutte queste domande? Domande, appunto, retoriche?Insomma, “Le dimensioni del mio caos”, si diceva. Non mi sembra male, anche se musicalmente il precedente – un pungente ritratto satirico dell’italietta odierna – era più completo e memorizzabile. Chi conosce Inno verdano sa di cosa parlo. Questo è un concept fin troppo didascalico che si guarda molto meno intorno, che si fa influenzare in misura minore dal mondo sonico circostante. Mi pare ci sia meno ricerca musicale rispetto al brioso “Habemus Capa”. Eppure i grandi testi sono sempre lì  (ho riso di gusto sentendo il ritornello di “Io diventerò qualcuno”) , c’è sempre la tipica arguzia nella creazione delle rime e come sempre vivo è quel senso di tragedia imminente che fa tanto, tanto ridere. Satira vera, piaccia o no. Dietro ad una montagna di invidiabile cultura pop.

Domani sera, quasi quasi, passo dalla Flog di Firenze. Caparezza passa di lì. Ho visto un suo concerto un paio d’anni fa e fu un grande spettacolo, studiato, teatrale, coinvolgente. Mi sa che faccio il bis.


Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia
dove la notte è buia buia, tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più.
Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia, tremulo come una foglia foglia foglia.
Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru perché può capitare che si stacchi e venga giù.
O Puglia Puglia mia tu Puglia mia, ti porto sempre nel cuore quando vado via.
E subito penso che potrei morire senza te.
E subito penso che potrei morire anche con te.

(da “Vieni a ballare in Puglia“, probabilmente scritto senza il patrocinio dellEnte per il Turismo pugliese)

(aggiornamento: il duo “Io diventerò qualcuno”/”Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)” è discretamente potente. Il contrasto lascia tracce.)

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