Fear of the dark

“Fear of the dark, fear of the dark
I have a constant fear that someone’s always near
Fear of the dark, fear of the dark
I have a phobia that someone’s always there”.

Iron Maiden, Fear of the dark.

L’altro giorno i miei genitori sono stati invitati da alcuni amici ad assistere alla presentazione di un innovativo sistema di allarmi per casa. Si sa come vanno a finire queste presentazioni. Due o tre tipi, indottrinati da ore e ore di corsi in cui ti insegnano a mettere la parola giusta al posto giusto al momento giusto e a sorridere nel modo più splendido a chicchessia, si presentano a casa tua con il prodotto, i documenti, le prove, i test, i certificati, i pareri e le analisi tecniche. Hanno una bella cravatta, sono socievoli ed espansivi, e sono pettinati in modo consono. Ti dicono che loro non sono lì a vendere il prodotto, no, loro sono lì a farlo conoscere, la loro è solo disinteressata filantropia. Così ognuno dei partecipanti alla presentazione alla fine del tutto viene invitato dai Due Sorrisi a organizzarne una a casa propria, chiamando altra gente e contribuendo così a diffondere la Buona Novella. Roba che potrebbe interessare principalmente l’epidemiologia, diciamocela tutta.

Ora, i miei genitori sono andati là, hanno visto e sentito e, infine, come tanti altri non hanno saputo dire no. Hanno promesso ai Due Sorrisi (secondo me se senti i loro discorsi al contrario ci trovi del satanico, ci trovi) che avrebbero organizzato qualcosa anche loro. Qui, a casa nostra. Naturalmente mi sono adoperato per non farmi trovare in casa (o comunque non farmi vedere), adottando gli stessi accorgimenti che uso per non farmi beccare dal prete nei giorni pre-pasquali, quando Man in Black viene a darci la tanto attesa benedizione. Non avrei retto le loro battute spiritosissime.

La mattina seguente la riunione/presentazione, sulla tavola in cucina vedo il foglio che contiene l’elenco di segni in codice usati dagli zingari per contrassegnare le case facili da derubare e quelle da evitare, chiaramente donatoci dai Due Sorrisi, quasi come fosse una sorta di ammonimento: memento ladrum!. Tale codice è una bufala di quelle cosmiche, a quanto pare. Sia sufficiente pensare che per non farsi derubare, secondo la sua logica, basterebbe disegnare sul muro esterno il simbolo che indica casa appena derubata o non interessante per tenere lontani dalle nostre cose tutti gli zingari del mondo. Sarebbe l’antifurto più economico ed efficace di tutti, se quel foglio dicesse la verità.

Invece, tutto fa brodo per spaventare la gente. E non solo per vendere antifurti. Anche sentendo discorsi di qua e di là, percepisco una paura che non vedo giustificata dalla realtà. Che i ladri ci siano è ovvio e lapalissiano e scontato, ma stiamo parlando del secondo mestiere più antico del mondo, non c’è di che meravigliarsi. Rinforzare la paura – anche diffondendo menzogne – in questo caso, può spingere invece gli spaventati a firmare qualche assegnino in più.

Questo fatto m’ha portato a pensare molto al (di gran lunga) miglior film di Micheal Moore, quel brioso e accattivante “Bowling a Columbine” che, tra una provocazione e un’altra, dice un sacco di cose molto interessanti e che sembrano riguardare sempre più l’Italia, che si americanizza nel bene e nel male. Diffondere il terrore è un business a più livelli: porta voti e denari. Legittima i politici a prendere le decisioni più drastiche possibili, che i cittadini impauriti accettano senza fiatare anche quando esse restringono parecchio le libertà individuali. Come si diffonde la paura? Con i media, principalmente, e in Italia è anche più semplice per i noti motivi. Qui i media non sono proprio, com’è che si dice, cani da guardia nei confronti del potere. Qui sono piccoli  chiwawa che leccano e leccano e leccano.

Quindi se per due settimane bombardiamo il pubblico con notizie di ubriachi alla guida (ci sono davvero più ubriachi alla guida in quel periodo o è solo cambiata l’attenzione che si riserva al fenomeno?*), lo stesso pubblico sarà molto accondiscendente nei confronti di una legge che chiuda i pub alle due di notte. E tu che vuoi berti un paio di birre con gli amici, nel sabato sera, alle due già devi tornartene a casa. La città è morta, ma molto più sicura.

Si potrebbero fare i soliti ragionamenti per quanto riguarda l’immigrazione e un sacco di altre questioni. Il cittadino impaurito – e ne vedo parecchi in giro, di quelli che si chiudono sempre più all’interno di una campana di vetro – dirà di sì a tutto ciò che gli proponi, vero o falso che sia, se ciò che offri è condito con le parole giuste. Ancora non siamo arrivati all’accaparramento insensato delle pistole, come in “Bowling for Columbine” (che voglio rivedere al più presto), ma già ci sono i politici che parlano di fucili e bastoni. Se tanto mi dà tanto, non ci siamo molto lontani. Paura, eh?

* Ipotesi dellAgenda Setting.

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Un pensiero su “Fear of the dark

  1. Voci dai soliti ben informati dicono che i segni “zingari” siano in realtà simboli fatti dagli stessi venditori di sistemi di allarmi per la casa.Sembra incredibile, ma è proprio così.E questo avviene tramite l’uso spregiudicato dei venditori del folletto, che vengono mandati in avanscoperta proprio per questo scopo!

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