La fila alle Poste.

Cerco di andare alle Poste il meno possibile, di portare a termine ogni operazione online o tramite Postamat. Evito di recarmi in quell’inferno di attese&lamentele&moccoli perché, un po’ come tutti, odio stare in fila. Anzi, di più. Stradetesto stare in fila.  Iperodio attendere. Nei supermercati mi è capitato spesso, di fronte alle interminabili file in prossimità delle casse, di tornare indietro a rimettere a posto gli oggetti precedentemente infilati nel carrello. Per poi andarmene senza comprare niente, eh. Ma evitando la coda.
Alle Poste attendere è ancora peggio rispetto ai supermercati. Sembra che la gente lì abbia ancora più voglia di conversare, elaborare teorie, condividere sensazioni. Non ce la fanno a stare zitti. Devono dire la loro, se no scoppiano. Sarei a favore dell’obbligo di inserire una sala per non conversatori all’interno di ogni ufficio postale.

Stamattina ero in coda per una raccomandata. L’ufficio era pieno di gente. Bestemmiavo mentalmente, as usual, ma resistevo. Dovevo portare a termine la mia eroica missione. Mi sforzavo di resistere. Ad un certo punto è arrivato un tizio sui quarantacinque, piuttosto basso, tarchiato, assieme al figlioletto di quattro anni. Mi si è messo vicino e ha attaccato. Sul serio, è partito così, rabbioso come se solo cinque minuti prima gli avessero stuprato la moglie, rubato la carta di credito, molestato il figlio o offeso il santo preferito.

MaRRocchino di merda. Bastardo. Figli di puttana del governo che li hanno fatti entrare.

L’accento era napoletano, il volume della voce alto, troppo alto.
Mi son girato verso di lui e ho subito pensato che si rivolgesse a me. Che le offese fossero tutte mie. Poi mi son accorto che mi guardava con aria complice, come a dire che l’aveva detta bella e non poteva essere smentito da chicchessia. Si sentiva, con quel suo faccione da pacioccone tutto abbronzato, il dio delle sentenze inappellabili. E condivisibili, ovvio. Mi fissava con fare cameratesco e indicava in avanti, verso l’evidente feccia da debellare. Ma non l’hai visto che schifo?, mi diceva con quei suoi occhioni che chissà quante ne hanno viste e quante ne potrebbero raccontare. Occhi saggi, occhi profondi, occhi che hanno ammaliato e frantumato centinaia di cuori di fanciulle. Lì ho capito, alla buon’ora. Mi son accorto dello schifo. In fila prima di me cera un alto ragazzo nordafricano che teneva in mano le sua bella quantità di buste da spedire. La sua colpa, così credo, era di averci fregato il posto in fila. Non importava che fosse arrivato qualche minuto prima di noi e che meritasse la posizione che occupava. Secondo il tipo tarchiato il ragazzo africano avrebbe dovuto farsi da parte e cederci il passo. O almeno io l’ho interpretata così, perché lui non ha aggiunto altro. Stava zitto, esibiva un sorriso compiaciuto e aspettava reazioni. Forse non solo le mie.
Questo idiota continuava a guardarmi, cercando un qualche cenno d’assenso, approvazione, applausi e strette di mano, e io non sapevo davvero cosa rispondergli. Poi m’è venuta così, e l’ho presa al volo.

Guardi che mia mamma è dell’Algeria.

Al che ha girato il suo volto rotondo altrove, ammutolito e sconfitto. Ha fatto due passi a ritroso e s’è rimesso al suo posto. Dietro di me.
Ah, se ogni volta che sono in fila potesse andare così.

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4 pensieri su “La fila alle Poste.

  1. Anche io ho sono allergica alle file, e non sopporto quelli delle poste: tranne qualche eccezione, credo che lì assumino pescando a caso tra la popolazione meno intelligente e pratica, oppure fanno loro dei corsi di formazione apposita. Da quando poi ho un’attività in proprio ho aneddoti sconvolgenti praticamente tutti i giorni. Comunque, a parte questo, mi piace il tuo blog e come scrivi… sto ancora aspettando un po’ di materiale :)

  2. Della serie il bue che dice cornuto all’asino. Tutti uguali questi terroni.:-DA parte le battute le cose peggiori le ho viste e sentite al Pronto Soccorso (come sai c’è stato un periodo in cui ci son capitato spesso). Robe allucinanti. Tra l’altro me lo ricordavo, quando ci capitai da bimbetto, molto diverso e molto più veloce ed efficiente.Ma qui sembra veramente che si torni indietro, sotto tutti i punti di vista: abbiamo cavalcato l’onda, ed ora stiamo tornando giù, di botto, sul cemento.

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