I dialoghi laconici

Suonano il campanello. Che palle, che palle. Anche peggio di quando squilla il telefono, il che già è una rottura mica da ridere. Vado giù, mi avvicino alla portafinestra, scosto le tende con l’intenzione di non farmi vedere e guardo fuori, zona cancello. Porca puttana, i Testimoni di Geova. Orrenda visione. Quelli dell’altra volta. Una donnina tutta pepe e sorrisi e la sua compagna, alta, triste, muta, assorta nell’incessante espiare. Risuonano. Non è possibile, no, non è possibile. Risuonano di nuovo, e penso che non ho molta voglia di uscire e farmi lanciare addosso le tre o quattro solite fesserie, che poi non te li stacchi più, e vogliono amicare, fogliettini, depliant, manuali, bibbie, crocifissi, cristofori, crociofori, e via dicendo. No. Però esco, apro la porta ed esco. E’ bontà, poche storie. Non ce l’ho mica con la setta dei Testimoni di Geova in particolare, macché. La loro è una religione come un’altra. Solo che i testimoni di Cristo, i testimoni di Allah e i testimoni di Sean Tology non vanno a pigiare campanelli casa per casa, è giusto dire le cose come stanno. Un punto in più per questi ultimi: chi l’avrebbe mai detto.

Insomma, esco, mi avvicino al cancello. Le affronto. Solo perché smettano di suonare, solo per questo. A meno che, hai visto mai… Luce, luce, il signore mi ha mandato due angeli! Sempre sia lodato!

–         C’è la mamma? Margherita, quella brava signora. (sviolinata vomitevole, iniziamo alla grande)

–         Non è in casa. (è la seconda volta che la stessa coppia di Testimoni viene qui quando sono a casa  e cerca mia madre, ed è la seconda volta che non ce la trovano. Devono averci parlato una volta, e la mia mamma – che incauta! – deve aver detto loro come si chiama. lì è cominciato il processo di fidelizzazione del cliente)

–         Ah, non ce la trovo mai! (sottinteso: so bene che c’è, furbacchione, e so bene che stai solo cercando di mandarmi via il prima possibile)

–         Eh. (non c’è davvero, cazzo vuoi?)

–      Peccato, volevo parlarci un poco. (imbarazzo, non sa come ristrutturare all’istante  le sue profonde argomentazioni e ripartire di slancio. ma è un attimo, sono addestrate a tirar fuori il bene e il vero e il giusto anche da una discussione che verte  sul metodo di cottura dei fagioli borlotti)

–         Eh, non c’è.

–         Volevo darle questo opuscolo, peccato.

–         Ah. (non me ne frega niente, non me ne frega niente, non me ne frega niente, non me ne freg…)

–         Guarda, guarda qui, è interessante! (ciao, Nuovo Utente. Entra nella nostra Community. Sign in! Le ultime uscite sono…)

–         Sì (mi avvicino al cancello, lei infila le mani tra le inferriate e mi mostra il foglietto. ah, perché non ho un cane aggressivo, di quelli che mordono? dov’è, a proposito?)

–         Volevo fare con la mamma un discorso sulla verità. Cos’è la verità? Non è facile rispondere, dirai tu, però qui vedi le domande e poi all’interno ci sono le risposte. La gente si chiede se Dio si interessa davvero a noi, se le sofferenze avranno mai fine, come si può trovare la felicità. Qui dentro ci sono le soluzioni a queste questioni.

–         Ah. (no, dai, non può davvero credere a ciò che sta dicendo. Non può essere seria. Qualcuno mi tiri fuori da questo romanzo di Philip K. Dick, subito!)

–         Dille di leggerlo e poi di farmi sapere cosa ne pensa, piccoli condensati di verità come questo possono aiutare a rinfrancare gli animi nei momenti più bui, come quello che stiamo attraversando (“Il cattivo odore vi tiene fuori dal giro? Lo spray deodorante Ubik e lo stick deodorante Ubik, efficace dieci giorni, mettono fine allansia di provocare disgusto negli altri, e vi riportano al centro degli avvenimenti! Innocuo se usato secondo le istruzioni in un programma coscienzioso di igiene del corpo”)

–         Sì. (come no, glielo faccio leggere. Poi? Ci si può abbonare a qualche rivista? Dove devo firmare?)

–         E mi raccomando, salutamela, dille che siamo passate!

–         Ok. (evvai, evvai!)

Vanno via, lei, il suo entusiasmo, e la muta. Arriva il cane, dopo dieci minuti, e abbaia mestamente per un cinque secondi netti. In perfetto ritardo, bravissimo. Entro. Prendo in mano l’opuscolo, guardo la prima pagina. Un mare, un’alba, il trionfo della retorica. Vorreste conoscere la verità? Dove andreste a cercare le risposte? Nelle biblioteche e nelle librerie ci sono migliaia di libri che asseriscono di rispondere a queste domande. Spesso però un libro contraddice l’altro. Certi libri, poi, sembrano validi sul momento ma ben presto diventano superati e vengono aggiornati o sostituiti. Una tremenda apologia dell’ignoranza. Fessi! Perché informarsi sulle cose, quando ci sono in giro i nostri splendidi ed esaustivi opuscoli? Esiste un libro, invece, che contiene risposte degne di fiducia. E’ un libro che dice solo la verità. Rivolgendosi a Dio in preghiera, Gesù disse: “la tua parola è verità”. Oggi questa parola è nota come la Sacra Bibbia. Ma come si fa, come si fa. Come. Come. Come. Come si fa a dare retta ad un libro del genere e non, che so, al Signore degli Anelli? Perché non trovo in giro Testimoni di Gandalf?

Comincia a far freddo, intanto. C’è la pioggia, le giornate si sono accorciate, è tempo di pantofole, di frutta secca e di Festa del Tartufo a San Miniato. E ci sono anche un sacco di caminetti da accendere, eh sì, eh sì.

 

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2 pensieri su “I dialoghi laconici

  1. C’entra quasi un cazzo, ma c’e’ sempre di mezzo quell’omonimo di Dio, quello che non cantava nei Rainbow: “Abaddon” di James Morrow. Una figata termonucleare, se lo trovi piglialo a razzo in culo.

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