Saggistica da urlo: God Delusion, di Richard Dawkins.

Illusione di Dio – Dawkins

“Non basta godersi la bellezza di un giardino senza dover credere che ci siano le fate in un angolo?”

(Douglas Adams)

Wow, wow, wow. La storia inizia così, per caso. Qualche giorno fa ero lì che mi leggevo L’io della mente (Hofstadter, Dennett), spassandomela alla grande. Un’anticipazione delle Letture da Caminetto. Il libro – che non ha l’ardire né l’ardore di “Godel, Escher, Bach” – è una raccolta di brani tratti da saggi scientifici e di racconti di fantascienza che, più o meno, girano attorno al tema della coscienza, del libro arbitrio, dell’anima, della mente. Il tutto viene affrontato da un punto di vista principalmente empirico. Niente filosofie orientali, no, solo cani-robot piangenti, copie software di menti umane e speculazioni psico-cognitive.

Il ruolo di Hofstadter e Dennett, in questo caso, si è limitato alla selezione dei testi ed a brevi ed interessantissimi commenti. Fatto sta, eccoci al punto, che il libro ancora non l’ho finito. Si trova lì, poggiato sul comodino. Per un buon motivo. Non l’ho finito perché ne L’io della mente è stato inserito un brano fantastico ed inquietante tratto da Il gene egoista del biologo evoluzionista Richard Dawkins, amicissimo di Dennett. Qui con fenomenale arte narrativa si descrive il processo tramite il quale i geni sono giunti, dal brodo primordiale dell’ante-vita, alla costruzione delle loro solide Macchine per la Sopravvivenza (noi), fortificazioni (ormai emancipate) modellate e costruite dall’evoluzione affinché proteggano e riproducano al meglio il proprio corredo genetico. Un punto di vista per me abbastanza nuovo,  non c’avevo mai pensato seriamente prima, descritto in maniera toccante e sensazionale. Bello, forte, tosto. Spacca tutto, ma con leggiadria. Così potente e ben raccontato che, quando son capitato in libreria ed ho visto L’illusione di Dio dello stesso Dawkins, non ho potuto fare a meno di comprarlo e di cominciarlo a leggere, anche solo per ricambiare il favore, abbandonando momentaneamente l’altro. Che esperienza.

L’illusione di Dio è un best-seller mondiale in cui lo scienziato inglese (ma nato in Kenya) riesce a demolire da ogni angolazione ogni possibile velleità religiosa. Ciò potrebbe bastare, ma potrebbe anche dare l’impressione che ci si trovi di fronte al solito libro anti-religione che combatte la retorica con la retorica. Non è così. Abbiate, ehm, fede. Il problema è un altro, piuttosto. Che dire di questo saggio, come raccontarlo, come metter freno alla voglia di citare ogni singolo passaggio? Come poter trasmettere l’emozione che si prova leggendolo? Non si può, macché, si può solo suggerire di andare là fuori e comprarlo, solo questo (qui il primo capitolo, in inglese). Per regalarsi un’avventura appassionante.

In due righe, visto che ormai siamo qui: questo è un lavoro memorabile, stimolante, non solo perché si fonda sulle forti basi dell’elegante teoria evoluzionistica, i cui principi vengono generalizzati ed impiegati con ottimi risultati anche in altri ambiti, non solo perché – ne sono sicuro – è in grado di far svoltare intere esistenze, non solo perché è  tutt’altro che nichilista (Dawkins è un uomo di sani principi, di alta moralità, che sembra apprezzare molto la vita), non solo perché è assolutamente attuale, non solo perché risveglia la coscienza, non solo perchè fa imparare un miliardo di cose, non solo perché ti rende fiero del tuo ateismo, non solo perché è dedicato all’amico Douglas Adams, compagno di tante battaglie dialettiche, ma anche e soprattutto perché Dawkins è un eccellente, fine, lucidissimo umorista. La sua (orgogliosa) sicurezza e la sua (legittima) presunzione lo portano a ridicolizzare anche in modi (giustamente) sgarbati, con tanto di concreti argomenti, i cardini delle diverse religioni. Tutte inutili, se non dannose, allo stesso patetico modo. L’ironia utilizzata più volte mi ha fatto ridere di brutto, da solo, sdraiato sul letto o seduto sul treno. Risate di pancia, vere. Dawkins sa come prenderti per il culo, se vuole, e tutto ciò, naturalmente, rende la lettura ancora più piacevole. Fra un po’ mi sa che me lo rileggo.

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8 pensieri su “Saggistica da urlo: God Delusion, di Richard Dawkins.

  1. Ehi! Ti ringrazio del link! Sei molto gentile (non me lo aspettavo)!Ti volevo consigliare di andare a ricercarti anche il documentario “The root of all evil”.Poco tempo fa girava quello con i sottotitoli in italiano. Adesso mi sembra più difficilmente reperibile.Mi piacerebbe comprarmelo ma il formato è diverso qui in Italia.

  2. ps : -))) mi fa piacere che tu legga così tanto. Forse siamo rimasti in due?Aveva ragione Virginia Woolf, che disse che chi inizia a scrivere (fossero anche le mie favoline) è colui/colei che tanto ha letto prima.

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