Can’t you feel it coming? QUEENSRYCHE!

Ne ho già parlato un po’ di tempo fa e di sicuro ne riparlerò in futuro.  So che non potrò farne a meno. E presto detto: verso fine marzo, a meno di ulteriori ritardi, dovrebbe uscire il nuovo album dei Queensryche. Si tratta di un concept album che ha come tema portante quello della guerra, affrontato dal cantante e paroliere Geoff Tate dopo che lui stesso ha intervistato, negli ultimi anni, alcuni veterani americani. Qui ci sono tracklist, anticipazioni e commenti a priori sul disco.Io ho la stranissima presunzione di ricordarmi in che occasione o in che luogo/negozio ho acquistato tutti i miei album e gran parte dei miei libri. La cosa funziona maggiormente con i dischi perché gli acquisti musicali sono spesso preceduti da riflessioni/aspettative che di solito non faccio per i libri. Forse la passione per la musica supera quella per la lettura, non so, non saprei come metterla. Fatto sta che ci sono stati dischi che ho atteso per mesi, sui quali ogni giorno ho cercato informazioni, novità, anticipazioni. Raramente mi è successa la stessa cosa per i libri: più spesso capito in libreria, mi guardo attorno, trovo qualcosa che potrebbe piacermi e mi dico “perché no?”.

Per i dischi è diverso, dicevo. Ed è diversissimo, soprattutto, per i dischi dei Queensryche.

Non sono più il fan che ero una volta, lo ammetto senza problemi. Mea culpa. Gli ultimi due album da studio del gruppo di Seattle (“Operation:mindcrime II” e “Take cover”) mi hanno così tanto deluso da spingermi a non avere chissà quali grosse aspettative per “American Soldier”. OMII è un disco con poca verve e personalità, fatto e rifinito per cercare di recuperare qualche vecchio fan nostalgico. E così perfettino che stanca dopo due settimane. “Take Cover” è invece il regno del pressappochismo, sembra realizzato in poche ore, tanto per mettere qualcosa dei Queensryche in commercio il prima possibile. Un lavoro dilettantesco, in cui pure lo stato di forma della voce di Geoff Tate comincia ad impensierirmi seriamente. Ho paura che non sentiremo più questo Tate. E neanche questo.

Considerato tutto ciò, cerco di andarci piano. Eppure l’attesa comincio a sentirla lo stesso, non ci si può far nulla. Can’t you feel it coming? Queensryche!

Queensryche, già. Per riallacciarmi al discorso che facevo qualche riga sopra, ricordo con esattezza il momento particolare in cui ho preso ogni album del gruppo di Seattle. Il che forse non è sensazionale, ma mi piace.

Il primo album che ho acquistato live (comprando cioé un disco che usciva esattamente in quel periodo, e non andando a ripescare roba vecchia), è stato “Promised Land”, 1994. Avevo letto qualche recensione sulle riviste specialistiche, ma non conoscevo i Queensryche se non per nome. Ricordo che al liceo, allepoca, c’era l’occupazione. Un pomeriggio partii da scuola con la moto in direzione di Empoli e comprai “Promised Land” al “Discofollia”, un negozio piccolo in cui passavo ore e ore a rovistare tra i cd usati. Tornato a casa, fui colpito solo da “Someone else?”, che possiede quel fascino immediato delle canzoni di categoria superiore. Poi, col tempo, ho finito per amare anche tutto il resto. Si tratta, credo, del mio disco preferito in assoluto.

Dopo la folgorazione “Promised Land”, andai a ripescare tutti i ‘Ryche-album del passato: “Empire” (estate, Viareggio, “Galleria del disco”), “Operation:Mindcrime”, “Rage for Order”, “The Warning” e “Queensryche” (Firenze, molti al vecchio “SuperRecords”).

L’album successivo (1997) fu “Hear in the now frontier”. Lo comprai a Siena, al negozio in Piazza Matteotti. La piazza col Mc Donald’s, per intenderci. Dopo le lezioni all’Università passavo ogni giorno dal rivenditore per controllare se il disco fosse uscito, o meno, chiedevo e, non fidandomi del tutto, andavo a controllare di persona tra gli scaffali. Quando finalmente lo trovai passai l’intero viaggio di ritorno in treno a sfogliare
e risfogliare il booklet, leggendo i testi e guardando la bella copertina. Mi aspettavo un sacco di cose splendide, talmente splendide che il disco fu inizialmente una delusione cocente (totalmente spiazzante rispetto a “Promised Land”). In seguito l’avrei rivalutato alla grande.

Q2K” (1999) lo presi a Viareggio. Chiamai la Paranoid tutta la settimana per sapere quando il disco sarebbe uscito. Una sera mi dissero che l’arrivo in negozio era previsto per il mattino seguente, quando andai a Viareggio in auto, entrai nel negozio e trovai il disco ancora imballato nelle scatole. Era arrivato da  appena cinque minuti. L’ascolto in auto, durante il ritorno, fu agrodolce. Eppure, fin dall’inizio, “Q2K” non mi dispiacque per nulla.

Venne così il momento di “Tribe” (2003), che comprai a Firenze ma che avevo già sentito e risentito grazie ad Internet. Ricordo il primo ascolto in camera, effettuato con la massima concentrazione possibile. Mica male. Fu un disco che ascoltai a ripetizione per mesi.

Eccoci. “American Soldier”. Ora ci siamo di nuovo. Si comincia con le anticipazioni, i sample, tutte le discussioni sul possibile indirizzo politico dell’album, e così via, e così via. Chissà come canterà Tate. Chissà se ci sarano acuti, assoli, ballate, pezzi tirati, ritornelli orecchiabili, metal, rock, samba, house. Si comincia a delineare un contesto in cui dover infilare il disco, gli si prepara una strada da percorrere. Dopo le recenti delusioni, le aspettative non sono altissime, anzi. Eppure, eppure, si tratta sempre dei Queensryche: se è innegabile che non posso più provare quell’ansia da fremente attesa che provavo più di dieci anni fa per l’uscita di “Hear in the now frontier” è pur vero che, sotto sotto, anche stavolta son curioso di sentire ciò che hanno messo in piedi. Sperando che abbiano deciso di prendersi qualche rischio in più. Sperando, anche, di non rimanerci troppo male.

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3 pensieri su “Can’t you feel it coming? QUEENSRYCHE!

  1. Beh il gruppo è di quelli imprescindibili… però ti confesso che, pur nutrendo per loro una stima enorme e sebbene alcune loro cose mi piacciano parecchio, non sono propriamente una loro appassionata, anzi in realtà nemmeno mi sono mai preoccupata di approfondirli per bene.Non so il motivo… loro e i Fates Warning, per fare un altro esempio, secondo me sono due gruppi fenomenali, eppure per qualche strana ragione non mi catturano… ;)

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