Il giocatore

Il romanzo (abbastanza) breve Il giocatore rappresenta il mio terzo incontro con Dostoevskij, dopo la brutta esperienza dell‘Idiota e lo splendore di Delitto e castigo. Qui ci troviamo di fronte ad un libro con meno ambizioni, almeno rispetto agli altri due citati, che si fa leggere bene e che cerca col passare delle pagine di dissipare quel caos di intrecci, relazioni, lingue, persone, nazionalità con cui Dostoevskij ci fa sbattere all’inizio in modo, come dire, indelicato e improvviso. Il tema di fondo è quello, com’è noto, delle ossessioni e delle dipendenze: in questo caso è il vizio del gioco a essere tirato in ballo, vizio che, com’è arcinoto, aveva tormentato lo stesso scrittore in real life. Se la prima parte è a tratti confusa, nella sua seconda metà il libro cresce, cresce e cresce parallelamente al peggiorare della febbre da gioco del protagonista, incollando sempre più il lettore a quei piccoli misteri disseminati qua e là. Non mancano i momenti divertenti – per lo più legati allarrivo dell’arzilla e ricca “nonnina” – mentre riflessioni, digressioni e considerazioni morali vengono limitate per dare ampio spazio a dialoghi e azioni, a liti, a scenette tragicomiche, all’avidità e ai miserevoli piagnucolii di una razzumaglia di gente altolocata. Nel complesso, libro davvero non male.
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