Andiamo a Berlino! (part III: Le vite degli altri)

“I like to look at shadows sweating on the wall
I get excited when I hear footsteps in the hall
Outside your balcony I have a room with a view
And I’m watching you”

Lisa Dalbello, Gonna get close to you (1984)

Terza visione anche per questo film (del quale ho di sicuro già parlato), ambientato nella Berlino socialista del 1984 e incentrato sul contrasto tra la libertà d’espressione dell’individuo e i metodi repressivi di uno stato autoritario. A tal proposito, da una storia che mescola sapientemente episodi di cinismo a momenti di un’umanità al limite del commovente (il finale), emerge la figura tentacolare della Stasi, la nota organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania dell’Est. Gettando uno sguardo oltre le vicende personali dei protagonisti, infatti, il lavoro si dimostra essere nella sua sostanza un dettagliato reportage sui metodi maniacali con cui la Stasi sorvegliava i sospettati di attività eversive, nonché sulle strategie di interrogatorio e di investigazione. Le due ore di racconto immergono lo spettatore in un’atmosfera claustrofobica, grigia e autunnale nelle scene girate in esterno, e prendono in prestito (di ritorno)  gli elementi base della paranoia tipicamente orwelliana, permettendo di toccar con mano la sensazione di impotenza del singolo di fronte al Sistema. Il Partito ti si ramifica attorno fino ad inglobarti, lui sa, lui sa che sai.  Se non righi dritto,  lo scoprirà.  Potrà succedere grazie alle parole del tuo vicino di casa, per mezzo di una confessione estorta o tramite l’utilizzo di un barattolo di vetro che, archiviato assieme a tanti altri, conserva il tuo odore. Non importa come o quando: prima o poi sarai beccato. Fattene e una ragione e confessa. Qualsiasi cosa. E poi passa dalla nostra parte. Qui galleggiamo tutti, sai?
Berlino Est del 1984, appunto. No, non può essere una casualità.

Le vite degli altri è indubbiamente uno dei migliori film degli ultimi anni.  Punto. Misurato, pregno di citazioni e con dettagli in grado di veicolare interi universi di significato (si veda, per esempio, la brevissima ripresa della foto di Gorbacev sulla prima pagina del quotidiano), è una di quelle cose che non ti stancheresti mai di guardare e riguardare. Splendido. E solo perché odio il termine “capolavoro”.

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2 pensieri su “Andiamo a Berlino! (part III: Le vite degli altri)

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