“E’ contro NATURA!”

Sarà capitato a tutti, prima o poi, di entrare in un discorso sull’omosessualità, sui diritti dei gay etc etc, e di notare come l’interlocutore, che sia sottilmente influenzato dal vaticanesimo o che si dichiari orgogliosamente omofobo, se messo alle strette spesso cerchi rifugio nella frase: “ma è contro natura“. Se non ci si ragiona un po’ su, per un attimo quest’obiezione sembra convincere anche noi. Eppure ci son diverse argomentazioni per attaccarla. Eccone un breve elenco, che non pretende di essere esaustivo:1) leggendo qua e là, sfogliando anche distrattamente un libro di biologia o di etologia, si scopre che la natura è un’orgia infinita ove succede di tutto e di più: maschi che vanno con femmine, femmine che procreano senza maschi, maschi che vanno con maschi, femmine con femmine, esseri senza sesso certo che vanno con esseri senza sesso certo, esseri che copulano con se stessi, esseri che perdono l’organo sessuale nel compiere l’atto sessuale (e vai di sadomaso), esseri monogami, esseri poligami, esseri onanisti… e così via.2) animali abbastanza simili all’uomo, come la scimmia antropomorfa Bonobo (tra le poche specie che praticano sesso non solo a scopo riproduttivo) hanno frequenti rapporti omosessuali.

3) chi non ha mai visto un cane maschio avere un rapporto sessuale con un altro maschio?  (anche se mi fanno giustamente notare che in questo caso l’atto è più uno strumento per stabilire gerarchie). Anche qui, non sono gli unici.

4) durante la preparazione all’esame di Antropologia Culturale, anni fa mi sono imbattuto in un caso esemplare. C’è (almeno) una tribù, non ricordo dove, che prevede che la notte prima del matrimonio il maschio, per un particolarissimo addio al celibato, si chiuda in una capanna con altri maschi del villaggio per togliersi una volta per tutte le proprie “voglie omosessuali”. Che, dunque, non sono diffuse esclusivamente nella nostra “società degenerata”, ma prosperano anche in etnie che hanno avuto pochi contatti con lesterno.

Bene, direi che questi quattro argomenti (i primi che mi sono venuti in mente), potrebbero aiutare a convincere l’interlocutore della vacuità della propria obiezione, evidenziando che l’omosessualità non è un fatto puramente culturale, come la sua affermazione poteva far pensare.

Se poi il tizio insiste, e magari sotto sotto è di quelli che vota Fiamma Virile del Focolare Littorio Supernazionale, ricordategli che (tra gli altri) i suoi amati Antichi Romani, che quando c’erano loro sì che l’Italia comandava il mondo!, se la spassavano con i ragazzini, e che pure il loro eroe austriaco Heider era, molto probabilmente, dell’altra sponda.

Chissà che non finisca per darvi ragione.

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11 pensieri su ““E’ contro NATURA!”

  1. Attenzione pero’ a non ricadere nello stesso errore fornendo argomentazioni inesatte.Il punto 3, nella fattispecie, e’ errato. Per molti mammiferi il mimare l’atto sessuale e’ infatti un gesto che indica dominanza sociale ed e’ indipendente dal sesso (lo faceva anche il mio gatto castrato, ad esempio). I cani maschi di cui parli non stanno avendo un rapporto sessuale, stanno definendo le gerarchie all’interno del branco ed infatti non si arriva mai al dunque. Anche per i bonobo gli attriti sociali vengono definiti in questo modo e, di nuovo, non e’ questione di orientamento sessuale.Il discorso “e’ contro natura” e’ ovviamente idiota, ma l’omosessualita’ ha una forte componente culturale nella nostra specie. I pinguini gay infatti finiscono sul giornale come un’eccezione e il sesso in generale e’ semplicemente destinato alla procreazione e non e’ un modo per rinforzare i vincoli sociali come accade per noi.Bah, e’ un discorso un po complicato da fare qui, mi premeva solo dirti che l’argomentazione mi pareva inesatta quasi quanto l’accusa. ciaoTupaia

  2. Prendo atto (e poi so che ne sai più di me :D), tra l’altro la cosa dei cani l’avevo anche letta, per poi dimenticarla. Volevo più che altro brevemente sottolineare la varietà dei rapporti sessuali che si trova in natura, anche al di là dei mammiferi (che, magari per scopi diversi, possono giungere ad aver rapporti intra-genere).Sulla questione culturale, invece, non saprei: poiché il fenomeno si ripete o si è ripetuto anche in popolazioni separate dalle altre, tendo a pensare che non sia SOLO culturale:http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19202Si fa un breve elenco di tipologie di popoli nativi:c) popoli che ammettono l’omosessualità femminile, ma non quella maschile;d) popoli presso i quali la pederastia è tollerata, ma guardata con disgusto, senza che vengano presi provvedimenti contro coloro che la praticano;e) popoli che ammettono l’omosessualità solo, o principalmente, all’interno delle cerimonie di iniziazione, quando i ragazzi diventano uomini anche mediante la sottomissione al rapporto sessuale con gli anziani;f) popoli in cui è ammessa l’omosessualità come sostitutiva o temporaneo dei rapporti matrimoniali (come gli aborigeni australiani, presso i quali un adulto convive sessualmente con un ragazzino fino a quando non riesce a trovar moglie, cosa relativamente difficile);g) popoli che istituzionalizzano l’omosessualità maschile mediante la figura del berdache, uomo-donna che gode di uno statuto sociale riconosciuto, veste abiti femminili, svolge lavori muliebri e può anche sposarsi, e che non è affatto disprezzato dalla comunità (es. diverse tribù del Nord America);h) popoli presso i quali la figura dell’invertito è non solo istituzionalizzata, ma gode di grande prestigio in quanto coincide, solitamente, con quella dello sciamano, ossia di colui che è capace di porsi direttamente in rapporto con il mondo ultransensibile e, di conseguenza, di interpretare il futuro, guarire le malattie sottraendo l’anima del malato agli spiriti cattivi, e così via(es. varie popolazioni siberiane).

  3. beh. riguardo all’innaturalità di un atteggiamento, si può obiettare che non può esistere in natura un atteggiamento che non sia naturale. sarebbe una contraddizione. dal punto di vista filosofico potrei citare Smullyan, che cita Goethe:«Mortale: Come sarebbe a dire che io non posso entrare in conflitto con la natura? Supponiamo che io mi intestardissi e determinassi di non obbedire alle leggi della natura. Che cosa potrebbe fermarmi? Se mi intestardissi abbastanza, nemmeno tu potresti fermarmi!Dio: Hai perfettamente ragione! Io certo non potrei fermarti. Nulla potrebbe fermarti. Ma non ci sarebbe alcun bisogno di fermarti, poiché non potresti neppure cominciare! Goethe ha espresso molto bene tutto ciò: ?Nel tentare di opporci alla Natura noi, nell’atto stesso di farlo, operiamo secondo le leggi della natura!?. Non capisci che le cosiddette ?leggi della natura? non sono altro che una descrizione di come appunto tu e gli altri esseri agite? Sono semplicemente una descrizione di come tu agisci, non una prescrizione di come dovresti agire, non un potere o una forza che costringe o determina le tue azioni. Per essere valida, una legge della natura deve tener conto di come tu di fatto agisci, o, se preferisci, di come tu scegli di agire.»Quelle che chiamiamo leggi della natura, sono descrizioni che noi abbiamo dedotto dall’osservazione della natura stessa. Sono un frutto dell?intelletto umano. Di per sé, non è possibile in alcun modo agire contro natura. Nel momento stesso che lo facessimo, opereremmo secondo le ?leggi? della natura. Tutto ciò che esiste, ed ogni azione, è ?natura?.La cattiva comprensione di questo, è causata dal frequente confondere e mescolare ciò che la scienza ha osservato riguardo al fenomeno della selezione naturale, a ciò che la tradizione religiosa ha insegnato riguardo alla creazione. L?errore più frequente di questa curiosa ibridazione, è il pensare che ciò che esiste in natura, sia stato ?creato? con uno scopo preciso (parte dell?ipotesi creazionista) e che sia arrivato a quel punto, tramite evoluzione naturale (parte dell?ipotesi evoluzionista).La realtà, è che in natura, nulla ha uno scopo a priori. Se qualcosa ha delle precise caratteristiche, in un preciso periodo, è perché sono state ereditate da altri individui, i quali, grazie a quelle caratteristiche, hanno avuto possibilità maggiori di vivere e quindi tramandarle riproducendosi.Penso che tirare in ballo la natura, in discorsi del tipo: ?la natura ci ha dato questo, perché ne facessimo quest’uso?, sia solo controproducente, oltre che sbagliato.La natura non dà nulla. Se un organismo ha determinate caratteristiche, è perché nel processo di selezione naturale, una serie di incroci di individui con alcune determinate caratteristiche ha avuto probabilità maggiori di riprodursi. Non esiste nessuna legge naturale che dia delle specifiche direttive. Ad un animale non vengono ?date? determinate caratteristiche perché ne faccia un determinato uso. Le caratteristiche sono frutto di passate concatenazioni di eventi.Al più si può parlare di atteggiamenti frequenti o meno frequenti e che in un dato ambiente sono più o meno convenienti di altri.Attualmente, figliare non è che sia granché conveniente per la specie, nei paesi industrializzati. anzi, spesso si pone il problema della sovrappopolazione e della distribuzione delle risorse.Quindi, cadrebbe tutto il discorso sull'”obbligo naturale” dei ruoli maschili e femminili. In passato gli animali che avevano questa distinzione hanno avuto più possibilità. Ma era un altro tempo ed un altro ambiente.L'”ora”, non lo si dovrebbe giudicare esclusivamente con gli strumenti e le osservazioni del passato.

  4. Intervento bellissimo e lucido. Concordo su tutto, tra l’altro ho sempre pensato in questi termini anche per quanto riguarda gli OGM.E grande per la citazione di “Dio è taoista”, testo splendido. :D

  5. oh? perloppiù ho fatto dei copia-incolla da dei post che avevo già scritto su argomenti simili. ecco il trucco :-D

  6. delle due l’una: o e’ un fenomeno geneticamente trasmesso, o e’ un fenomeno culturale. Se fosse geneticamente trasmesso sospetto che il fenomeno tenderebbe ad estinguersi per problemi di fitness. Il fatto che sia presente in tutte le culture non vuol dire non sia culturale, ci sono molti comportamenti condivisi e trasversali. Ma anche ammettendo che sia un comportamento innato – e quindi su base genetica- il fatto che si manifesti in modo differente in culture differenti implica una grossa base culturale, almeno a mio avviso.ciaoTupaia

  7. Mi sa che stiamo dicendo la stessa cosa, ma non ci intendiamo sui termini (per colpa mia, mi sono espresso malissimo). Che sia geneticamente trasmesso tendo ad escluderlo (intuitivamente non ha senso), anche io penso che sia un fatto culturale. Solo che i “fatti culturali” son di due tipi: quelli che sorgono in un luogo e si diffondono anche altrove e quelli che – come dici tu – possono nascere in maniera similare e parallela a prescindere da contatti interculturali (per capirci, Sperber usa espressioni come “credenze intuitive” e “credenze riflessive”). Io tendevo qui a fare l’equazione “aggeggio culturale”=”cosa che si diffonde in tutto il mondo a partire da un inizio” (per esempio, Internet).L’omosessualità non mi sembra culturale in questo senso – nasce anche in società isolate – ma nell’altro: una popolazione può svilupparla in maniera autonoma, come, che so, un culto religioso.Quindi quando ho detto “tendo a pensare che non sia SOLO culturale” volevo dire in realtà che lo ritengo un fenomeno indipendente dagli scambi culturali tra società diverse.Per farla breve, non è il risultato della nostra era decadente, ma un fenomeno che si è presentato anche in luoghi e tempi diversi (com’è oggettivo).

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