L’uguaglianza umana è un fatto contingente della storia

Sempre a proposito di roba ultrapotente (come può esserlo il sotto citato Dio è taoista?) che si ha voglia di far conoscere in giro, in questi giorni mi sono imbattuto in un bellissimo articolo di S. J. Gould contenuto ne Il sorriso del fenicottero, libro che sto portando avanti con una certa calma (il fatto che sia una raccolta di saggi agevola questo sistema di fruizione).

Nello specifico, il testo si chiama L’uguaglianza umana è un fatto contingente della storia e spiega, con la tipica eleganza gouldiana, come il risultato (misurabile) che anche i più distanti popoli della Terra si differenzino per porzioni infinitesimali di DNA sia solo una delle tante strade che poteva percorrere la nostra evoluzione. Poteva andare assai diversamente per tutta una serie di fattori, ma, che sia un bene o che sia un male, siamo arrivati a questo punto: le varie “tipologie” di Homo Sapiens presenti sul pianeta hanno avuto pochissimo tempo perché i loro DNA si allontanassero in misura significativa. Ciò significa che se scoppiasse di punto in bianco una guerra atomica che distruggesse l’intera umanità ad eccezione di una piccola e semisconosciuta tribù della Nuova Guinea, i soggetti di questa minuscola comunità sarebbero lo stesso in grado di portare avanti la stragrande maggioranza del nostro patrimonio genetico.

Son concetti che vengono ricordati anche da questo articolo (che si rifà a Gould):

As Stephen Jay Gould argued two decades ago, human equality is a contingent fact of history. We could have lived in a world where divisions among human groups occurred long ago, and, therefore, races were truly biologically distinct. We do not, however, live in such a world due to the quirks of history. We live in a world where all humans are remarkably similar genetically and where race as a biological reality is an illusion. If populations of Homo erectus or Homo floresiensis had survived to the present, we may have been faced with genuine moral dilemmas of how to deal with fellow humans of a truly different nature. But we are fortunate that we do not face such dilemmas […]

Lo scienziato americano ribadisce:

My visceral perception of brotherhood harmonizes with our best modern biological knowledge. […] Many people think (or fear) that equality of human races represents a hope of liberal sentimentality probably squashed by the hard realities of history. They are wrong. This essay can be summarized in a single phrase, a motto if you will: Human equality is a contingent fact of history. Equality is not true by definition; it is neither an ethical principle (though equal treatment may be) nor a statement about norms of social action. It just worked out that way. A hundred different and plausible scenarios for human history would have yielded other results (and moral dilemmas of enormous magnitude). They didn’t happen.

Il testo di Gould in italiano lo si può trovare, come detto, in questo libro. Linko qui la versione in lingua originale. Qua sotto, un ottimo schema che illustra una parte della questione (se, per esempio, l’Homo Erectus non si fosse estinto, oggi dovremmo confrontarci con un essere del nostro stesso genere ma di specie diversa):

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