Vieni con noi a rivivere le emozioni del socialismo sovietico!

Niente viaggi costossimi verso caldi paesi sudamericani, nessun utilizzo fantasioso di vecchie DeLorean. No. Per riassaporare le emozioni del Partito Unico e dei media asserviti al potere (potere che in questo caso corrisponde con l’editore, quindi si può parlare di “doppiamente asserviti”), basta accendere la televisione grossomodo verso mezzogiorno e mezzo. Ed è magia, fin dai primi frame. Fin dalle prime strazianti note di pianoforte a rendere più intenso il volto di un bambino sofferente, è come rituffarsi nei bei tempi andati. E se fuori non c’è nessuna Trabant, e se il latte lo prendiamo alla Conad invece che in una grigia latteria, pazienza. Son solo dettagli, di fronte a the real thing.

Studio Aperto, già tristemente noto per frivolezza, demagogia, scarsa professionalità e faziosità, in questi giorni sta dando delle vere e proprie lezioni sulle metodologie di propaganda. Sul serio: lo trovo interessante e istruttivo. Sa regalare brevi esperienze di stato totalitario di cui far tesoro. Magari un giorno saremo dei dittatori senza scrupoli, chissà: ecco, allora sapremo come comportarci. Sapremo come organizzare l’apparato comunicativo. Sapremo come non farci fregare da chi ci vuol male. Grazie mille, Italiaaaa Uno!

Studio aperto, si diceva. Ho avuto modo di guardarlo diverse volte nelle ultime settimane e ho notato che, se mai ce ne fosse stato il bisogno, il “telegiornale” di Italia Uno ha rafforzato ancora di più il proprio ruolo di braccio armato a difesa del proprio editore (incidentalmente, l’uomo più potente dItalia), palesando una ferocia senza precedenti ed evitando i consueti sotterfugi e gli ammiccamenti delle edizioni degli anni scorsi. Siamo passati a un livello ulteriore, adesso. La situazione è critica, la  fresca brezza è divenuta temporale: poche chiacchere, dunque, e azione. Loda e distruggi, lecca e frantuma. Senza pietà. Senza deontologia.

Le nuove regole? Una sola, ma chiarissima. Chi osa criticare il presidente del consiglio/padrone deve essere punito. Non può passarla liscia di fronte all’opinione pubblica, perciò è doveroso dedicargli almeno un servizio al giorno in cui il soggetto in questione deve essere denigrato, attaccato (quando si può) o ridicolizzato (quando non ci sono argomenti) anche su questioni di lana caprina, ininfluenti e pretestuose. Tocchi Lui? Bene, e noi ti facciamo a pezzi.

Facendoci un minimo attenzione si scopre che in questi giorni Studio Aperto è tutto un fiorire di servizi contro Umberto Eco, contro Benigni, contro Saviano, contro Celentano. Ingenuamente, uno può chiedersi il perché. Perché, di punto in bianco, si sente il bisogno di parlar male di questi individui (due mi piacciono e due no, ma non è questo il punto)? Perché così all’improvviso? Perché tutti assieme? Cosa potrà mai esser successo?

Pur non conoscendo i fatti, ci si può arrivare con la logica: questi soggetti, di recente, devono aver criticato/attaccato il Presidente del Consiglio. Perciò si meritano i cinque minuti dodio.

Come volevasi dimostrare, leggendo qua e là si viene a scoprire che Benigni, Eco, Celentano e Saviano sono tra coloro che hanno firmato l’ormai noto Appello per la Libertà di Stampa. Hanno dunque approvato pubblicamente una critica al Presidente del Consiglio. Il quale ha messo in moto in fretta e furia le proprie strategie di difesa: tra cui c’è, naturalmente, proprio Studio Aperto. Va in onda alle 12.30, in concomitanza con quasi nessun altro telegiornale importante, in una nazione in cui l80% della popolazione sceglie la televisione come fonte di informazione primaria. “Se l’ha detto la tv è vero”, si diceva una volta. Bene, è un ragionamento che vale ancora oggi. Qualcuno non ci crede. Eppure Studio Aperto, ne ho diverse prove, viene preso sul serio.

Gli studi sulla sociologia dei mass media indicano che – anche se i giornalisti sono in buona fede – le idee e la personalità dell’editore finiscono lo stesso per influenzare la selezione e la presentazione delle notizie. Fenomeni involontari come l’autocensura (che porta il giornalista, anche inconsciamente, ad evitare di riportare fatti che potrebbero danneggiare limmagine di chi gli dà il lavoro) sono tutto sommato naturali, forse ineluttabili. Con Studio Aperto siamo però oltre, dal momento che il “telegiornale” si è tramutato in un vero e proprio portavoce dell’idea filogovernativa, utilizzato per esaltare o disprezzare secondo i voleri dei piani alti. Negli ultimi tempi, tra l’altro, sembra aver smarrito anche quel briciolo di pudore che lo caratterizzava mesi addietro, divenendo apertamente uno strumento di manipolazione dell’informazione nelle mani della maggioranza politica.

Son sempre stato piuttosto scettico nei contronti dell’utilità di forme di protesta come manifestazioni, appelli o petizioni.  Ho sempre pensato fossero sistemi inadatti a cambiare le cose. Però, quasi per dispetto, l’appello cui accennavo sopra l’ho firmato anche io. Sarà che mi bastano poche esperienze sovietiche istruttive al giorno. O, forse, sarà che voglio un servizietto tutto per me su Studio Aperto. Sarebbe un sogno. Ehi? Uh Uh? Giordano? Ci sei?

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5 pensieri su “Vieni con noi a rivivere le emozioni del socialismo sovietico!

  1. io lo guardo smepre studio aperto,ma se la sua faziosità è così evidente da poter far ridere senza nemmeno più il minimo sforzo,io mi chiedo:a che razza appartengono,quelli che ci credono, a tutte queste stronzate?

  2. quoto! :-) (ma cosa sorrido a fare? ¬_¬)anche se sono spudoratamente falsi e di parte, le persone che li guardano, anche se lo sanno, sono tentate a pensare che si sia comunque un qualche fondo di verità (“altrimenti non ne parlerebbero, no?”). e aggiungi una menzognetta qua, un omissione la, ripeti e continua a ripetere il mantra fino allo sfinimento, et voilà!! ecco che l’idea falsa, incompleta, di parte, non obiettiva, entra a far parte del pensiero comune, influenzandolo nelle decisioni e nelle previsioni. magie delle euristiche!

  3. Infatti. In più vorrei far notare (siccome l’obiezione più comune è: ma anche dall’altra parte hanno i loro media faziosi!) che: – la televisione è molto più potente e visibile di un quotidiano. se dirigi 5 dei sei tg più importanti, hai in pugno l’informazione.- dall’altra parte – comunque si mettano le cose – non c’è un rapporto così diretto e servile tra politicanti e giornali, tant’è che (presunti) scandali come Telekom Serbia son nati da inchieste di giornali sinistroidi. Quando quotidiani come il Giornale o cose come Studio Aperto faranno inchieste simili accusando Berlusconi?

  4. bella osservazione la seconda. dovrò tenerla a mente nelle discussioni con i destrici convinti.tra l’altro, fa il paio con un’altra situazione. le persone stesse, della sinistra, sono critiche con i propri colleghi. questo è ciò che da l’impressione di poca coesione della sinistra, in contrapposizione all’eccessiva coesione della destra, nella quale, deciso un leader, ognuno lo segue sia nelle cose giuste, sia negli errori (cadendo quindi con lui, ma tuttavia contribuendo all’attuazione dell’errore, quando è la destra ad avere la maggioranza).nel secondo caso, però, l’aspetto è quello di una coalizione con idee chiare e decise. il primo invece, viene erroneamente valutato come sintomo di debolezza ed indecisione.

  5. Aldo Grasso (di certo non un estremista dell’opposizione), oggi dice alcune cose interessanti in un articolo che parla del trasmissione di ieri di Vespa ma, anche, del rapporto odierno tv-politica (La TV dell’obbligo: http://www.corriere.it/politica/09_settembre_16/grasso_tv_e0a93d1e-a27e-11de-a7b6-00144f02aabc.shtml):”E soprattutto è parso uno di quei rituali sovietici a reti unificate, in stile Putin, a metà strada tra populismo demagogico e culto della personalità.””Ma l’unico dato certo è che ormai l’informazione tv è spinta a rafforzare il suo ruolo di «mediazione», di organizzazione dello sguardo sul mondo, di interpretazione e valutazione degli eventi, per quella parte della popolazione che, per diverse ragioni, non ha accesso alle nuove tecnologie. Per gli altri è tutta un’altra storia, informativa”

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