Io, Annie e il dio gay

Boris qualchecosa è uno scienziato, un esperto di fisica quantistica e di teoria delle stringhe. Ha un’intelligenza di livello superiore, è un riduzionista incallito, è saccente, arrogante, presuntuoso, materialista, cinico e fondamentalmente parecchio depresso. Un dr. House con vent’anni di più. Un giorno s’imbatte in una ragazzina fuggita di casa che gli chiede alloggio temporaneo. Lei è sciocca,  irritante, ignorante, insipida e banale, ma carina.  Per quel che può contare. Boris finisce per ospitarla nella propria casa disastrata, dimora insulsa di un uomo vecchio e solo: l’incontro tra due soggetti così diversi porterà tutta una serie di eventi imprevisti, paradossali e divertenti.

In estrema sintesi questa è la storia del nuovo film di Woody Allen, Basta che funzioni. Girato di nuovo a New York, dopo la controversa tournée europea, la pellicola si basa su una vecchia sceneggiatura che Allen aveva scritto una trentina d’anni fa. E, in tutta franchezza, si vede. Il film è  speciale, bellissimo, e riparte dalle tematiche affrontate in Io e Annie e Manhattan per regalarci una visione ancora più disperata riguardo agli argomenti tanto cari al regista: le relazioni interpersonali, Dio, il senso dell’esistenza e bazzecole simili. Nella più classica tipologia dei suoi lavori, Allen infatti mette in scena, infilandolo nel personaggio dostojievskiano di Boris, la totalità del proprio inguaribile cinismo (dimenticate quello affettato e adolescenziale di Palahniuk e affini), ripetutamente veicolato da raffiche di battute di grande effetto cui spesso si fa fatica a star dietro. Battute come ai vecchi tempi, che giocano sulla dicotomia alto/basso che tanto l’hanno reso famoso: l’universo che si espande & la vestaglia introvabile, l’esistenza del divino & il rarefarsi degli idraulici nel weekend, teoria della relatività & bollette della luce, etc, etc. Cose del genere, che nei suoi film fanno spesso ridere.

Incidentalmente, Woody dice con i suoi modi brutali anche un miliardo di cose che condivido: sulla politica, sulla diffusione delle armi, sulla religione, sulla sessualità, sulle relazioni uomo/donna, sull’America e su tanto altro ancora. Lo fa sempre in maniera maledettamente efficace. Anche per questo motivo trovo che Basta che funzioni rappresenti per il regista newyorkese il ritorno alla grande commedia, complessa e sfaccettata: Scoop era al massimo carino, Vicky Barcelona era al massimo piacevole, ma questo è aggressivo, intelligente, colto e divertente almeno dieci volte tanto. Ottimo, davvero, e neanche ci speravo più. Da rivedere il prima possibile.

 

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7 pensieri su “Io, Annie e il dio gay

  1. L’ultimo film di Woody Alien che mi è piaciuto è “Criminali da strapazzo”, poi ho buttato la spugna con “Hollywood Ending” che non riesce a camminare con le sue gambe fino alla fine. Rispetto a questi due, su che livelli siamo?

  2. “Criminali da strapazzo” è una cazzata, HE così così. Questo è molto ma molto meglio, più spietato e senza i tentennamenti dei suoi peggior film (quelli i ncui non si capisce dove voglia andare a finire). Potrebbe piacerti.

  3. Ha fatto miliardi di film: http://it.wikipedia.org/wiki/Filmografia_di_Woody_Allen, e ovviamente ci son anche molte schifezze. Secondo me da vedere sono Il dormiglione, Zelig, Amore e Guerra, Io e Annie, Manhattan, Crimini e Misfatti, Prendi i soldi e scappa (per una comicità diversa rispetto alla successiva), Hannah e le sue sorelle, Match Point.Ma anche quest’ultimo potrebbe piacerti, anche se non conoscendolo ti perderai un po’ di cose, tipo le battute sugli ebrei e l’olocausto – presenti in quasi tutti i suoi film :D (e fa il ridere il fatto che lui, ebreo, sembra DEBBA parlarne in ogni circostanza)

  4. se rimane in qualche sala, conto di andarci nel fine settimana :-)se vuoi linkarmi una recensione dal sito del moige o di CL, per convincermi di più, fai pure :-D

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