La perfezione non è di questo mondo

Negli ultimi due anni, come s’è capito dalle tematiche affrontate nei vari post, ho letto diversa roba riguardante l‘evoluzione delle specie e il suo rapporto con le fandonie del creazionismo. Ho ricavato da queste letture, alcune volte, anche più emozioni di quelle che sono soliti trasmettere i libri di “semplice narrativa”. Adesso sto leggendo Dawkins, L’orologiaio cieco, e lo trovo splendido, avvincente, straganzo.Mi va di incollare uno dei tanti illuminanti passaggi dell’illustre divulgatore: qui si dimostra come un creazionista, che crede nel progetto intelligente di Dio, per forza di cose perfetto e non perfettibile, non abbia invece mezzi per spiegare le varie imperfezioni presenti in natura. Cosa che, invece, riesce benissimo agli evoluzionisti (tratto da Richard Dawkins, L’orologiaio cieco):

I pesci che vivono in fondo al mare traggono beneficio dal fatto di essere piatti e di poter nascondere la loro silhouette. Ci sono due tipi molto diversi di pesci piatti che vivono sul fondo del mare, i quali hanno sviluppato la loro forma piatta in modi del tutto differenti. Razze, pastinache e torpedini, parenti degli squali, sono diventate piatte in quello che potrebbe esser considerato un modo ovvio. Il loro corpo è cresciuto lateralmente a formare grandi <<ali>> […] Sogliole, platesse, passere di mare e simili si sono appiattite in modo diverso. Essi sono pesci ossei (con vescica natatoria) imparentati con le aringhe, le trote e via dicendo, e non hanno niente a che fare con gli squali. A differenza degli squali, i pesci ossei hanno una spiccata tendenza ad appiattirsi in senso verticale. Un’aringa, per esempio, è molto più <<alta>> che larga. Essa usa il suo corpo appiattito verticalmente come una superficie per il nuoto, ondulandolo nell’acqua mentre nuota. Era perciò naturale, quando gli antenati della passera di mare e della sogliola andarono a vivere sul fondo del mare, che si coricassero su un fianco anziché sul ventre, come i progenitori delle razze e delle pastinache. Questo fatto pose però il problema che un occhio rimaneva sempre immerso nella sabbia del fondo, finendo con l’essere inutilizzato. Nell’evoluzione questo problema fu risolto per mezzo della << migrazione>> dell’occhio inferiore sul fianco superiore. Noi vediamo questa migrazione dell’occhio ripetersi nello sviluppo di ogni pesce osseo appiattito. Un pesce piatto giovane comincia la sua vita nuotando in prossimità della superficie, ed è simmetrico ed appiattito verticalmente come un’aringa. Successivamente, però, il cranio comincia a crescere in uno strano modo asimmetrico, contorto, così che un occhio, per esempio il sinistro, passa sopra il vertice della testa per terminare la sua migrazione sul fianco superiore. Il giovane pesce si stabilisce allora sul fondo con entrambi gli occhi rivolti verso l’alto, formando una bizzarra immagine picassiana.  […] L’intero cranio di un pesce osseo piatto conserva le tracce di torsione e distorsione che ne attestano lorigine. La sua stessa imperfezione è una testimonianza efficace della sua antica storia, una storia di mutamento graduale più che di un disegno intenzionale. Nessun progettista intelligente avrebbe concepito una tale mostruosità se avesse avuto la facoltà di creare liberamente un pesce piatto su un foglio bianco.

E tutto così splendidamente logico che non fa una piega (e almeno per me è completamente nuovo).

Di certo c’è anche che, da qui in avanti, mangiare una sogliola fritta non sarà più la stessa cosa.

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9 pensieri su “La perfezione non è di questo mondo

  1. Ed anche io che gli credo: è tutto volere divino.Non so se ti sei perso la teoria creazionista secondo cui dio ha diffuso i fossili per farci credere che la storia del pianeta sia più antica di quel che invece è (sempre secondo i creazionisti)L’ho letta da qualche parte, ed è spassosa

  2. L’evoluzione mi pare talmente evidente che discuterne ancora mi pare abbia poco senso. Quello che si può analizzare sono invece i modi in cui si attua: gradualità o salti o entrambi? E l’umanità? Ha smesso di evolversi dato che consente a creature che in natura non sarebbero sopravvissute di vivere e procreare oppure si sta evolvendo ancor più velocemente grazie a mutate condizioni di vita e, presto, la genetica? La genetica potrà diventare un acceleratore dell’evoluzione? Ne fornirà ulteriore prova?

  3. Hai ragione sull’evidenza (anche se si dice che in America creda all’evoluzione solo il 37% della gente), ma almeno per quanto mi riguarda negli ultimi mi ci son appassionato parecchio. Prima lo davo per buono, ma non ne conoscevo i meccanismi (neanche quelli basilari, che forse ora ho compreso meglio).Gradualità o salti, già: per anni è stata una vera e propria battaglia tra i due più noti divulgatori sul tema, Dawkins e Gould. A volte sembra convincermi di più Gould, meno darwinista talebano. E’ paradossale, riguardo all’umanità, che le popolazioni considerate da molti “inferiori” siano quelle sulle quali la selezione naturale opera ancora il proprio rigido controllo (e dunque dovrebbero essere quelle più evolute, almeno da quel punto di vista).

  4. io penso che quando le condizioni lo permettono, l’uomo si evolve espandendo le proprie capacità tramite strumenti. l’uomo, biologicamente non è un grado di comunicare a lunga distanza, quindi costruisce strumenti che glielo permettano, biologicamente non può volare e non può fare tutta una serie di cose che diamo tanto per scontate al punto tale da non notarlo nemmeno fino a quando non vengono a mancare. in quel momento la sensazione è simile a quella che si prova quando ci si accorge di non avere più la capacità di fare qualcosa. non vorrei dire “quando ci si trova amputati di una parte del corpo” perché sarebbe troppo radicale, però sostanzialmente vedo gli strumenti che usiamo frequentemente, come parti del corpo e quindi della mente. quando evolviamo gli strumenti, ci evolviamo anche noi.ma per poter evolvere gli strumenti, c’è la necessità che i bisogni primari siano abbondantemente soddisfatti. quando questo non accade, rimane sono l’evoluzione biologica (invece che biologica e, diciamo, cibernetica) ad influire sulla trasformazione dell’uomo.

  5. “però sostanzialmente vedo gli strumenti che usiamo frequentemente, come parti del corpo e quindi della mente. “mi fa venire a mente Bateson:?Supponiamo che io sia un cieco e che usi un bastone. Cammino toccando le cose: tap, tap, tap. In quale punto incomincio io? Il mio sistema mentale comincia all?impugnatura del bastone? O finisce con la mia epidermide? Incomincia a metà del bastone? O alla punta del bastone?? (E però mi chiedevo se le immagini di uomini “del futuro” con le teste abnormi, che dominavano le riviste anni fa, abbiano davvero senso.)

  6. Io credo sia abbastanza ragionevole presupporre dei “salti”, ovvero eventi che accelerino in una direzione piuttosto che in un altra mediante condizioni drastiche. E questo per una considerazione quasi algoritmica: il fatto che un genoma converga su una determinata specie apparentemente assurda (dalla giraffa alla sogliola qui sopra) fa pensare che specifiche condizioni ambientali orientino bruscamente l’adattamento verso una particolare soluzione ottimale, a scapito di altre sulla carta più semplici.

  7. Bateson non lo conosco, ma sembra molto interessante e mi ci trovo abbastanza d’accordo. Quello che scrive assomiglia molto alla teoria della mente estesa e all’approccio incarnato e situato, in filosofia della mente, di cui Andy Clark è uno dei promotori principali.Nel mio commento precedente infatti mi ero rifatto a lui, ed è per questo, allora, che te l’ha fatto venire in mente ;-)(Gli uomini dai testoni, sono stato immaginati probabilmente tenendo in considerazione soltanto l’evoluzione naturale biologica. Se pensi che del nostro corpo possiamo fare ciò che vogliamo, grazie alla tecnologia, un’immagine così, effettivamente, ha poco senso. :-) )

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