Intermezzo musicale

A pochi mesi dall’uscita di due dischi attesissimi, il nuovo Nevermore, The Obsidian Conspiracy e il nuovo doppio Pain of Salvation, Road Salt (anticipato a novembre da un EP), i miei ascolti si indirizzano verso la sicurezza di band già affermate. L’ultimo disco dei Paradise Lost, felicemente intitolato Faith divides us, Death Unites Us (video del singolo), non è per niente male. Stilisticamente recupera la durezza del periodo Icon-Draconian Times (uno dei dischi, questultimo, da me più ascoltati in assoluto) anche se, naturale, il songwriting non può raggiungere quei livelli. Lavoro onesto, senza dubbio, e molto godibile. Altro album che sento abbastanza spesso è il nuovo Motorpsycho, Child of the future, uscito un mesetto fa. Siamo sui solidi binari di Little Lucid Moments, lunghe improvvisazioni su ripetitivi giri di basso, ma senza quella freschezza compositiva: niente di particolarmente esaltante, sia chiaro, ma si fa ascoltare. Passando ad altro, ho regalato qualche ascolto anche al nuovo album dei Porcupine Tree, The Incident. Come ho detto altrove, la sensazione è sempre quella del solito gruppo perfettino, lindo, tecnicamente dotato, che fa la canzoncina bellina e saspetta il “bravissimo” dalla maestra. Mai un’emozione forte, mai un passaggio che ti scuota, mai qualcosa di davvero esaltante, mai un’idea rivoluzionaria. Tutto da copione, sempre: la noia, e i momenti carini, la noia, e i momenti carini, in shopenhaueriana (wow) sequenza. No: loro con me non funzionano. Funzionano sempre, invece, i Nevermore, anche con i loro dischi meno acclamati: This Godless Endeavor condensa nella sua mastodontica title-track – che ascolto di continuo – tutto il meglio dell’immaginario di Warrel Dane e compagni (I feel permanently stoned, this godless endeavor the only cage Ive known). Un paio di ascolti, per chiudere, li ho dati anche a Dookie dei Green Day (lavoro recuperato in CD solo qualche mese fa), al disco acustico degli Anathema (trascurabile), al nuovo di David Sylvian (non ho approfondito), all’ultimo dei Muse (pessimo) e di Regina Spektor (che è bravissima, ma che secondo me non sa o non ha ancora imparato a scrivere “canzoni vincenti”).

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4 pensieri su “Intermezzo musicale

  1. Buona canzone, sulla falsariga dei lenti Nevermore. Se trovo il disco ad un prezzo conveniente lo piglio.Speriamo che sul lungo periodo non annoio come ha fatto quello di Serj. Il disco di Daron l’hai ascoltato?PS: ma quant’è brutto Dane?

  2. Per me è più longevo del disco di Serj, in cui grossomodo si riproponeva sempre la solita canzone con arrangiamenti diversi. In “Praises to the war machine” ci sono anche un paio di cover, una dei Sisters of Mercy (vagamente rammsteiniana) e una interessantissima rivisitazione metal-metal di “Patterns” di Simon and Garfukel”.No, il disco di Daron non l’ho sentito. Com’è?

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