Nail a crucifix onto your soul (fall in love with me)

Il titolo viene da una bella canzone dei Manic Street Preachers ed è comprensibilmente un pretesto per scrivere due righe in fretta e furia sulla Sacra Questione del Crocifisso nelle scuole.

Pragmaticamente parlando, un crocifisso non è nulla. Che vuoi che importanza abbia la sua presenza? Non influenza la mia vita, non ha nessun effetto concreto su ciò che faccio o penso e non modifica il mio futuro. Lo stesso si può affermare per l’acqua del battesimo, per la comunione e per la cresima. Se potessi scegliere, ora, sono certo che non perderei neanche un minuto del mio tempo al catechismo; ma così è andata, ce ne ho perso parecchio e pace, vivo lo stesso anche conoscendo l’Ave Maria e il Padre Nostro a memoria (Il Credo, no, non l’ho mai imparato: troppo lungo e a-memorizzabile). Per un mio eventuale figlio, invece, oggi sceglierei diversamente: ma son arcisicuro che l’acqua santa non renderebbe neanche lui di colpo più ganzo o più scemo.

Nelle aule che ho frequentato per più di vent’anni c’era sempre un crocifisso. Almeno credo. Eppure quella lugubre presenza (un uomo inchiodato al legno da far vedere a bambini di sei anni – e poi censurano i film horror!)  non mi ha impedito di divenire l’ateo tendente al pastafarianesimo che sono oggi. La morale è che tutte le polemiche di questi giorni potrebbero risultare, a ben vedere, del tutto sterili. I crocifissi sono neutri. Perlopiù, vengono ignorati.

Però, come simbolo di potere, posso capire che il crocifisso rompa parecchio le palle. Perché se ciò significa – e ciò significa – che tra scuola (e istituzioni pubbliche, più in generale) e religione cattolica c’è  tuttora quel legame forte sorto ai tempi del concordato, be’, allora proprio non ci siamo proprio. Come non ci siamo, e qui è ancora peggio perché fa perdere anche del tempo prezioso, con l’istituzione dell’ora di religione. Non ha senso che, come avviene ancora oggi, il professore di religione sia scelto dalla Chiesa. Non ha nessun senso se non quello di tentar di avviare l’alunno verso una religione a discapito di un’altra. Credo che potrebbe aver una certa utilità insegnare una sorta di laica Storia delle Religioni, ma di certo non questo catechismo mascherato, non questo cattolicesimo ipodermico.

Vedo nel crocifisso nelle aule scolastiche (simbolo che mi ricorda molto vagamente qualcosa del fantastico Le tre stimmate di Palmer Eldritch di Philip Dick – ma non ricordo perché) una sorta di monito neanche troppo sottaciuto: “attenti, per certi versi siete ancora legati a noi“. Ciò non mi piace. E non è solo una questione di principio – perché altrimenti potremmo fregarcene.

Per tutti questi motivi, non trovo nulla di male nel far sparire ogni crocifisso dalle aule. Reset religioso, e via verso nuove avventure. Azzeramento delle credenze magiche, e ciao ciao. Se uno crede in Gesù, che si metta il crocifisso al collo. Se uno crede nell’Invisibile Unicorno Rosa che lo veneri a casa sua. Ma a scuola, per piacere, l’Unicorno Rosa deve aver pari dignità del Cristo-in-Croce. Cioé zero. Nulla. Niente.

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