Libri che fanno ridere (davvero)

La mia recente (ri)fissazione per W. Allen si deve ad un fatto ben preciso. Tutto si spiega, tutto si spiega. Qualche settimana fa ho trovato 4 o 5 libri usati, di e sul regista americano, alla libreria Melbook di Firenze. Li ho presi quasi tutti. Alcune parti sono sottolineate, in special modo quelle che riguardano la psicanalisi. Suppongo che qualcuno ci abbia scritto una tesi sopra (tesi potrebbe intitolarsi La psicanalisi nella poetica di Woody Allen) e che poi, stufo dellargomento, si sia al più presto liberato di tutto il materiale che aveva accumulato. Bah, grazie. Chiunque tu sia.

Ho letto linteressante e lunga biografia scritta da John Baxter, la sceneggiatura teatrale La lampadina galleggiante (piacevole e triste) e, negli ultimi due giorni, Rivincite, raccolta di racconti scritti tra i 60 e i 70 per alcune riviste americane come il New Yorker, tradotti in italiano da Daniele Luttazzi.

Bene: Rivincite è il libro più divertente che abbia incontrato nell’ultimo periodo. I racconti durano poche pagine – adatti per esser letti durante brevi pause – e sono per lo più parodie di generi letterari, trip nonsense e ridicolizzazione degli classici atteggiamenti intellettuali. Tra tutti, mi viene da citare Le memorie di Schmeed, sentita testimonianza del barbiere di Hitler, La morte bussa, spassosa parodia de Il settimo sigillo di Bergman, Viva Vargas!, che avrebbe dato lo spunto per la realizzazione de Il dittatore dello stato libero di Bananas e Colloqui con Helmholtz, sulle origini della psicanalisi. Due autentici capolavori sono Sì, ma la macchina a vapore può farlo? e Mr. Big. Nel primo si narra, anno per anno, la biografia del Conte di Sandwich, colui che inventò il famoso panino:

“1741: Vivendo in campagna con una piccola rendita, egli lavora giorno e notte, spesso razionando i pasti per risparmiare soldi per il cibo. La sua prima opera completa – una fetta di pane, una fetta di pane sopra quella e una fetta di tacchino sopra entrambe – fallisce miseramente. Amaramente deluso, ritorna al suo studio e ricomincia da capo.”

Il secondo è una fantastica parodia dello stile di Chandler. Una “pupa” si reca dal burbero detective privato perché egli deve rintracciare una persona: Dio. Tra mille riferimenti alla storia della filosofia, dialoghi troppo belli per essere veri e situazioni paradossali, si ride che è una meraviglia.

Se non vi è mai capitato di sghignazzare mentre tenete in mano un libro, provate con questo. Con me ha funzionato.

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2 pensieri su “Libri che fanno ridere (davvero)

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