Ritorno al presunto dogmatismo dell’ateo

<<Yes, I think I use the term “radical” rather loosely, just for emphasis. If you describe yourself as “atheist,” some people will say, “Don’t you mean ‘agnostic’?” I have to reply that I really do mean atheist, I really do not believe that there is a god; in fact, I am convinced that there is not a god (a subtle difference). I see not a shred of evidence to suggest that there is one … etc., etc. It’s easier to say that I am a radical atheist, just to signal that I really mean it, have thought about it a great deal, and that it’s an opinion I hold seriously.>>

(Douglas Adams, ateo)


In medio stat virtus. “La virtù sta nel mezzo”, o, come viene spesso traslato, “la verità sta nel mezzo“. Non credo che ci sia locuzione o proverbio più antipatico e fuorviante di questo. Veicola sciatta saggezza e ipocrita mediazione democristiana.

A: “Io dico che se sbatti a centocinquanta all’ora contro un muro, ci rimani secco”.
B: “Io dico di no: c’è comunque qualche possibilità di salvarsi.”
A: “Ci sono il 99,99% di possibilità di morire sul colpo, non scherziamo. Varie tragiche esperienze indicano che le cose stanno così.”
B: “99%? Ma allora c’è anche qualche possibilità di cavarsela! Vedi che lo ammetti anche tu?”

C il Saggio, che ha ascoltato il dialogo, sentenzia: “Avete ragione e torto entrambi: la virtù (o verità) sta nel mezzo”.

Ma le cose stanno davvero così? Davvero non si può dire che A stia molto ma molto più vicino alla ragionevolezza di B perché, altrimenti, si viola il principio del “giusto mezzo”?

***

Da Wikipedia:

“Il termine dogma (o domma) è utilizzato generalmente per indicare i princìpi fondamentali di una religione, o le convinzioni formulate dai filosofi e poste alla base delle loro dottrine, da non potersi mettere in dubbio da chi si reputa loro seguace o fedele.”

Mi capita spesso, in mondi virtuali e non, di trovarmi di fronte a persone che si lanciano in affermazioni tendenziose come: “anche l’ateismo è dogmatico” o “gli atei sono solo talebani senza Dio” e così via. E’ gente, penso subito, che individua la facile scappatoia del “giusto mezzo” e vi si rifugia in men che non si dica, al riparo dalla tentazione di prendere una posizione in materia (qualunque essa sia). Tutto è contemporaneamente e ugualmente possibile. E comodo per i propri fini.

Da non credente, mi sento tirato in ballo. Perché la cosa in un certo senso mi offende. No, io non sono dogmatico. E se Lui domani concede un’intervista (cit.), io sono pronto a cambiare idea. All’istante. E sarò pronto a cambiare idea sull’evoluzione e su tutte le sue implicazioni, se domani qualcuno scoverà conigli fossili nel Precambriano (cit.), rivelando l’esistenza di organismi complessi in un periodo in cui secondo  il fatto evoluzionistico non dovrebbero essercene. Sono tutt’altro che dogmatico, mi verrebbe da dire. Sono disposto a cambiare opinione. Sono aperto alle varie possibilità.

Purtroppo per i supporters della Verità di Mezzo, non tutte le possibilità sono altrettanto probabili per postulato. Non funziona così. L’esistenza di un Dio di irriducibile complessità che ci ha creati e che pensa costantemente a tutti noi gareggia con un miliardo di altre opzioni, tra le quali ci sono l’Invisibile Unicorno  Rosa tra le più improbabili e un Universo Eterno tra le meno improbabili, e non ci sono prove concrete che debba essere preferita alle altre.

Per come stanno le cose, non sussistono i presupposti perché l’esistenza di un Dio (e poi, perché il “nostro” e non il Sacro Corvo dei Tinglit o il dio gnostico o Zeus o Anubi?) debba avere le stesse probabilità della non esistenza stessa. Voglio dire che non siamo certamente di fronte a un 50% contro un 50%. Ci troviamo, razionalmente parlando, ad aver  invece a che fare con percentuali molto più sbilanciate in un senso ben specifico.

Considerate le prove che abbiamo e tenuto presente che il mistero dell’origine dell’universo potrebbe rimaner sempre tale, l’ipotesi che il nostro Dio (creato dall’altamente complessa e improbabile coscienza di una popolazione ristretta in un periodo trascurabile su un pianeta minuscolo, il quale fa parte di un sistema solare ai margini di una galassia che è solo una su miliardi di miliardi di miliardi di galassie) sia la giusta spiegazione a tutto entra in competizione con un’infinità di altre idee e speculazioni e opzioni e, perciò, in ultima analisi diviene trascurabile. Le possibilità dell’esistenza di un Dio divengono in tale contesto così infinitesimali da essere non meritevoli di troppa attenzione, così che una posizione che nei Suoi riguardi dovrebbe essere agnostica finisce per divenire – per semplicità e pragmatismo – atea. Dio è così improbabile, insomma, che non lo prendo in considerazione.

In conclusione, ritengo intellettualmente disoneste le accuse di dogmatismo rivolte agli atei. E’ dogmatico chi dice che “anche se tutte le prove del mondo andassero verso la teoria dell’evoluzione, continuerei a essere creazionista”, come ha affermato qualcuno con una certa serietà. Non è dogmatico chi guarda come stanno le cose e si sbilancia per l’ipotesi di gran lunga più probabile: Dio non esiste.

Tornando all’esempio d’apertura: scontrarsi contro un muro a centocinquanta all’ora provoca la morte. E anche se c’è una possibilità su miliardi di miliardi di miliardi (…) che il pattern assunto da tutte le miliardi di miliardi di miliardi (…) di particelle del muro  finisca per renderlo incorporeo nel momento dell’impatto con l’auto, tendo a ritenerla trascurabile e, se mi trovo sull’ipotetico veicolo, a frenar
e con una certa urgenza. La durezza del muro è provata e assurdamente probabile. E’ uno stato di cose X che tendo a considerare più reale di uno stato di cose -X.

Specifico ancora: l’atteggiamento di chi ritiene l’ipotesi altamente più improbabile (un Invisibile Unicorno Rosa che domina e dirige l’Universo, per esempio) trascurabile rispetto a tutte le altre, mi pare tutt’altro che dogmatico. Trovo che sia invece sufficientemente ragionevole, soprattutto se egli è pronto a cambiare idea di fronte a eventuali evidenze contrarie.

Sarebbe dogmatico continuare a diffidare dell’esistenza di Dio se Egli domani si presentasse tutto incravattato nel salotto di Bruno Vespa e cominciasse a spiegarci perché ha creato l’Uomo, e Hitler, e l’alopecia. Di fronte a una prova così schiaccante, Dio che dimostra di esserci, persistere nell’ateismo, sì, sarebbe dogmatico, talebano, fondamentalista e tutto quel che volete. (Vespa non fa che mandare inviti in attesa della Grande Puntata: fin’ora, però, non ha ricevuto risposte.)

Purtroppo per Dio, Egli è solo un’ipotesi tra molte altre più o meno fantasiose. La mia posizione scettica nei confronti di tali fantasie non supportate da prove non può avere lo stesso valore delle fantasie stesse. La verità, no, non sta nel mezzo. Non questa volta. Allo stesso modo non ci sono plausibili posizioni “mediate” nemmeno tra chi crede nell’omeopatia e chi no, tra chi crede nell’oroscopo e chi no, tra chi nega i campi di sterminio e chi no. A meno che un giorno non si scopra che le cure omeopatiche funzionano davvero, che l’oroscopo “vede” sul serio nel futuro delle persone e che i cadaveri nelle fosse comuni naziste erano solo manichini ben realizzati. Finché le prove indicheranno che l’omeopatia serve a poco o nulla, che l’oroscopo vive di interpretazioni personali e che gli ebrei son stati ammazzati, lo scetticismo su omeopatia, astrologia e negazionismo non potrà essere considerato dogmatico. A meno di non essere, ah ah, in cattiva fede.

(purtroppo vedo che si diffonde, anche in questo tipo di discussioni (come su questioni politiche e su altre beghe) la SIndrome della COmmercializzazione della BAnd Preferita: magari sono ateo, perché così mi dice la ragione, ma siccome l’ateismo va di moda e tutti i ragazzini  e i sapientoni sbraitano di ateismo, io tendo a prendere le distanze da questi atei dell’ultima ora – non voglio che mi si accomuni a loro! – divenendo anti-ateo e simpatizzando, di conseguenza, con le opinioni opposte – il paradosso umano dell’anti-ateo ateo. Nel dissociarmi dalle posizioni di persone che ritengo antipatiche per motivi miei personali, smarrisco il nocciolo della questione. E’ la SICOBAP: la mia band preferita, quella che una volta ascoltavamo in 3 o 4 su cassettine fruscianti che ci scambiavamo con tanta passione, oggi l’ascoltano anche i tredicenni brufolosi, che ne parlano sempre, che la de-misticizzano, che ne rovinano l’alone leggendario, che la rendono non-più-solo-mia. La mia band preferita, ora, non mi piace più – a prescindere dalla musica che produce)

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4 pensieri su “Ritorno al presunto dogmatismo dell’ateo

  1. Sul contenuto del post sono d'accordissimo. Sulla postilla finale, io da ateo ho in uggia gli atei militanti. Perché sono come tutti i militanti di qualsiasi altra causa: ottusi, irritanti, noiosi crociati del fresamento dei coglioni.

  2. ma sì, in verità (per esempio) simpatizzo per UAAR o roba simile, ma non mi metterei mai a impegnarmi perché sugli autobus appaiano slog anti-dio. Voglio dire, chissene. Parlo delle mie idee sulla religione ogni tanto qui proprio perché non è facile – e forse neanche socialmente accettabile, pensa a quante cene rovineresti – farlo nella vita non internettiana.

  3. […] “Come può Dawkins affermare di aver dimostrato l’inesistenza di Dio?”. Anche questa è una critica assai diffusa, scagliata in questo caso contro il suo L’illusione di Dio. Ed è una critica, lo si capisce fin da subito, totalmente surreale. Dawkins non ha mai detto di aver dimostrato che Dio non esiste, ci mancherebbe. Sarebbe questa una presa di posizione arrogante e antiscientifica. Per capire invece le basi del suo ragionamento, di tipo probabilistico, basta LEGGERE il capitolo Perché è quasi certo che Dio non esiste che fa parte dell’Illusione di Dio (nel mio piccolo ho provato a parlarne qui). […]

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