The Hurt Locker

Il film vincitore dell’Oscar racconta alcune vicende di una sezione di artificieri dell’esercito americano in missione in Iraq. E’ privo di una classica trama in cui un personaggio cresce e certi obiettivi vengono raggiunti ma è, molto di più, uno spaccato ben narrato e ricco di dettagli del contesto bellico. Non gli interessa nemmeno prendere una posizione sull’argomento. Semplicemente narra, riporta, fa cronaca. Sfiora uno stile documentario.

Se è vero che non posso dire d’averlo trovato così travolgente, ammetto che la tensione ricreata è davvero verosimile. Certe scene hanno grande potenza suggestiva. La telecamera nervosa, i silenzi, i puntini neri nel cannocchiale che diventano nemici da abbattere, l’arsura del deserto dipinta sulle facce, la gente irachena dietro alle tende delle finestre. E’ un film (l’ho già detto) di dettagli indovinati. E, senza essere un capolavoro, funziona piuttosto bene.

La mia mente queensrychiana, ovviamente, non poteva non fare mille connessioni con American Soldier, ultimo disco del gruppo di Seattle. Middle of Hell potrebbe esser l’ideale colonna sonora di questo film.

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