[Addicted to techno] Al supermercato

(vari modi in cui l’uso della tecnologia contamina le nostre facoltà cognitive)

“Supponiamo che io sia cieco e che usi un bastone e vada tentoni. In quale punto comincio io? Il mio sistema mentale finisce all’impugnatura del bastone? O finisce con la mia epidermide? Comincia a metà del bastone? O alla punta del bastone?” (Gregory Bateson)

Più volte mi capita di andare a far spesa con l’idea di comprare qualcosa di specifico e di trovarmi spaesato di fronte all’improvvisa inondazione di stimoli. Oltre a provocare una certa confusione cognitiva (che a lungo andare produce i tipici mal di testa da megastore), tutto quel marasma cromatico-sonoro-etc rallenta anche il raggiungimento del mio obiettivo: trovare il dannato prodotto. Ciò è male, soprattutto quando si ha una certa fretta. Quasi sempre, a dir la verità. Non scherzo quando dico che in tali situazioni sento il bisogno di digitare il nome del prodotto in un motore di ricerca. E’ una lampo, un pensiero passeggero. E’ una specie di googlizzazione della cosa mentale. Per un attimo, il motore di ricerca – strumento che ho usato migliaia di volte per trovare ciò che volevo – diviene una necessità. Potrebbe aiutarmi a filtrar via l’inutile e condurmi subito nella sezione e nello scaffale in cui si trova il prodotto desiderato. La mia mente pragmatica e parsimoniosa pensa davvero, per un istante, che le cose sarebbero più semplici se usassi quello strumento.  Spinge per l’ausilio esterno. Poi realizza che la porta di collegamento col search engine è chiusa (periferica assente o spenta) e si mette l’animo in pace. Non potrà evitarsi di percepire, valutare e scartare decine di prodotti prima di raggiungere l’obiettivo. Dovrà sobbarcarsi una mole di lavoro di cui, c’è da scommetterci, avrebbe fatto volentieri a meno. Avrebbe preferito delegare certe noiose e dispendiose operazioni a un “meccanismo” esterno, dotato di un certo tipo specifico di conoscenza (la “mappa” del supermercato) e di compiti ben precisi (filtraggio e selezione dei dati). Dovrà rassegnarsi.

Penso al quesito iniziale di Bateson e mi chiedo: un motore di ricerca, una periferica utile (se connessa e accesa) alla mia esplorazione del mondo, fa parte del mio sistema mentale?
(Io penso proprio di sì.)

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8 pensieri su “[Addicted to techno] Al supermercato

  1. :)non scherzo quando dico che di fronte al casino di colori e cose di un supermercato m'è capitato davvero di avvertire il bisogno di digitare su una tastiera il nome dell'oggetto che sto cercando. Non parlo di qualcosa di cosciente e ragionato, del tipo: "Con che mezzo potrei semplificarmi la vita, ora? Ah, se avessi un motore di ricerca!" ma di qualcosa che emerge spontamente, all'improvviso, una sensazione, un impulso, una necessità che arriva dal non-conscio (non è facile da spiegare). Si tratta di qualcosa che ho "fatto mio" con l'abitudine a usare internet & search engines, credo.Se nella mia libreria riesco più o meno bene a orientarmi, sapendo dove e come trovare questo e quest'altro libro, significa che ho assimilato (con l'esperienza) sia i contenuti (i nomi dei libri) che il sistema in cui sono posizionati: per questo riesco a scovare il libro X abbastanza rapidamente (poi non è vero, ma questo è un altro discorso). Io sono un motore di ricerca esperto della mia libreria.Di fronte a organizzazioni di contenuti più complesse come un supermercato (di cui posso fare esperienza solo lavorandoci o frequentandolo assiduamente) o ipersupermegacomplesse come Internet (oggettivamente troppo esteso) devo appoggiarmi a strumenti esterni che mi paiono come principio simili al mio motore di ricerca di libreria. Siccome per ovvi limiti delle mie facoltà cognitive non posso conoscere i contenuti e l'organizzazione di Internet come conosco la mia libreria – ma capisco che un sistema di ricerca esperto del settore mi sarebbe utile – delego ad esso (Google, o CoopGle) il compito di fare ciò che la mia mente non può fare. Però mi suona molto come se fosse un "pezzo di mente" aggiuntiva, che si trova fuori dal mio cervello e di cui faccio uso quando ne ho bisogno (e di cui sento il bisogno anche dove non dovrei sentirne, cioé quando non sono su Internet).Se sono cieco posso girare per casa senza bastone, perché conosco ogni angolo della mia abitazione, ma per camminare in strada ho bisogno del mio strumento di legno. Siccome mi aiuta a orientarmi e a percepire il mondo (come fa la mente), mi sento di includerlo nel mio sistema mentale. Almeno quando lo utilizzo.(E dopo tutte queste cazzate, mi ritiro :D)

  2. ma io sono d'accordo su tutte queste cose. :-)prova a privarti di qualcunque oggetto diventato d'uso comune. cellulare, orologio, computer. e improvvisamente diventa evitente una sesazione come di… amputazione. in alcuni istanti pensi di avere l'oggetto e lo senti, lo vorresti utilizzare ma… era un arto fantasma! :-)siamo cyborg inconsapevoli. e per di più, spesso, siamo anche parte del sistema mentale di altri cyborg inconsapevoli. amici intimi, compagni/e di cui non potremmo fare a meno e che nel caso sparissero, "verrebbe a mancare una parte di noi" (come si dice comunemente e che forse, è cosa più concreta di una semplice metafora). cyber sentimentalismo, qua… :-)

  3. a proposito di tutto ciò e google. l'hai poi letto quel libricino "luci e ombre di google"?è interessante, secondo me, mettere in relazione l'impressione che hai scritto, con l'idea che emerge dal libro, cioè che google non è ciò che comunemente si intende (cioè uno strumento che ti permette di trovare OGNI cosa sulla rete e che quindi combaci quasi con il web stesso), ma una cosa molto molto più limitata e fallace.

  4. "siamo anche parte del sistema mentale di altri cyborg inconsapevoli. amici intimi, compagni/e di cui non potremmo fare a meno e che nel caso sparissero, "verrebbe a mancare una parte di noi" "questa parte è trattata con dovizia di particolari in "Anelli nell'io" (ed è, come dicevo, la parte che mi convince un po' meno, almeno per come la mette D. H.)(riflessione-inutile. comunque mi rendo conto – ci pensavo giusto ora – di come senza lo spazio e il tempo (e, per quanto mi riguarda, forse le capacità :D) di entrare in profondità certi discorsi che ci appassionano possano sembrare banali, buttati lì come questioni che, magari, sono relative solo all'aspetto linguistico ("dove comincia la mente?" "cos'è la coscienza?"). Quando leggi qualcosa di calibrato e razionale come "Anelli nell'io" vieni condotto passo dopo passo nei meandri dell'essere fino ad arrivare a un punto in cui ti chiedi "ehi, tutto ciò è vero o comunque possiede una logica: io sono (o non sono) questo". Per usare il verbo tanto caro a Hofstadter, da tutti i piccoli passi alla fine EMERGE qualcosa di inaspettato. Eppure, cercare di riparlarne o di accennare a quelle tematiche, citando solo le controintuitive conclusioni, può sembrare agli occhi di un profano (il quale, giustamente, può fregarsene e vivere bene lo stesso) una banalizzazione non da poco. fine riflessione-inutile.)

  5. la riflessione inutile è verissima, però. moltissime persone considerano la filosofia come una materia fine a se stessa. pippe mentali inutili. io penso invece che abbia la capacità di cambiare il modo in cui le persone di relazionano con il resto del mondo. aiuta ad avere punti di vista diversi e a non dare nulla per scontato. credo che queste cose siano utili per vivere meglio ed in modo più consapevole e sano.man mano che se ne parla, qua, sto scoprendo quanto, inconsapevolmente (forse indirettamente), hofstadter mi abbia influenzato. di lui ho letto pochissimo, eppure mi sembra di avere molto in comune con il suo pensiero. devo assolutamente leggere un suo libro per intero, a questo punto credo che mi darebbe tantissime soddisfazioni :-)il libricino "luci e ombre di google" è scaricabile in formato pdf. rilasciato sotto CC. http://www.ippolita.net/google

  6. "la riflessione inutile è verissima, però. moltissime persone considerano la filosofia come una materia fine a se stessa. pippe mentali inutili."Boh, alla fine dipende un po' da che livello guardi la cosa. Come puoi studiare i pensieri analizzando faticosamente il comportamento di ogni singolo neurone o, salendo di livello, guardando come si muove tutto l'insieme, così puoi scegliere o di interessarti a come pensi o, semplicemente, di fregartene e andare avanti tralasciando quel che avviene da qualche parte "là sotto".Io sono appassionato di tutte queste cose, ovviamente, ma non ho niente in contrario se uno decide di fregarsene dei processi sottostanti (cosa che, del resto, un po' tutti facciamo quasi sempre) :)

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