La neurologia omaggia (inaspettatamente) Freud

Quando, cinque anni fa, iniziai la mia ricerca, non provavo il benché minimo interesse per Sigmund Freud (il quale avrebbe potuto obiettare che ero affetto dalla sindrome della negazione). Come la maggior parte dei neurologi, nutrivo estremo scetticismo verso le sue teorie. L’intera comunità dei neuroscienziati le considera con grande diffidenza, perché Freud, analizzando aspetti elusivi della natura umana, ha fatto osservazioni che suonano vere, ma che non si possono verificare sperimentalmente. Quando però cominciai a lavorare con gli anosognosici, non tardai a capire che, pur avendo scritto un mucchio di sciocchezze, il fondatore della psicoanalisi era stato senza dubbio un genio e lo era ancor più se si considera il clima sociale e intellettuale della Vienna d’inizio secolo. Fu uno dei primi a notare che la natura umana poteva essere oggetto di un’analisi scientifica sistematica e ad affermare che lo psicologo poteva cercare le leggi della vita mentale allo stesso modo in cui il cardiologo studiava il cuore o l’astronomo il movimento dei pianeti. Adesso diamo tutto per scontato, ma all’epoca la sua intuizione fu rivoluzionaria. Non c’è da stupirsi che ne ottenne immensa fama.

Il suo contributo più prezioso consistette nello scoprire che la mente conscia è solo una facciata e che noi siamo completamente inconsapevoli del novanta per cento di ciò che accade nel cervello. […] a Freud va attribuito il merito di aver sottolineato quale ruolo cruciale abbiano le difese psicologiche nell’aiutarci a organizzare la nostra vita mentale. Purtroppo per spiegare i meccanismi di difesa egli elaborò modelli teorici nebulosi e non verificabili. Fece eccessivo ricorso ad una terminologia oscura e mostrò una vera e propria ossessione per il sesso nelle sue interpretazioni della condizione umana […].

Ma negli anosognosici vediamo i meccanismi di difesa evolversi davanti ai nostri occhi e li possiamo cogliere, per così dire, in in flagrante delicto. Oggigiorno disprezzare Freud è un diffuso sport intellettuale. […]. Ma […] il padre della psicoanalisi ebbe alcune geniali intuizioni sulla natura umana e centrò il bersaglio in materia di difese psicologiche […].

Vilayanur S. Ramachandran, La donna che morì dal ridere

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