Bring me to Sacred Ground!

L’anno scorso quando li vidi a Berlino non mi convinsero appieno, e l’ho detto e ridetto e ridetto. Un po’ mosci, stanchi, vicini alla morte artistica. Erano sempre i Queensryche ma, ma, ma. Qualcosa non funzionava a dovere. Si sentiva. Si vedeva. Si temeva.

Nella splendida atmosfera di Pistoia (Pistoia Blues), invece, i Queensryche hanno esaltato un pubblico piuttosto numeroso con un gran bel concerto, compatto, energico e coraggioso. Una prestazione che è piaciuta sia ai fan di lunga data (me medesimo) sia a chi assisteva per la prima volta a un loro spettacolo.

Una serata che mi riconcilia con la musica dal vivo. E ne avevo davvero bisogno.

Un concerto anche coraggioso, ho detto. Sì, coraggioso: perché i ‘Ryche, in un “festival” prettamente metal, hanno proposto solo un brano da Operation:Mindcrime e si sono lanciati invece alla riscoperta di canzoni meno note al grande pubblico, pescate dagli album che hanno avuto meno successo. Quando hanno attaccato con Hit the Black (oscuro brano del sottovalutato Hear in the Now Frontier) ho pensato che quel pezzo, tra gli astanti, forse lo conoscevo solo io. Quando hanno proseguito con la passionale Sacred Ground (dal solido Q2k) ho temuto che stessero davvero rischiando di perdere l’attenzione del pubblico – che, si sa, spesso va a vederli solo per sentire i brani tratti dai successi Empire e Operation:Mindcrime. E invece non è andata così. Invece hanno saputo conquistare tutti, con uno show privo di cali di tensione o imperfezioni. Sono stati GRANDI. Una perfetta Damaged. Un’epica A dead man’s words. Una tiratissima Walk in the Shadows. L’emozione perenne di Silent Lucidity. L’esecuzione caldissima di Jet City Woman e Empire (chiusura ideale del concerto). E altro ancora.

Un commento a parte se lo merita Geoff Tate. Personaggio magnetico, frontman e cantante di classe superiore. Poco da fare. E’ parso vocalmente (e fisicamente!) in ottima forma ma, soprattutto, ha dominato la scena in largo e in lungo per un’ora e mezzo col suo carisma da attore consumato, dialogando col pubblico e interpretando le canzoni da par suo con gesti e mimica facciale (la mano che trema in Man Down… e altre perle). Mi sembrava, a tratti, di stare dentro al video di Livecrime. E ho detto tutto, credo.

In definitiva, quello di ieri sera forse è stato il miglior concerto dei Queensryche a cui abbia assistito. O, almeno, è stato lo spettacolo che m’ha ricordato perché li amassi così tanto. Peccato che i tempi ristretti imposti dal formato-festival l’abbiano reso un po’ più breve di quel che doveva essere.

(prima dei ‘Ryche hanno suonato Labyrinth, Hammerfall e Gamma Ray, che ho seguito distrattamente tra una birra e l’altra. La differenza di qualità a favore della band di Seattle, però, m’è parsa davvero clamorosa)

Setlist (scaletta forse imperfetta):

Hit the black
Sacred gorund
Man down
The hands
Damaged
The thin line
Dead man’s words
Breaking the silence
The killer
Silent lucidity
Walk in the shadows
The right side of my mind
Jet city woman
Empire

Annunci

2 pensieri su “Bring me to Sacred Ground!

  1. Anch’io ero convinto di essere l’unico cretino a conoscere tutti i pezzi dei “nuovi” Queensryche. Bel blog, complimenti. :)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...