Una piccola perversione

Lo faccio solamente quando son sicuro che non c’è nessun altro in casa. Devo essere solo. Solissimo. Controllo ogni stanza. A volte stacco il telefono, temendo d’esser disturbato all’improvviso. Temendo d’essere interrotto sul più bello.

Allora, se davvero non c’è nessun altro, mi chiudo in camera. A chiave, talvolta. Chiudo le persiane, chiudo la finestra, tiro le tende: non vorrei che qualcuno sapesse. Non vorrei che qualcuno vedesse. Non vorrei che, da fuori, si potesse udire qualcosa. E’ così che cedo. Che mi lascio andare, anche se forse non dovrei. Lo faccio. Sì, lo faccio.

Mi guardo un’ultima volta attorno – qualcuno sotto il letto? dentro l’armadio? nel comodino? -, poi tiro fuori Disconnected dei Fates Warning dalla fila dei cd. Accendo l’amplificatore. Poi il lettore. Eject. Faccio quel che devo fare, e premo il tasto numero cinque. Canzone numero cinque. Numero cinque: Something from Nothing.

Play.

Vascelli spaziali alla deriva. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. Polvere di stelle scoppiate, frammenti di asteroidi. Perfetta stasi. Futuri poco raccomandabili. Una voce filtrata, melmosa, agonizzante. Un basso lontano. Una chitarra che ossessiona. E una tastiera, due tocchi e via, una tastiera che arriva dall’anno 2054.

Voci, ancora voci. Distanti, perdute, elusive. Finché la danza stellare non comincia davvero. Ci siamo, minuto 4.40. ALZO IL VOLUME DELLO STEREO. FIN DOVE REGGE. FIN DOVE REGGO.

Fantascienza. Qui parte la batteria, il suono di batteria più fantastico dell’intero universo conosciuto, e oltre. E’ incredibile. E’ pazzesco. Mark Zonder sta suonando su Giove. E NOI LO SENTIAMO. Pazzesco, appunto. LO SENTIAMO.

Air Drumming obbligatorio, e poi via, a cantare fino alla fine. Nothing changes. It’s all the same if nothing changeeees. Fino alla fine, quando riapro la porta di camera ed esco, fischiettando. L’aria svagata, lo sguardo innocente. Non è successo nulla. Nulla.

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5 pensieri su “Una piccola perversione

  1. Che capolavoro di canzone! Quella e Still remains valgono tutto l’album.

    Pensa che invece, ieri ho rispolverato il primo degli OSI, perché mi ero accorto che ci ha suonato Sean Malone (è la mia ultima fissa. ehm… perché probabilmente non lo sai, ma appena riesco a mettere via qualche soldo ho intenzione di prendermi uno stick ed iniziare ad impararlo. una pazzia, vero? :-D ). E anche lì, ci sono veramente dei bei pezzettini.

  2. il primo degli OSI è tanto che non lo ascolto, ma non m’è rimasto molto :)

    stick? tanto da normali non è, eh no. :)

    fino a un paio d’anni fa io – che mai ho suonato uno strumento, anche se in casa ho sempre potuto avere a disposizione diverse chitarre e una tastiera – m’ero messo in testa di comprarmi una semplice batteria e imparare a suonarla. avevo controllato i prezzi etc etc, ero lì lì per acquistarla… ma poi alla fine non se n’è fatto di nulla

  3. Qualcosa di simile lo faccio anch’io, ma non così malato :)
    Comunque la canzone si è rivelata una piacevole sorpresa. Conoscevo i Fates Warning solo di nome, e non sapevo facessero prog. Mi “documenterò” meglio ;)

  4. masque: fosse solo la fisarmonica :)

    Giacomo: il disco più più “prog” dei fates warning è “a pleasant shade of gray”, che è un capolavorone. Per il resto son sempre rimasti piuttosto attaccati alla forma canzone, facendo metal che comunque si distingue per classe e tecnica (senti “parallels”). Il pezzo che ho linkato viene da “Disconnected”, un disco a tratti più modernista che, però, contiene due lunghe splendide canzoni come “Something from nothing” e “Still remains”

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