Siòfoc, Budapest, Ljubjana

Tornato. Mangiato tanto, troppo (chi conosce le enormi porzioni dei ristoranti dell’est può capire), e camminato meno del previsto. Ero già stato anni fa a Siòfoc (lago di Balaton) e Budapest. Siòfoc è il solito adolescenziale – ed economico – divertimento alcolico. Budapest è invece sempre vasta, dispersiva e onnipotente. Qui abbiamo trovato un Danubio ancora più immenso – si portava dietro l’acqua caricata più a nord durante le varie alluvioni – e assistito ad alcuni spezzoni degli europei di nuoto, che si svolgevano sull’Isola Margherita. Ljubjana (Slovenia) è stata una piccola sorpresa: piccola, intima e tranquilla, prende improvvisa vita lungo un minuto fiume, dove regala aperitivi a volontà e sciorina ottimi ristoranti.

Più volte, durante questo breve viaggio, nei momenti in cui incontravo italiani che si lamentavano per questo o per quell’altro (un caso per tutti: alle splendide terme di Budapest, alcuni anziani signori del “Bel Paese” non facevano che ripetere fino alla noia che “da noi le acque termali son migliori”), mi trovavo a canticchiare mentalmente Territories dei Rush:

While their invaders dream of lands they’ve left behind
Better people…better food…and better beer…
Why move around the world when Eden was so near?

Se dovete uscir fuori dal confine solo per assicurarvi che da noi le cose vanno meglio (il che è una fesseria, peraltro: basti guardare la condizione delle strade, perfette fino a Budapest, scalcinate già a Gorizia) perché non ve ne state, beati e soddisfatti, a casa vostra?

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2 pensieri su “Siòfoc, Budapest, Ljubjana

  1. Gli Italiani all’estero sono quanto di più odioso mi è capitato di trovare. Forse perché le altre lingue le capisco meno, magari siamo tutti uguali e tutti concentrati a privilegiare le nostre cose, i nostri paesi, le nostre tradizioni… ma diciamo che, per farci riconoscere, non siamo davvero secondi a nessuno.

  2. penso che alla fine non sia solo questione d’essere italiani. però forse aiuta.

    camminando per ljubjana, una signora mi ferma:

    – ciao. sei italiano?
    – sì
    – oooooooh. finalmente uno che parla una lingua decente

    (nessuno obbliga a fare le vacanze all’estero, credo)

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