The invention of lying

Pensate, per un attimo, a un mondo in cui nessuno mente. Un mondo in cui nessuno fa alcun tipo di adulazione o di dichiarazione ipocrita. In cui la verità, che lo vogliate o no, vi esce letteralmente di bocca. E pensate, poi, a che tipo di relazioni interpersonali possano sorgere in un mondo del genere.

Fatto? Bene, è proprio in questo tipo di universo alternativo, antitetico rispetto all’everybody lies di doctorhousiana memoria, che si ambienta la brillante e semisconosciuta commedia The invention of lying (consigliatami da lui). Protagonista della storia messa in scena è un quarantenne fallito che, primo e unico di tutta la popolazione terrestre, ad un certo punto, impara a dire bugie. Senza che nessuno degli altri, ovviamente, se ne accorga. L’arte nel raccontare frottole, nello svilupparsi della narrazione, gli porterà alcuni discreti vantaggi. Ma, sul lungo andare, sarà anche causa di un enorme senso di frustrazione. Perché nessuno – o quasi – sarà in grado di acquisire il suo stesso modo di guardare alla vita.

Il film è intrigante per diversi motivi. Ma lo è in special modo per la capacità di analisi psicologica dei comportamenti più comuni e distribuiti all’interno della nostra realtà (in tal senso è emblematica la scena del tipo arrogante il quale, al ristorante, chiede che la bottiglia di ottimo vino che il cameriere gli sta servendo venga sostituita, definendo candidamente la propria richiesta come un mero ‘gesto di potere’). Detto questo, ci sono anche un sacco di interessanti elementi collaterali. Per farla breve, butto lì in maniera del tutto casuale alcuni dei collegamenti che il lavoro ha attivato nella mia mente: il concetto di arte come bugia espresso da Oscar Wilde, il significato della menzogna in Big Fish di Tim Burton, certi quadri di Magritte, il paradosso di Epimenide sui cretesi bugiardi, certi giochi logici sulla verità utilizzati da Russell e Hofstadter in alcuni dei loro lavori, la teoria del linguaggio secondo Wittgeinstein. Etc etc.

Ma c’è di più. C’è un ulteriore livello di lettura. Forse quello primario. Un giorno il protagonista viene convocato al capezzale della madre morente. La povera donna è impaurita dalla prospettiva di trasferirsi nel ‘nulla eterno’ e il figlio – unico al mondo in grado di  mentire e di concepire l’atto del dire bugie -, di fronte al lamento della madre disperata, confeziona per lei una splendida menzogna. Una frottola che le renda più lieve il momento del trapasso. Oltre la morte, racconta l’uomo, c’è qualcos’altro. Un posto splendido. Una vita eterna, gioiosa, senza problemi. Gelati. E una villa per tutti.

E’ così che, in un mondo in cui la bugia non poteva esistere, irrompe di colpo la religione. Assieme a tutto il carico delle sue tipiche contraddizioni. Il protagonista, l’unico che può comunicare con ‘l’uomo in cielo’, in un primo momento penserà d’aver reso tutti davvero felici. Successivamente, però, si accorgerà di averla combinata grossa: alcuni suoi conoscenti smetteranno di vivere appieno la loro unica vita, magari piena di delusioni e sofferenza, in quanto certi che la vera felicità potranno trovarla solo dopo la morte fisica. Perché lottare per questa esistenza, finiranno per pensare i suoi amici, se la vera gioia sapremo provarla solo nell’Aldilà? (Christ what have you done?).

In chiusura, al netto di qualche romanticheria di troppo, The invention of lying è una commedia, leggera e divertente, caratterizzata da un buon numero di intelligenti intuizioni. Tutt’altro che disprezzabile.

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3 risposte a “The invention of lying”

  1. Giacomo Scotti dice :

    Sembra molto interessante. Lo guarderò.

  2. cinicofilo dice :

    Felice tu abbia apprezzato questo film distribuito in Italia direttamente in dvd (e non direi per la scarsa qualità visto che nei cinema esce ben di peggio).

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