Ogni giorno un po’ di Toscana muore (cit.)

Prima scena. Ieri pomeriggio. Mi trovo a Firenze in libreria. Al Melbookstore. Compro a prezzo stracciato Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, che va sul comodino ad attendere tempi migliori, e faccio un giro tra gli scaffali. Mi accorgo, mentre cammino, che la libreria ha organizzato al suo interno la presentazione di un libro di poesie. L’evento non ha ancora avuto inizio, ed è tutto un mormorare aulico. Sono accanto ad alcuni invitati-spettatori. Una signora sui 65, inconfondibile accento fiorentino, sta parlando con un amico, probabilmente residente fuori regione. “La Toscana sta morendo. Tutte quelle vecchie tradizioni, tutte le usanze”, si lamenta la donna con l’uomo, “stanno scomparendo. La stupidità moderna sta prendendo il sopravvento”. E così via, e così via. Inutile continuare. Il tono s’è intuito.

Seconda scena. Dopo la libreria vado in via del Proconsolo, dove c’è una conferenza intitolata Intelligenza e stupidità. Arrivo troppo tardi. Ho modo di poter ascoltare solo le ultime battute e le domande del pubblico. Mi fa una bella impressione il filosofo Maurizio Ferraris: spigliato, pragmatico e ironico, sembra  potersi piazzare assai lontano da ogni banalità. Tra le domande che gli vengono rivolte ce n’è una in particolare che mi fa pensare alla scena sopra descritta. Un signore prende il microfono e chiede, più o meno, se è giusto pensare che quella di oggi sia la società più stupida in assoluto. Se non chiede proprio questo, è evidente che voglia arrivare proprio lì. A rimpiangere tempi migliori. Ferraris, invece di cavalcare l’onda diffusa del lamento – cosa che gli avrebbe consentito di ricevere il più caloroso degli applausi -, si rimbocca le maniche e spiega come la pensa. Portando come esempio diversi tipi di passate società finite male a causa di comportamenti che (sbrigativamente) possiamo definire stupidi, conclude che l’idea che questa sia la fase meno intelligente di tutta la storia umana è, molto semplicemente, solo una forte illusione cognitiva. Nient’altro che questo.

Non potrei essere più d’accordo. Eppure è questo un preconcetto difficile da estirpare. Che si diffonde a più livelli. Che ci spinge a credere che i giovani d’oggi in generale siano peggiori di quelli di ieri. Che le condizioni di vita medie fossero migliori in passato piuttosto che nel presente. Che noi sì che sapevamo come divertirci, e i nostri giocattoli erano migliori, mica come oggi. Che i bambini prima erano più educati. Che la Toscana una volta era meglio. Che le occupazioni a scuola una volta erano fatte per motivi validi, mica come oggi. Che, che, che. Son tutti discorsi, questi, che tendono a deprimermi enormemente. Ancora di più di una sconfitta della Juventus, per dire.

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4 pensieri su “Ogni giorno un po’ di Toscana muore (cit.)

  1. Uno dei preconcetti più preconcettosi che ci siano. L’egoismo umano innalzato ai massimi livelli. L’esempio più classico che mi viene da dire è quello sulla musica. Molti pensano che la musica moderna (post 2000) sia un miscuglio di note che abbiano il solo l’obiettivo di far guadagnare al produttore e al musicista. Ok, magari qualcuno lo fa, ma non si può catalogare tutta musica come ciarpame soltanto perché è stata scritta ‘troppo tardi’!

  2. Basta farsi una carrellata manualistica di autori latini per capire chi è il papà culturale che ci ha insegnato a pensare così. O tempora, o mores…

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