Esternalismo e politica

L’esternalismo è una posizione che alcuni filosofi assumono nei confronti della mente. Secondo loro è ingiusto separare così nettamente – come si fa nel pensiero comune – il mondo esterno da quello ‘interno’. Per loro la mente nasce nel sistema nervoso ma si diffonde, si sviluppa, si appoggia e si ramifica anche nell’ambiente. La mente è anche là fuori. Ci sono isomorfismi tra le informazioni immagazzinate nel cervello e quelle memorizzate sui vari supporti che utilizziamo per orientarci nel mondo. In breve: la mente non ha confini definiti.

A prima vista, possono sembrare tutte assurdità. Ma chi si prende la briga di approfondire l’argomento si rende conto che questa ipotesi non è del tutto campata in aria. Anche se siamo portati a ignorarla, per una questione di mera praticità. Praticità cerebrale: sappiamo che, per il cervello, più le cose appaiono semplici e meglio è. Sull’argomento ha scritto anche Hofstadter in Anelli nell’io – nel capitolo forse più emozionante ma anche meno convincente (nel senso che non sa convincere) del libro.

Passando all’attualità, il comportamento dei seguaci di Fini, ex leader della vecchia AN, mi ha fatto pensare al concetto di ‘mente estesa’. Ecco perché.

Per circa quindici anni Gianfranco Fini è stato alleato di Berlusconi. Per quindici anni gli è andato bene di tutto. Dall’illegalità alle cialtronate, all’immobilismo, al servilismo nei confronti dei peggiori delinquenti internazionali. Tutto a posto. Il conflitto d’interessi non era un male. Le fesserie raccontate – e poi subito smentite – erano tutto sommato simpatiche provocazioni. E i giudici, ovviamente, vogliamo parlare dei giudici? Troppo opprimenti nei confronti del Premier.

Per circa quindici anni Gianfranco Fini è stato alleato fedele del sovrano di Arcore. Ha sopportato e supportato ogni sua bizza. E così hanno fatto i vecchi simpatizzanti di AN. Nel recente passato ho avuto discussioni con alcuni di loro sulla figura di Berlusconi. E tutti lo difendevano a spada tratta, utilizzando gli stessi argomenti suesposti. Gli stessi di Fini.

Poi Fini un bel giorno cambia idea, per motivi che qui non interessano. Un bel giorno si accorge che Berlusconi ha problemi con la giustizia, che vuol farsi leggi per evitare la galera, che il suo governo non combina alcunché, che ignora il parlamento e la costituzione. E che Berlusconi è autoritario, cialtrone, inadatto a governare, probabilmente malato. Eccetera, eccetera.

Un bel giorno Fini scopre tutto ciò. E cosa fanno i suoi storici ammiratori, quelli che partivano in automatico con la solita trita apologia del Cavaliere – l’alleato! – ogni volta che provavi a insinuare in loro il dubbio che Berlusconi non fosse tutto questo candido splendore?

Semplice. Dietrofront di massa. Anche i fedelissimi di Fini, quasi tutti, hanno consequenzialmente condiviso le sue improvvise perplessità. All’istante, la loro bandiera ha cominciato a sventolare in direzione opposta. Dal difendere appassionatamente Berlusconi sono passati, nel giro di settimane, all’attaccarlo con una certa veemenza. Un capezzonizzazione al contrario.

In questi giorni ho incontrato più di una persona che ha avuto questo fulmineo cambiamento di prospettiva. E sul web leggo di tanti comportamenti simili. Un’inversione a U di rara decisione.

E’ qui che ho pensato all’esternalismo. E’ come se tutte questi soggetti avessero delegato a Fini il proprio pensiero politico. Io mi fido di te, gli hanno implicitamente detto. Pensa per me. Su quest’argomento, decidi per me. Io ti seguirò.

E’ come se Fini avesse in sé tanti, tantissimi ‘pezzi di mente’ (o anelli hofstadteriani) altrui. Pezzi di mente politico-dedicati, vicini all’atrofizzazione, che per svolgere il proprio compito si appoggiano su aiuti provenienti dall’esterno (1). La stessa mente di Fini.

Per non dovermi ricordare gli appuntamenti, utilizzo il calendario del cellulare. Per non dimenticarmi di un fatto, me lo scrivo su un post-it. Per non fare a mente calcoli troppo complessi, utilizzo una calcolatrice. E c’è chi, per non doversi sforzare di elaborare idee politiche proprie (qualunque cosa ciò significhi), fa affidamento sul pensiero e sul comportamento di una figura ritenuta sufficientemente autorevole. Fini, in questo caso (2). Fini, un supporto esterno dedicato ad un compito specifico. Fini, ausilio gentilmente offerto dall’ambiente che viene utilizzato per rendere le proprie facoltà cognitive – quelle più ‘centrali’ – libere di occuparsi di altro.

Non è difficile immaginare che la mente di tali soggetti sia così estesa da comprendere – per certi aspetti – anche una parte di quella del loro leader politico preferito. Quando lui decide, insomma, loro decidono. Senza consumare troppe energie.

 

1 -So bene che questo è un ragionamento che si può fare anche per mille altri casi, dalla religione all’Apple di Jobs. Ma mai come nell’improvviso ‘risveglio’ di Fini si osserva quanto per i suoi seguaci sia molto più fondamentale la figura carismatica rispetto al pensiero politico – a dir poco volubile.

2 – Ammetto senza problemi che trovo alcune delle nuove posizioni di Fini, come  quelle laiciste o quelle sull’immigrazione, molto più condivisibili rispetto al passato. Ho ascoltato Fini in un’intervista concessa alla Rai, alcuni mesi fa. Per quanto riguarda immigrazione e integrazione, mi ha dato davvero l’impressione di aver raggiunto un punto di vista più ampio e maturo. Sembra aver scoperto – improvvisamente? – che simili questioni non si possono liquidare con frasi ad effetto o dichiarazioni populistiche. Sembra essersi reso conto – sarà la risposta definitiva? – che l’immigrazione ha un significato storico che va al di là degli ultimi 15 anni ma che, invece, è legato a dinamiche vecchie 200.000 anni. Ricordo che rimasi davvero stupito nel vederlo parlare del tema con tale competenza ed equilibrio. Fini sembrava in quell’intervista molto vicino alle idee di Jared Diamond (per un verso) o di Amartya Sen (per un altro). Quanto durerà?

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6 pensieri su “Esternalismo e politica

  1. Sì. Il discorso fila molto bene. Nascono problemi quando si delega una autorità di troppe funzioni mentali. Quando al tizio di turno, decido di lasciar svolgere al mio posto la gestione di troppe idee di cui preferisco non farmi carico (perché magari ritengo di aver altro su cui concentrarmi). Nel momento in cui l’autorità fallisce, tutti quelli che hanno delegato ad essa, su cui hanno esteso la propria mente, si ritrovano con lo stesso baco, con la stessa mancanza… come amputati. Se quella risulta essere l’unica estensione per quel genere di argomenti, essi rimarranno vulnerabili e cadranno.
    Guardiamo cosa accade ora con il governo. Il governo italiano, che è diventato sempre più accentrato, sfiorando il totalitarismo. Inizia a franare il nucleo, ed ecco che poco alla volta tutto il resto cade. Manca, appunto, di fault tolerance. Oppure, da un punto di vista “naturalistico”, manca di bio-diversità.
    Lo stesso atteggiamento di Fini è probabilmente emerso dalle condizioni “esterne”.
    Come dire “io sono così per via di tutto ciò che esiste intorno”.

    • “Nascono problemi quando si delega una autorità di troppe funzioni mentali. Quando al tizio di turno, decido di lasciar svolgere al mio posto la gestione di troppe idee di cui preferisco non farmi carico (perché magari ritengo di aver altro su cui concentrarmi)”.

      Il soggetto per un buona (forse!) storia di fantascienza potrebbe vedere un’estremizzazione di questa situazione. :)

  2. Il tuo discorso fila ed è condivisibile. Sull’argomento specifico: credo che Gianfranzo sia tanto ambizioso quanto mediocre. Una volta era un uberfascista che insegnava teoria della razza (cazzate di Evola e Freda) a gente che a sua volta l’ha trasmessa, e questo lo rende “nonno” di tanti pestaggi e linciaggi, che non voleva che i gay avessero incarichi pubblici, che un sacco di immondizie. Poi abiura tutto per trovarsi un posto nella seconda repubblica, e si trova la sua nicchia giocando con Berlusconi al poliziotto buono/poliziotto cattivo. Ora che, probabilmente, Berlusoconi ha deciso di non designarlo come suo erede, Fini cerca la via alternativa per garantirsi la sopravvivenza. Ambizioso ma secondo me stupido, finirà per diventare il Mastella di dx. Ahr ahr ahr.

    • In effetti il passaggio dalle teorie della razza al voler rappresentare una destra europea che ha a cuore diritti delle persone e minoranze è sospetto. Ma non volevo dare un giudizio ‘politico’: visti i precedenti, tenderei a non fidarmi di lui.

      Lo ricordo da Mentana a Matrix qualche giorno dopo che Berlusconi aveva fondato il nuovo partito. “E’ una buffonata”, disse Fini. Poi passa una settimana (o quel che era) e Alleanza Nazionale si fonde col PDL.

    • Ah, quello lo davo per scontato – i poteri antiberlusconidi vorrebbero ricominciare da dove i giochi si interruppero, proprio nel ’94 grazie alla discesa in campo di abberlusconi variabile inattesa. All’epoca puntavano sul blocco degli ex comunisti riconvertiti, che abbisognavano di nuovi finanziamenti visto che l’URSS aveva tirato le cuoia, oggi sull’accozzaglia frankensteiniforme che c’é.

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