Perché diffido del messaggio morale di ‘Into the Wild’

Si dice a volte che non c’è un progresso vero e proprio; che una civiltà che uccide milioni di persone in guerre di massa, che inquina la terra e gli oceani con quantità sempre maggiori di rifiuti, che distrugge la dignità degli individui soggiogandoli a un’esistenza forzatamente meccanizzata, difficilmente può essere definita un progresso rispetto all’esistenza più semplice delle società primitive. Ma quest’argomentazione, benché abbia un suo fascino romantico, non regge. Le tribù primitive permettevano una libertà individuale molto inferiore a quella concessa dalla società moderna. Le guerre venivano perpetrate con molte meno giustificazioni morali. Una tecnologia che produca rifiuti è in grado di trovare, e li sta trovando, i mezzi per eliminarli senza sconvolgimenti ecologici. E il quadro che i libri di scuola forniscono dell’uomo primitivo omette a volte il dolore, le malattie, la fame, il lavoro stremante che la mera sopravvivenza richiedeva. Il passaggio dalle sofferenze di quell’esistenza cruda alla vita moderna si può definire un progresso senza timore di esagerare, e l’unico fattore determinante di questo progresso è chiaramente la ragione stessa.

È facile vedere come i processi, sia naturali che formalizzati, dell’ipotizzare, dello sperimentare, del trarre conclusioni, abbiano generato secolo dopo secolo le gerarchie di pensiero che hanno eliminato la maggior parte dei nemici dell’uomo primitivo. In una certa misura, la condanna romantica della razionalità trae la sua origine proprio dall’efficacia della razionalità stessa nel sollevare l’uomo dalle sue condizioni primitive.

Robert M. Pirsig, Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

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9 pensieri su “Perché diffido del messaggio morale di ‘Into the Wild’

  1. Senza contare che anche le civiltà “primitive” sono state a volte (spesso?) responsabili di estinzioni di specie animali, sfruttamento intensivo del suolo o di materie prime che hanno prodotto “mini catastrofi ecologiche”. Da che l’uomo ha iniziato a costituirsi in società c’è stato il “progresso” – solo con l’esperienza e la razionalità si può governare questo progresso per limitare o cancellarne gli effetti collaterali dannosi.
    Il mito di un paradiso terrestre perduto, della nostra innocenza originaria è appunto un mito.

    • Senza contare che anche le civiltà “primitive” sono state a volte (spesso?) responsabili di estinzioni di specie animali”

      Ma infatti. Vedi per esempio l’estinzione dei grandi mammiferi, scomparsi tra 20.000 e 100.000 anni fa probabilmente grazie ad una caccia indiscriminata.

      • esatto. è proprio quello che ci differenzia dai primitivi, a darci la possibilità di conoscere le conseguenze su grande scala delle nostre azioni.

        abbiamo molto più potere sull’ambiente, ma al tempo stesso, abbiamo più consapevolezza. possiamo capire anche, se le modifiche che il nostro maggiore potere ci permette, non ci si ritorceranno contro.

        dobbiamo quindi decidere se c’importa qualcosa dell’estinzione delle specie animali e dei cambiamenti ambientali che causiamo, oppure no.

        nel primo caso, dovremmo decidere in che modo cambiare eventuali atteggiamenti che riteniamo non siano coerenti con il nostro obiettivo. si può provare a rendere più efficienti i nostri strumenti, grazie ai miglioramenti tecnologici, ed anche a fare un uso più consapevole degli strumenti ed imparare a rinunciarvi se si ritiene che non siano poi così fondamentali. entrambe le cose possono coesistere.

        fosse anche decidere di limitare il nostro impatto, di rinunciare ad alcune comodità, non sarebbe comunque un ritorno al primitivo, ma qualcosa di nuovo, data la consapevolezza che abbiamo.

        • Non c’entra quasi nulla, ma mi va di raccontarlo. Per testimoniare che secondo me la sensibilità verso certe tematiche, inevitabilmente, cresce.

          L’altro giorno girava su Facebook un video in un cui un patetico imbecille italiano, un adolescente, tirava un calcio violento ad un gatto di pochi mesi, scagliandolo a metri di distanza e forse ferendolo a morte. Una roba inguardabile, che mi son pentito d’aver visto, anche se solo per pochi secondi. Tra i commenti indignati – questo imbecille aveva pubblicato il video sul suo profilo – c’erano anche quelli che ‘eh, ma i ragazzi di oggi’ e “eh, ma non ci sono più valori’. Purtroppo io ricordo che queste cose succedevano anche quand’ero ragazzo. Nella mia zona alcuni piccoli delinquenti di quattordici, quindici anni si vantavano d’aver dato fuoco, dopo averlo cosparso di benzina, a più di un gatto.

          Non so se allora c’era il reato di maltrattamento di animali. Ma so che se vado indietro nel tempo arrivo ad un punto in cui fare del male gratuito ad un animale non era reato. Oggi lo è, ed è un miglioramento. Il patetico imbecille di cui sopra, quello che ha scalciato il gatto, è stato denunciato dalla comunità di Facebook. Spero non la passi liscia. 50, 100, 200, 2000 anni fa l’avrebbe passata liscia di sicuro.

          • http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/cronaca/2010/2-novembre-2010/calci-gatto-video-youtubeidentificato-aggressore-minorenne-1804076969535.shtml

            “SIRACUSA – È stato identificato il ragazzo che un video su Yotube mostra mentre prende la rincorsa e ridendo colpisce con un violento calcio un gatto che, ferito, perde molto sangue tanto che l’aggressore dice agli amici «ormai è morto». Carabinieri della compagnia di Augusta lo hanno denunciato assieme a tre suoi amici che hanno partecipato all’aggressione. I quattro ragazzi, tutti abitanti a Francofonte, che all’epoca dei fatti non erano ancora maggiorenni, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica del Tribunale per i minorenni di Catania per maltrattamenti a animali. L’episodio risale a due anni fa e per loro non si applica la nuova normativa. I quattro hanno reso ampia confessione dicendosi «pentiti per l’accaduto» e di avere agito «per noia».

            Il contenuto del filmato messo on line era stato cancellato alcune ore dopo, ma un utente indignato l’aveva conservato e poi girato all’associazione «Arcanimali» che ha presentato una denuncia sollecitando l’intervento della polizia postale per individuare il responsabile dell’episodio.

            Nel filmato si vedono i quattro ragazzi che parlano con una forte inflessione dialettale siciliana. Il più alto del gruppo corre e colpisce con violenza il gatto, di colore chiaro. L’animale vola per diversi metri e un amico dell’aggressore commenta: «L’hai ucciso, è morto». Lui soddisfatto, continuando a ridere, si vanta: «Gli ho rotto la schiena…». Un altro ragazzo lo blocca: «basta perde sangue, lo hai colpito alle zampe». E lui commenta «Ormai è morto», mentre il gatto si accascia su un muro e lentamente si allontana.

            Redazione online
            02 novembre 2010(ultima modifica: 04 novembre 2010)”

          • almeno la sua imbecillità è stata così completa da fargli pensare che fosse un’idea grandiosa, pubblicare in rete il video.

            è vero comunque, la sensibilità su certi argomenti sta aumentando, al pari di quanto aumentano la conoscenza e la diffusione degli stessi.
            lo noto spesso, riguardo alla conoscenza degli animali, che recentemente sta aumentando molto. e di pari passo, aumentano anche le persone che iniziano a diventare almeno “simpatizzanti” per le idee antispeciste.

            ovviamente questo, in passato, non era possibile.

  2. I primitivi erano primitivi, per questo hanno fatto la fine del gatto sull’Aurelia, e basta questo per ridere di loro e di chi compra chincaglieria indopellerossa ai mercatini.

  3. Davvero trovi che il messaggio di Into the Wild sia una critica alla tecnologia e/o al progresso? Alla fine il povero McCandless capì che era meglio stare tra la gente ma purtroppo il fiume gli impedì di andarsene e lui restò imprigionato lì…

    • Sì sì, in realtà volevo aggiungere una POSTilla al POST, in cui spiegavo il titolo. Perché m’ero POSTo il tuo stesso problema.

      Il discorso è che il film, al di là del suo finale, è per molti (da quel che leggo in giro) soprattutto la storia del ragazzo che abbandona il ‘sistema’ e la modernità per tornare alla ‘vita vera’ ed ‘essenziale’. Se per me è un po’ la storia di un frescone che fa la scelta sbagliata e muore a 20 anni, vedo che per tanti altri l’aspetto del ‘ritorno alla Natura’ è predominante ed ha un fascino irresistibile. Non so se il film volesse lanciare messaggi, ma osservo che di tutte le possibili interpretazioni quest’ultima è quella di gran lunga più diffusa. Il protagonista è l’eroe che sfugge alle regole e torna alla semplicità, anche alla ‘vita di una volta’, se vogliamo. Che poi questa ‘vita di una volta’ finisca per ammazzarlo non sembra importare troppo. Il romanticismo che si era venuto a creare attorno alla sua figura rimane, così mi pare, intatto. Credo che il film abbia avuto un buon successo anche perché sa lanciare questo tipo di comode suggestioni.

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