La luce alla fine del tunnel è Charlize Theron

Alla fine di una discussione su tutto quanto, l’universo e la vita, un mio amico (credente) mi ha posto la domanda della domande?

 

Credi alla vita dopo la morte?

 


La domanda definitiva. La domanda che sta alla base di qualsiasi sentimento religioso. Il dubbio – e la speranza – che millenni fa ha dato il via alla fede.

Ho risposto di no. Non ci credo, ho detto semplicemente. Dopo la vita c’è il nulla. Non vedo come possa pensare il contrario. Non ho elementi, diciamo, per pensare il contrario.

Al che l’amico ha replicato che lui ci crede. Ed è questo che fa la differenza tra me e lui, ha detto. Lui ci crede, perché una vita che finisce nel nulla sarebbe orribile e priva di senso.

Direi che è una risposta tipica in questo genere di (pacate!) discussioni. Ma è sbagliata. Logicamente sbagliata. Perché fa confusione tra due piani: quello della plausibilità e quello della desiderabilità di un’ipotesi. Costruisce ingiustificate certezze attorno ad una speranza. Dona troppa dignità ad una costruzione mentale priva di riscontri oggettivi. Trasforma – magicamente! – ciò che piace in ciò che è.

Quella dell’amico sarebbe stata una risposta appropriata, invece, per la domanda: Ti piacebbe che ci fosse una vita dopo la morte?

Ecco. Questa è una domanda alla quale, penso, sia io che l’amico avremmo dato risposte molto simili. Del resto, a chi dispiacerebbe continuare a vivere dopo la ‘morte fisica’? A chi farebbe schifo? A me no di certo.

 

Come non mi farebbe schifo tornare a casa, stasera, e cenare con Charlize Theron.

Perché no? Dal momento che l’idea in sé è (ovviamente) esaltante… perché non prendere per vera questa ipotesi, l’ipotesi Charlize-a-cena? Perché non sperarci e – dunque – crederci? Perché non indirizzare la mia intera giornata verso la magnifica serata che di certo mi aspetta?

E’ così che ho fatto oggi.
Ho creduto in Charlize
.
Perché mi piaceva crederci.
E mi sono comportato di conseguenza.

Quindi stamattina mi son svegliato presto. Avevo un sacco di cose da fare. Ho riempito la mia faccia di creme antiage. Non sono andato a lavoro. Ho passeggiato per la città, frenetico, e sono andato all’enoteca, dove ho comprato un paio di vini pregiati in vista della cena. Sono passato dal barbiere (avevo bisogno di rifarmi la basette), poi dal sarto (Charlize merita un vestito elegante e nuovo!), poi in profumeria (mi son fatto consigliare la fragranza più alla moda), poi al centro massaggi, poi ho fatto pulire tutto l’appartamento da una ditta di pulizie, poi ho ordinato una cena alla gastronomia più in della città, poi ho comprato un paio di dischi da farle sentire, poi, poi, poi, mi sono improfumato, lavato, pettinato. Eccetera.

Insomma. Ho rinunciato allo stipendio giornaliero e ho speso un’ira di Dio.
Ma per Charlize, ci mancherebbe, questo e altro.

Al supermercato, poi, ho incontrato una ragazza carina, interessante, che provava ad iniziare una conversazione con me. Ma ho mostrato distacco e l’ho ignorata. Stasera c’è Charlize a casa mia, ho subito pensato. Tutto il resto conta zero.

E’ arrivata, finalmente, la sera. Il momento in cui lei sarebbe arrivata. Sarebbe arrivata perché mi piaceva pensare che sarebbe arrivata. Nessun dubbio in proposito.

La sera. La tavola è apparecchiata. Le candele sono accese. Il vino è alla giusta temperatura. Nell’aria si respira un gradevole profumo di incenso. E io sono elegantissimo. Come mai in vita mia.

Passano le ore. Passano le ore. Passano le ore. Le candele pian piano si consumano. E si spengono. Il vino si scalda.  Alla tv c’è Fabrizio Frizzi. E Charlize non viene. Nessuna traccia di lei. Nulla. Lo sguardo fisso sulla porta, aspetto che lei entri da un momento all’altro. Ma non succede. Ci spero ancora. E ancora. Ma non succede, cristo, non succede.

Arriva mezzanotte e vado a letto. Deluso. Triste. Pensoso.

Non solo Charlize non si è presentata.

A causa di quest’allettante illusione, ho anche buttato via l’intera giornata.

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4 pensieri su “La luce alla fine del tunnel è Charlize Theron

  1. Ecco qui come smontare l’argomento della “scommessa” di Pascal in quattro e quattr’otto! (Aspetta.. controllo… sì, fa otto)
    C’è da dire che Pascal non mi ha mai convinto più di tanto, con quella storia della “canna pensante”.
    Davvero un post perfetto, da usare come vademecum per smontare i mistici, i superconvinti, e quelli “che lo sanno solo loro”.

    …In ogni caso, Charlize saluta e ringrazia, ma era passata da me a darmi una mano a riassettare, e a far fuori l’ultima Simmenthal. :-)

      • Per me in generale ha poco senso buona parte della filosofia fatta al liceo…

        Su Charlize in effetti è come dici: mi ha fatto una piazzata che non finiva più. Probabilmente ho fatto confusione con Scarlett Johanson.

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