Insensata storia di un cervello senza senso

Visto che si parlava di cervello: ecco un’idea strampalatissima buttata giù al volo.

In alcuni suoi libri Ramachandran racconta che, nei cervelli di soggetti con arti superiori amputati, le aree corticali preposte a ricevere gli stimoli dalle braccia e dalle mani qualche volta vengono invase dalle aree corticali adiacenti. Si è visto che le aree che si occupano di ricevere input tattili dal volto si trovano nel cervello contigue a quelle – enormi – che li ricevono dalla mano. Può succedere, quindi, che sfiorando la guancia sinistra di un soggetto che ha perduto la mano sinistra, egli si senta sfiorare la mano (qui la cosa viene spiegata bene). Quella mano che esiste solo per il cervello.

Da parte sua Oliver Sacks, in Musicofilia, sottolinea come la sordità possa in alcuni casi portare alle allucinazioni musicali (un fastidioso iPod che ti si accende in testa e comincia a tormentarti, a ossessionarti). Il neurologo spiega che in un soggetto sordo le aree del cervello addette a ricevere i dati dell’udito talvolta sanno come trovarsi una specie di lavoro alternativo.  Piuttosto che stare con le mani in mano, creano melodie con cui tenersi occupate. O, altrimenti, le recuperano da un passato anche assai remoto. Gran parte di queste melodie, si badi bene, sembrano reali. Provenienti dall’esterno.

Succede per il tatto, quindi, per l’udito e per la vista (alcuni tipi di cecità portano ad allucinazioni, come nella Sindrome di Bonnet). Forse – posso immaginarlo – anche per  il gusto e per l’olfatto. Se ne può dedurre qualcosa?  Forse. A un profano come me sembra, per esempio, che esista una legge generale e che da tutti questi fenomeni emerga un concetto intuitivo e allo stesso tempo interessante: il cervello non sa rimanere inattivo.

La questione è semplice: se un’area cerebrale non riceve più gli stimoli necessari per il suo corretto funzionamento, in alcuni casi, pur di non rimanere inoperosa, se li inventa o li prende in prestito da aree prossime. E finisce per lavorare, così, su materale fittizio o distorto.

In altre parole, se la connessione tra il punto o l’organo che riceve lo stimolo e l’area che lo elabora viene recisa, la seconda rimane teoricamente isolata e – per non morire di noia – talvolta si costruisce un hobby. Le allucinazioni. Roba finta che viene creduta reale. Roba finta che non può essere distinta dal reale.

Questo mi ha fatto pensare ad un’altra cosa. Ne L’io della mente Dennett e Hofstadter presentano alcuni racconti (ne ricordo uno in particolare) che hanno come protagonisti dei… cervelli (vedere anche Putnam). Si tratta di esperimenti mentali in cui si immagina che un cervello isolato dal proprio corpo, magari immerso in una vasca piena di liquido fisiologico, possa avere delle esperienze (reali?) se fornito delle giuste ‘configurazioni’. Possa, insomma, anche non accorgersi di non avere un corpo e di non avere dei sensi. Possa per sempre ignorare di essere stato pateticamente messo a galleggiare dentro una vasca. Dal momento che le informazioni gli arrivano in maniera continuativa, per esso fila tutto liscio come l’olio. Esso vive.

 

Come si fa a ingannarlo? Per esempio: se so – perché l’ho scoperto – quale pattern neurale corrisponde alla sensazione di stupore, posso generare lo stupore in quel cervello attivando proprio quei neuroni specifici. E, stupefacente, quel cervello si stupirà. Lo stesso posso fare per la sensazione di ‘gelato al cioccolato’ (buonissimo!). O per la sensazione ‘goal di Krasic’ (evvai!). O per l’idea  ‘posso chiuderla qui con gli esempi’.

 

Per carità, sono esperimenti mentali e vanno presi con tutte le molle possibili: ma teoricamente il ragionamento non sembra così sbagliato. Se ciò che penso è il risultato esclusivo di configurazioni neurali specifiche (come sembra essere), attivando tali configurazioni creo ciò che penso.

 

Sempre speculando e proseguendo con gli esperimenti mentali, basandomi su ciò che ho detto sopra, ci si potrebbe spingere ancora più in là. Si potrebbe arrivare, infatti, a fondere il cervello di Sacks-Ramachandran, allucinogeno, con quello illustrato da Dennett-Hofstadter, che si trova in una condizione di deprivazione sensoriale (evitata grazie al nutrimento informativo fatto pervenire dall’esterno del sistema).

Un passo ulteriore – folle – verso il controintuitivo.

Vediamo come. Il cervello di cui si parla nell’Io della mente è un cervello che dipende in larga misura dagli altri, dall’esterno, da ciò che si trova fuori dalla vasca. In primo luogo vi dipende per l’apporto di sangue: altrimenti si spegnerebbe biologicamente. In secondo luogo, si veda il disegno qui sopra, vi dipende per l’apporto di ‘esperienze’, o pattern neurali, quelle informazioni che lo fanno pensare e percepire anche se privo di un corpo (senza la fornitura di pattern il cervello morirebbe mentalmente – forse!).

Ora, sulla base delle idee e delle scoperte di Sacks e di Ramachandran (e di altri) si potrebbe immaginare un cervello che acquista ancora maggior indipendenza rispetto a quello appena descritto. Privato di qualsiasi strumento percettivo – senza corpo – ma anche di un’adeguata e continuativa fornitura di pattern neurali, in questa nuova visione sacksramachandrizzata il cervello galleggiante avrebbe infatti bisogno solo dell’apporto del sangue per ‘andare avanti’ e avere una sua ‘vita interna’. Saprebbe infatti come tenersi occupato in maniera autonoma, senza la necessità di sovvenzioni stimolo-informative provenienti dall’esterno.

“Dammi il sostentamento biologico quotidiano”, dice il cervello di Sacks-Ramachandran immerso nel liquido, “e per il resto io me la cavo benissimo anche da solo”.

Immaginiamolo, grigio e inerte, che galleggia all’interno di una vasca. Una scena desolante. Un cavo che arriva dal mondo fuori dal vetro lo rifornisce di sangue e lo mantiene vivo. Un altro cavo per la fuoriuscita del sangue stesso. Lui è lì, apparentemente tranquillo, malinconico, privo di qualsiasi dato proveniente dall’esterno. Visto da fuori, niente sembra turbarlo.

Ma, dentro, lui è un caos di allucinazioni. Dentro, lui vive in un mondo timothyleariano. Ha esperienze forse inimmaginabili.

Dentro, tutte quelle aree nate in origine per ricevere stimoli dall’esterno, adesso, in condizioni di povertà informativa, si tengono in attività creando e ricreando vortici di allucinazioni da release. Allucinazioni tattili (non ci sono braccia!), uditive e perché no musicali (non ci sono orecchie!) , visive (non ci sono occhi!) e magari anche relative al gusto e all’olfatto.

Quel cervello, se si trascura il bisogno di energia soddisfatto dal tubo, è autosufficiente. Basta a se stesso. 

 

Provare anche solo a immaginare quale mondo possa percepire quell’ammasso gelatinoso di neuroni crea-allucinazioni è al tempo stesso inquietante e affascinante. E’ un mondo coerente? E’ un mondo credibile? Un mondo ritenuto reale? Quel cervello è triste e sconsolato come pensiamo possa essere a guardarlo da fuori? E’ paranoico? Immagina che possa esserci dell’altro, oltre la vita che sta percependo? E’ felice? E’ innamorato? Ha tasse da pagare, in quel mondo? Ha amici che arrivano in ritardo?

E soprattutto, la questione ultima: si fa domande su cervelli che galleggiano in una vasca, proprio come ora sta facendo il mio?

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9 pensieri su “Insensata storia di un cervello senza senso

  1. E’ una situazione interessante. Già John Cunningham Lilly, studiando la deprivazione sensoriale in vasca (e poi, per aumentare l’effetto di deprivazione, usando anche la ketamina), si era accorto delle allucinazioni che il cervello crea spontaneamente in mancanza di stimoli esterni.

    Io penso che il mondo allucinatorio del cervello isolato sarebbe coerente. Già in presenza di percezioni, le nostre menti “creano” la coerenza per se stesse (e noi consideriamo pazzi, gli individui la cui coerenza autocreata è troppo diversa da quella comunemente accettata). In assenza di esse, ciò che è all’esterno e che viene percepito dalle altre menti di macchine simili che si costruiscono le proprie simili coerenze, derivandone quindi un giudizio su cosa sia reale, coerente, oggettivo, non ha più alcuna importanza. Se il sostentamento vitale, che non viene percepito, oppure non abbastanza, è l’unico legame con l’esterno, la mente diventa fine e rivolta unicamente a se stessa. :-)

  2. eh :)

    si fa per divertirsi, ovviamente. Si potrebbero introdurre altre complicazioni: per esempio si può pensare a che tipo di allucinazioni possa creare un cervello che ha già avuto esperienze nel mondo “reale” (nostro) rispetto ad un cervello che è stato posto sadicamente – fin dalla nascista – dentro la vasca. Chissà su che tipo di materiale quest’ultimo costruisce le proprie allucinazioni.

    • eh… :-D
      L’ultima cosa l’avevo “buttata lì” proprio alla mia prof di filosofia della mente, domandandole come può un soggetto distinguere se stesso, se non ha e non ha mai avuto esperienza dell'”altro”?
      La risposta fu qualcosa tipo “eh…” :-D

  3. A proposito di cervelli messi dentro bocce e tenuti in vita con tubi, conosci il film Possible Words? Secondo me ti piace. http://youtu.be/RGmoNmxy3lo

    Poi, domanda che mi sono fatto un paio di volte..posso credere che l’essere umano, non abbia fatto ancora esperimenti (ovviamente in segreto) su cervelli umani?

    Bel blog, scoperto giusto oggi…

  4. No, non conosco il film. Lo cerco immediatamente, grazie :)

    Per quanto riguarda la domanda… spero di no, ma credo di sì. Poi dipende da cosa intendiamo per esperimento. Le stimolazioni (innocue e indolori) di zone corticali a “cervello aperto” ci sono state e ci saranno ancora – talvolta aiutano a comprendere le patologie le patologie dei pazienti e ad individuare il punto dove operare.

    • C’è questo bel documentario della bbc – http://bbc.in/gWbgwS – che mostra come, soprattutto tempo fa, molti non si facevano certo scrupoli in questo senso… chissà oggi? Un altra cosa che mi chiedevo, in Italia, è legale come in America mettere annunci in giro per cercare cavie a scopo di studio? Leggevo tempo fa un articolo di questo tizio che praticamente si paga l’affitto così. E’ proprio il suo lavoro.

  5. Non credo sia legale. Non ho fatto ricerche in questo senso, ma non ne ho mai sentito parlare.

    La cosa però è legale anche in Inghilterra. Ricordo diversi annunci che cercavano ‘cavie umane’ per test di farmaci.

    C’è anche una puntata di Dr House in cui si affronta l’argomento (anche se qui non si parla in maniera specifica del cervello). Dovrebbe essere questa: http://www.movieplayer.it/articoli/04857/dr-house-stagione-5-episodio-3-adverse-events/

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