Cinema sotto la neve

Le abbondanti nevicate che in questi giorni si son verificate in Toscana mi hanno costretto a passare più ore del solito davanti al televisore. I servizi on demand che mi sono ritrovato magicamente in casa hanno fatto il resto.

Due o tre commenti brevissimi su ciò che ho visto nelle ultime 72 ore:

Inception (2010), di C. Nolan. Ancora una rivisitazione filmica del tema dei sogni, e dei metasogni. Nolan, va detto, intraprende questo cammino con una certa ambizione in testa e produce un film decisamente più colto rispetto alla media delle pellicole sull’argomento. Infatti Inception è un lavoro caruccio, discreto, che non può non tenere incollati allo schermo, pieno zeppo di citazioni (tra quelle che ho notato: Escher, Penrose, l’ascensore di Einstein…) e di influenze (Dick? Hofstadter? Platone? Dawkins, Dennett e Sperber per i discorsi sull’epidemiologia delle idee?) ma anche, al tempo stesso, non esente da difetti. Molti difetti, i quali lo tengono assai lontano dallo status di capolavoro. Tra essi mi sento di sottolineare una certa stanca linearità del plot narrativo – speravo in qualcosa di più complesso -, troppe barbose scene d’azione, le ridondanti spiegazioni dei dialoghi e un finale tutto sommato piuttosto prevedibile. Inoltre mi sarei aspettato che i sogni fossero caratterizzati da elementi maggiormente stranianti e, appunto, onirici. Invece, nonostante le ottime premesse, Nolan sceglie di mostrarci universi di sogno quasi sempre quadrati, confortevoli e… reali. Così facendo forse spera di confondere ancora di più la mente dei protagonisti – e degli spettatori -, spianando la strada al comodo tipo di finale che intende proporre. Del resto, se i sogni son così verosimili, non è più probabile che li si confonda con la realtà?

La vera sfida sarebbe stata rendere credibile un mondo davvero onirico, davvero surreale. Inception si accontenta, invece, di vincere una partita troppo facile da giocare.

Coraline e la porta magica (2009), di H. Selick. Guardando questa fiaba, tecnicamente mostruosa, ho pensato più volte di trovarmi dentro ad un videogioco. Un’avventura grafica all’interno di struttura delimitata, dove non puoi compiere una certa azione se prima hai fatto questo e quest’altro. Più di una volta – per dire – m’è venuto a mente il vecchio Grim Fandango, compagno di tantissime ore videoludiche. Tra ironia, meraviglie grafiche e una solida morale, un ottimo adattamento per il romanzo di Gaiman.

L’ora di religione (2002), di M. Bellocchio. Rivisto dopo anni (qui la trama). Lavoro non semplice e neanche troppo schierato che soffre dei difetti del cinema italiano contemporaneo (anche se Bellocchio è un regista di importanza storica) ma che, al tempo stesso, fa una interessante panoramica sul fenomeno religione – intesa come istituzione – in Italia. Tra farabutti, impostori, bigotti… e un figlio che comincia a farsi (troppe) domande, al protagonista viene più volte chiesto di scegliere tra un’adesione opportunistica alla fede e un sano rifiuto di tutto il ciarpame con cui è costretto a coabitare – l’odiata madre, defunta, sta per essere proclamata santa dal Papa.

Curiosità: questo è uno dei pochissimi film in cui si sente uno dei personaggi bestemmiare – per questo motivo fu all’epoca vietato ai minori di 14 anni.

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4 pensieri su “Cinema sotto la neve

  1. Riguardo ad Inception, ti sei accorto di entrambe le interpretazioni possibili (almeno, io ne ho trovate due di plausibili… più di queste, credo che bisognerebbe forzare un po’ troppo)?
    Ci sono alcune cose interessanti, tipo…

    ****SPOILER****
    Notare che le stesse strategie di cui discutono nel briefing, per ottenere la fiducia del giovane erede e convincerlo che il sogno preparato sia la realtà, vengono (anche precedentemente) attuate anche sul protagonista. Il quale, addirittura, si fida a tal punto da raccontare del proprio totem.
    Non aggiungo altro… Una seconda visione, comunque, la merita tutta. Alla prima, vieni inevitabilmente portato per mano dal plot che ti viene sbattuto in faccia. :-)

  2. Sì, ho colto entrambe le possibilità offerte dal finale. Il punto è che fin dall’inizio mi aspettavo che il film si chiudesse con quel dubbio. Per un film che tratta di livelli di realtà forse si tratta di un finale obbligato (se non sbaglio anche “Existenz” di Cronenberg – ispirato a “le 3 stimmate” di Dick – ci lascia con lo stesso dubbio) ma, insomma, speravo lo stesso di essere sorpreso. :) (non so in che modo)

    Al resto c’avevo pensato anche io… di sicuro lo riguardo appena posso per vedere se ci colgo qualcos’altro. L’ho visto in inglese, senza sottotitoli, ed è probabile che comunque mi sia sfuggito più di qualcosa.

    • È che quel filone di film, da un po’ di tempo, viene abbondantemente sfruttato… finisce che se già si sa dove voglia andare a parare, facilmente ci si indovina.

      Ma è ufficiale che Existenz sia ispirato a Le 3 stimmate? Non ci avevo mai pensato.

      Oh… se vuoi un consiglio sul genere, qualcosa di piuttosto impegnativo, procurati la serie animata di Serial Experiments Lain (meglio in lingua originale o in inglese, dato che l’adattamento italiano, secondo me, è fatto maluccio). E dopo la visione, verrà la voglia di fare qualche ricerca sulle moltissime cose citate, specialmente nell’ambito della controcultura (si fa riferimento anche a John Lilly, il modello degli otto circuiti di Anton Wilson e T. Leary, Douglas Rushkoff, complottismi e massoneria assortita…). E’ un anime che ti costringe a fare i compiti a casa. :-D
      Questo è un buon punto di partenza: http://www.cjas.org/~leng/lain.htm (che, non a caso, contiene molti link verso deoxy.org :-D )

  3. “Ma è ufficiale che Existenz sia ispirato a Le 3 stimmate? Non ci avevo mai pensato.”

    Va be’, ispirato è forse una parola grossa. Ma c’è una citazione che rende manifesto il fatto che Cronenberg abbia tenuto presente il libro:

    (dalla pagina FB su P. K. Dick)

    “Il film eXistenZ (1999), di David Cronenberg, contiene un esplicito riferimento al racconto I giorni di Perky Pat e al romanzo Le tre stimmate di Palmer Eldritch: sul sacchetto del fast food da cui mangiano Jennifer Jason Leigh e Jude Law in una scena del film si legge infatti “Perky Pat”. Alcune tematiche del film sono inoltre chiaramente ispirate a questo romanzo e all’opera dickiana in genere.
    -Waking Life (2001), diretto da Richard Linklater, è un film che riflette sulla sottile linea che separa lo stato di sonno e quello di veglia. Nell’ultima scena il regista stesso parla delle esperienze dickiane.”

    E infatti anche “Waking Life” è uno di questi film che terminano allo stesso modo.

    L’anime sembra in effetti incasinatissimo, provo a darci una scaricata :)

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