Sacks, De Niro, Bach: l’eterna melodia soggiacente – e altre storie


Musicofilia di Oliver Sacks è un libro che mi ha tenuto compagnia per venti giorni e passa. La rete è piena di ottime recensioni del lavoro del neurologo inglese (segnalo questa e questa) e quindi non mi dilungherò troppo nel parlarne – tra l’altro ne ho accennato anche nei post dei giorni passati. Dico solo che è un libro che tutti gli appassionati di musica dovrebbero leggere. Perché, raccontando vicende incredibili, rende manifesto – rende scientifico – quanto la musica sia importante per le nostre facoltà cognitive. Quanto il cervello la tratti con insospettato riguardo, facendole percorrere binari dedicati e paralleli agli altri processi cerebrali. Siamo (anche) programmati per la musica.

Musicofilia è un must per diversi motivi. Non è ovviamente possibile stare qui ad elencarli tutti. Ma, ad esempio, è fondamentale se volete sapere perché alcuni hanno l’orecchio assoluto e voi no. O se volete conoscere il motivo per cui il ritornello della più stupida canzone pop vi entra in testa e vi tortura per giorni e giorni. O se volete, ancora, scoprire come la musica cura, a suo modo, gli afasici, gli autistici, gli amnesici… e permane stabile in questi cervelli malfunzionanti per anni, per decenni, per vite intere. Un’anima dentro l’anima.

La musica, già, la musica. Anche laddove l’identità dell’individuo sembra ormai inevitabilmente compromessa, lei continua a vegetare. Lurka. E’ sempre lì, vicina all’Io, per quanto possa quest’Io essere ridotto male. Pronta a ridestarsi – ad esplodere – in qualsiasi momento, se l’input è quello giusto. Pronta a spingere verso l’esterno, verso la socialità, verso il mondo. Almeno fino all’ultimo accordo.

Quello di Sacksal netto di qualche passaggio ridondante – è un libro davvero delizioso. Il mio solo rammarico è quello di non conoscere abbastanza musica classica e teoria musicale per poterne apprezzare appieno ogni singolo passaggio.

Di musica classica, anzi, non so davvero una ceppa. Anche per questo motivo, influenzato da Sacks, ieri a Firenze mi son comprato un doppio album contenente  tutte le sonate e le partite per violino solo di Bach. Esecuzioni di Arthur Grumiax. Nei due cd è presente la celeberrima Ciaccona. Da anni avevo in testa il titolo di questo ‘brano’, pur senza averlo mai davvero ascoltato.  Esso veniva infatti citato in continuazione in Canone Inverso, libro di Paolo Maurensig di cui ho un bel ricordo. Tutto questo per dire, va bene, che ho terminato Musicofilia in un vortice di violini.

Proseguendo sulla traiettoria sacksiano, mi son finito di vedere proprio ora il bellissimo Risvegli (Awakenings), tratto da uno dei vecchi libri di Sacks stesso. Il film (come il libro) narra una delle esperienze più forti vissute dal neurologo nella sua vita. Citando Wikipedia:

Il film racconta la storia vera di un dottore (Oliver Sacks, nella finzione Malcolm Sayer, interpretato da Williams) che, nel 1969, scopre l’effetto positivo di un nuovo farmaco, la L-DOPA, sulla scorta delle nuove evidenze che il farmaco stava allora acquisendo nella terapia del morbo di Parkinson. Egli somministra questa “medicina” ad un paziente affetto da catatonia. Questo stato rappresentava l’evoluzione finale dei danni cerebrali provocati, decenni prima, dall’encefalite letargica, una patologia dovuta a un virus non ancora identificato, che si manifestò come pandemia nell’arco di tempo 1917-1924. Il dottor Sayer osservò una somiglianza tra la condizione dei pazienti catatonici a cui somministrò la levo-dopa e l’amimìa e acinesìa tipiche dei pazienti parkinsoniani. Leonard Lowe (interpretato da De Niro) e il resto dei pazienti vengono risvegliati dopo aver vissuto per decenni in stato catatonico e si ritrovano a vivere una vita del tutto diversa dalla precedente.

Una pellicola appassionante, in cui tra l’altro emergono alcune delle idee e delle scoperte cui Sacks fa cenno in Musicofilia (ballo, ritmo, musica e ‘volontà esterne’ possono spingere i pazienti all’azione). Il momento del risveglio dei ‘catatonici’ è in particolare qualcosa di un’intensità folle. De Niro – malato con voglia di vita – lo rende ancora più splendente.

E poi, ancora, Robin Williams rappresenta Oliver Sacks proprio come me lo sono immaginato dai suoi scritti e dai video di YouTube in cui è presente. Schivo, timido, educato, solitario, solo. Un po’ ciò che si può evincere da quel poco che c’è qui.

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12 pensieri su “Sacks, De Niro, Bach: l’eterna melodia soggiacente – e altre storie

  1. L’avevo adocchiato in libreria ma me ne sono tenuto ben lontano (è uscito in un momento in cui mi ero imposto un periodo di allontanamento dalla musica). Forse è arrivato il momento di procurarselo…

    PS
    Grandissimo film!

  2. Pure io, che non sono mai riuscito ad avvicinarmi alla musica classica, sto cercando un piccolo spiraglio da dove potermi intrufolare.
    E, pensa un po’, credo di averlo trovato con Bach. Sono arrivato a lui per via di un brano nella colonna sonora di Solaris.

    (Gli altri brani della c.s. sono di Edward Artemiev. C’è un album che contiene le tracce di Solaris, Lo specchio e Stalker e si intitola Solaris, The Mirror, Stalker. E’ bellissimo. In questi giorni lo sto ascoltando a ripetizione. Se poi ti piace il genere da “corrieri cosmici”, è l’ideale. Come si chiama il krautrock russo? :-D)
    Ho trovato anche una versione per stick: http://www.youtube.com/watch?v=T_b0PdCWBdE
    :-)

    • In realtà la voglia di avvicinarsi alla musica classica, proprio tramite Bach, m’era venuta leggendo (ovviamente) Godel, Escher, Bach. Ma allora lasciai perdere. Non colsi l’attimo.

      Ah, non sapevo ci fosse Bach anche nella colonna sonora di Solaris (un film su cui ho ricordi sfocati). :)

      Al momento sto ascoltando il doppio cd che cito nel post (con predilezione proprio per la ‘Ciaccona’) e (melomani, non leggete!) gli mp3 di Glenn Gould che esegue le Variazioni Goldberg (“A state of wonder”).

      • Ciao Gianluca, mi permetto di consigliarti l’esecuzione di Victoria Mullova delle sonate e partite per violino solo (di Bach naturalmente) e poi anche le suite per violoncello solo, io le adoro, sarà il timbro più basso del violoncello mah…
        Di queste consiglio la classica versione di Pablo Casals e la recentissima versione di Mario Brunello, quest’ultime hanno la particolarità di essere state incise a mò di disco jazz, coi microfoni vicinissimi allo strumento e ad il musicista (es: si sente lo strofinio sulle corde od il respiro dell’esecutore).

        Comunque cominciare da Bach è tosta, bravo.

        • Ciao Andrea, grazie dei consigli. Segno tutto e se capito al negozio di dischi (l’Alberti di Firenze ha parecchia roba di musica classica) cerco codeste esecuzioni. :) In realtà anche l’altra volta non m’ero mosso a caso, prima di comprare avevo fatto una rapida ricerca sul web, cercando di capire quali fossero le esecuzioni considerate migliori. Poi ho scoperto che spesso sono anche le più costose :)

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