Alla ricerca della doppia elica, di Giulio Giorello

Sempre parlando di audiodocumentari, davvero non male Alla ricerca della doppia elica, di Giulio Giorello (si scarica anche qui). In 20 appassionanti puntate Giorello racconta la storia delle scoperte che riguardano il DNA o che hanno contribuito alla sua decifrazione. Parte da Darwin, passa per Mendel, Fleming, Pasteur, eccetera eccetera, arriva a Watson & Crick (1953) e termina con un’analisi dei risultati della genetica moderna. Giorello è sobrio, corre spedito e lascia da parte ogni tipo di moralismo.

Sono tutte informazioni utili per farsi un’idea un po’ più precisa riguardo a tematiche come la clonazione, l’ingegneria genetica e gli OGM. Talvolta l’allarmismo che questi argomenti generano è – come minimo – un tantino esagerato.

Sempre a proposito di organismi geneticamente modificati, proprio oggi ho letto questo articolo su un tipo di zanzare – dal genoma truccato – che verranno introdotte in Malesia per combattere una malattia, il dengue, che può essere mortale. Ammettiamo che lo stratagemma funzioni. Ha senso, di fronte a casi come questi, schierarsi acriticamente contro ogni tipo di manipolazione genetica?

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6 pensieri su “Alla ricerca della doppia elica, di Giulio Giorello

  1. Penso che fra le varie critiche che si possono fare (e sento fare) agli ogm, almeno due siano sensate.

    La prima è che immettendo un organismo vivente (vegetale o animale che sia) modificato all’interno di un sistema complesso, non è facile prevedere in che modo il sistema verrà modificato. Potrebbero accadere reazioni a catena imprevedibili dalle quali dover poi correre ai ripari. Il discorso è simile a quello che si fa riguardo all’introduzione di specie non autocone in un ambiente.

    La seconda riguarda il discorso dei brevetti e la proprietà intellettuale sull’organismo modificato. Sono i discorsi che coinvolgono multinazionali come la Monsanto. Se l’organismo modificato brevettato andasse a sostituire quelli che “naturalmente” sono disponibili, chi dipende da quegli organismi per il lavoro ed il sostentamento, andrà a dipendere dalla ditta che li li “possiede” e dalle loro scelte politiche e di profitto. In questo modo, perderà l’autonomia proprio sulle attività vitali per l’autosostentamento. Questo accade già ora in molti paesi in via di sviluppo, “terreno fertile” per multinazionali come Monsanto. Si tratta di una versione tecnologia del colonialismo.

    • La seconda potrebbe rappresentare un problema – una cosa simile avviene con i medicinali, no? – ma la questione mi pare che riguardi il mondo di gestire la cosa, non la cosa stessa.

      Per quanto riguarda la prima. L’introduzione di ogm non dev’essere certo scriteriata. Tutto quello che vediamo in natura, come sai, è, potremmo dire, ogm, dalla pannocchia di granoturco al gatto, dalla rosa in giardino alla gallina.

      Solo che mentre la natura che mentre la natura ha operato sui fenotipi, l’uomo va a mettere le mani direttamente sui geni.

      Il fattore *tempo* è fondamentale. La natura ha avuto milioni – e miliardi – di anni per trovare i suoi equilibri, l’uomo vuole introdurre cambiamenti che abbiano effetti immediati. Gli studi – studi sulle conseguenze, sugli equilibri, etc etc – potrebbero in un certo senso avere lo stesso valore-certificato che il fattore-tempo ha per l’ambiente. La natura ha fatto i suoi test in miliardi di anni, noi, con le conoscenze moderne, potremmo farli in periodo notevolmente più ristretti.

      Ogm sì, ma con criterio. Solo dove sono strettamente necessari. Solo se dopo aver valutato se essi possano essere compatibili con l’ambiente, solo se possono migliorarci la vita – e perché no, la ‘vita del pianeta’.

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