Sherlock Holmes, una vita per la logica

Sherlock è una nuova serie TV che sta andando in onda in questi giorni sul digitale terrestre. Si tratta di un serial brevissimo – 3 puntate di circa un’ora e mezzo ciascuna – che vede come protagonista un ragazzo che si chiama Sherlock Holmes il quale, assieme al fido Watson, aiuta la polizia di Londra a risolvere i più inquietanti delitti. Solo che – dettaglio fondamentale – la Londra in cui l’investigatore freelance opera è quella di oggi. Il mondo, tutto il mondo, è quello moderno.

La novità rappresentata dal prodotto televisivo è proprio questa: i racconti di Doyle – anzi, le loro atmosfere – vengono trascinati nel bel mezzo del contemporaneo. E il loro fascino non ne esce per niente ridimensionato.

Il protagonista Sherlock è un altezzoso sociopatico che veste trendy, ha un incredibile (e talvolta inverosimile) spirito di osservazione, mostra grandi capacità razionali e deduttive e gestisce un sito (!) in cui insegna le basi del ragionamento logico. Watson, il suo convivente e aiutante, è invece un dottore reduce dalla guerra in Afghanistan, più umile  ma a suo modo ugualmente cinico. Gli episodi si svolgono in una Londra inevitabilmente cupa e piovosa, e sono calati in una realtà di tecnologia pervasiva e onnisciente. Sherlock stesso arriva alla risoluzione dei casi anche grazie al prezioso contributo di Internet, di palmari, di cellulari, di ricevitori GPS, di computer portatili. E’ Sheldon (assonanza ricercata?) di Big Bang Theory: ma cento volte più smaliziato e spietato.

La regia è coraggiosa, fresca e ibridata col tecnologico, il racconto procede snello che è un piacere e ogni tanto ci scappa anche qualche risata – soprattutto quando si raggiungono certi livelli di grottesco.  Bel lavoro, anche esteticamente piacevole. E poi, lo sottolineo di nuovo, il tutto dura solo tre episodi, il che dovrebbe invogliare anche i più pigri, quelli che come me sono sempre piuttosto spaventati dalle serie TV che sfiorano le millemila puntate. Insomma, se non si fosse capito: visione consigliatissima.

(naturalmente la serie più volte mi ha fatto pensare a Dr House. Non poteva essere altrimenti, visto che il personaggio del dottore americano è indubbiamente ispirato al detective di Doyle)

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9 pensieri su “Sherlock Holmes, una vita per la logica

  1. Stando a wikipedia i nomi Sheldon e Leonard derivano dal produttore americano Sheldon Leonard.

    Questo nuovo Sherlock devo vederlo, ne parlate tutti benissimo! E già che ci sono cerco il film citato da te e Masque…

  2. Concordo in tutto – e a dire la verità di risate me ne sono fatte più di una. Molto bello il rapporto tra Watson e Sherlock, ma soprattutto superbe le interpretazioni: Freeman e Cumberbatch hanno reinventato i due classici personaggi e nello stesso tempo li hanno rispettati in pieno nello spirito.
    Raccomando tutti di vedere gli episodi in originale con sottotitoli (spesso Cumberbatch parla alla velocità della luce).

    • Io l’ho visto (diciamo che lo sto vedendo) sul Mediaset Premium (Joy), che scrocco regolarmente a mio fratello a causa del ganzissimo servizio on demand. Ma non dubito che si trovi tranquillamente in rete (torrent), in inglese con sottotitoli. Dicono tra l’altro che in lingua originale sia parecchio meglio.

  3. Articolo di Aldo Grasso, sul Corriere:

    “Lo Sherlock di oggi usa lo smartphone

    Si può dire che l’adattamento televisivo più riuscito della figura di Sherlock Holmes sia quello del dottor House? Ormai, quando vediamo in azione un investigatore geniale ma misantropo, tanto brillante nella risoluzione dei casi quanto incapace di gestire le più basilari relazioni umane, è impossibile non pensare al medico più talentuoso della storia della tv. È quello che succede con «Sherlock», nuova miniserie inglese in tre puntate (Joi, Mediaset Premium, venerdì ore 21).
    Il detective più celebre della letteratura inglese è stato recentemente oggetto di numerose reincarnazioni sul piccolo e sul grande schermo: bisognava quindi trovare una chiave nuova per riportarlo alla vita mediatica, e la serie inglese ci prova ambientando la storia nella Londra dei giorni nostri.

    Restano immutate la straordinaria capacità deduttiva di Sherlock, la sua stranezza mescolata a genialità, rimangono tutti i comprimari (dal commissario Lestrade all’arcinemico Moriarty), ma ad arricchire il racconto ci pensano le innovazioni hi-tech (dallo smartphone al gps) che Sherlock usa a puntello delle sue indagini.

    Tra le cose più riuscite della serie (oltre alla recitazione del protagonista Beneditc Cumberbatch) c’è il tentativo di approfondire la figura di uno dei più celebri comprimari della storia della letteratura, il fedele medico Watson, tanto regolare e preciso quanto Sherlock è sopra le righe.
    Insomma, Sherlock non toccherà forse le vette di scrittura e complessità della serialità americana, ma rappresenta senza dubbio un prodotto brillante e divertente, capace di dar vita a un racconto popolare di qualità. La serie, che in Italia è trasmessa da un canale pay, è una produzione Bbc, il servizio pubblico inglese, che ha fatto proprio della qualità media dei suoi prodotti uno strumento per sopravvivere alla moltiplicazione dell’offerta tv. Altro che la fiction italiana targata Rai.”

    http://www.corriere.it/spettacoli/11_febbraio_27/grasso-fil-di-rete-sherlock-usa-smartphone_58ddd1b6-424a-11e0-873c-64f8d558fc3b.shtml

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