La sindrome cinese

Tra i tanti post sul nucleare che ho letto in questi giorni ci sono questo (di cui condivido gran parte dei contenuti e che continua qui) e questo, più tecnico. Sono sempre stato contrario – e lo sono tuttora – alle centrali nucleari, soprattutto in Italia, soprattutto con le tecnologie di oggi, ma non ho problemi ad ammettere che la propaganda contro il nucleare sia diffusa a livelli talvolta inaccettabili (vedi la paura che in questi giorni alcuni hanno dell’arrivo di una ‘nube radioattiva’ stavolta del tutto innocua). Poi però c’è la contropropaganda, sulla quale di solito si tace: essa sostiene, per esempio, che la scienza è tutta a favore della svolta nucleare (non è vero, e Rubbia è solo una delle tante voci contrarie), essa lascia immaginare che senza l’apporto dell’energia nucleare francese oggi useremmo “le candele come nel medioevo” (mentre sembra che le cose non stiano proprio così), essa fa concludere – erroneamente – che con 4 centrali nucleari i problemi energetici dell’Italia possano essere superati in scioltezza (ma ho letto che le 54 centrali giapponesi forniscono alla nazione solo un ‘misero’ 25% dell’energia totale: quante ne dovremmo costruire noi per essere autosufficienti col nucleare? 200?).

Insomma: il problema energetico è sì un problema serio, ma non se ne può venire a capo a colpi di frasi fatte – da una parte e dall’altra. Se da un lato c’è chi rifiuta a priori le innovazioni, dall’altro c’è chi farebbe di tutto, ma davvero di tutto, per schierarsi aproristicamente contro le posizioni di Verdi, Ambientalisti e co. Solo per far loro un dispetto.

E a proposito di propaganda, ieri sera mi son visto il film Sindrome Cinese, trovato citato (come possibilità irrealizzabile) qui:

Cos’è la “sindrome cinese”?

Non è una malattia. Il termine “sindrome cinese” è un modo di dire iperbolico, usato per dare l’idea di un nocciolo squagliato che penetra nel terreno, scendendo sempre più in profondità, fino – ma appunto è solo un’iperbole – a sbucare dall’altra parte del pianeta (ovvero “in Cina”, se siete agli antipodi di quel paese). Per scongiurare questo rischio i reattori sono costruiti in modo da schermare il più possibile il terreno in caso di meltdown. Il film dal titolo omonimo uscì poco prima di un grave incidente nella centrale americana di Three Mile Island, e influenzò in negativo la percezione pubblica del disastro.

Il film – con un giovane Micheal Douglas, con Jane Fonda e con un ottimo Jack Lemmon – non è male e sa ben trasmettere quel tipo di paranoia che si prova (o che immagino si provi) a vivere a contatto con una centrale nucleare. Non stento a credere che sia tutto sistemato in modo tale – a proposito di propaganda – da far emergere solo un lato della faccenda, ma la pellicola ha una sua efficacia emotiva.

Ecco il trailer (di certo non imperdibile):

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3 pensieri su “La sindrome cinese

  1. Una curiosità: molti ritengono che il film sia ispirato all’incidente nucleare americano di Three Mile Island. La cronaca riporta tuttavia che il film uscì nelle sale *12 giorni prima* dell’incidente. E questo, naturalmente, contribuì non poco al suo successo.

    Strano che qualcuno non se ne sia uscito dicendo che l’incidente era stato fatto apposta per promuovere il film.

    Bel film comunque, concordo, sebbene lo abbia visto molto tempo fa (ma è venuta anche a me voglia di rivederlo).

    P.S. Grazie dei riferimenti! :-)

  2. I giappo sono 127mln, forse conta anche quello.
    Comunque sono arcicontrario al nucleare di per sé, figurarsi affidato a questi qui.
    Voglio dire… c’è un Tribunale (non ricordo di quale città del Sud) la cui costruzione è stata interrotta perché l’appalto era stato dato a mafiosi. Il Tribunale!
    Per noi il nucleare non va bene. Siamo troppo artisti.

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