Nodo alla gola (Rope)

Qualche anno fa, in un periodo in cui dedicavo più tempo al cinema e ai film, mi vidi moltissimi lavori di Alfred Hitchcock. Non tutti, certo, ma forse un buon 50% della sua sterminata produzione. Scoprii così che il maestro, oltre ad avere realizzato opere poi passate alla storia come Gli uccelli, Psycho, Intrigo Internazionale, La donna che visse due volte e La finestra sul cortile, aveva anche creato dei piccoli gioielli cinematografici ingiustamente ignorati dai più. I titoli che mi vengono a mente in questo momento sono I 39 scalini (un True Lies ante litteram), Prigionieri dell’oceano (tutto girato su una barca di naufraghi), Il delitto perfetto, La taverna della Giamaica e Il ladro. Ma ce ne sarebbero tanti altri da nominare.

Tra questi semisconosciuti capolavori mi va di citare anche Nodo alla gola (Rope), che ho rivisto negli ultimi giorni. Si tratta di un film del 1948 interamente girato all’interno di un appartamento, nel quale l’ampia vetrata regala un suggestivo squarcio di New York. La trama secondo Wikipedia (taglio gli spoiler):

Brandon Shaw e Phillip Morgan, due giovani studenti, uccidono il loro amico David Kentley, strangolandolo con una corda, e ne nascondono il corpo in un baule antico sul quale imbandiscono la tavola per un party. Sta per iniziare una singolare festa, a cui sono invitati anche il padre del ragazzo ucciso e la sua ragazza Janet Walker, che in precedenza aveva avuto una relazione con Brandon.

Brandon ha invitato anche il suo ex professore Rupert Cadell, sperando che egli esponga durante la serata le sue teorie sull’omicidio come privilegio riservato a pochi eletti. Brandon non perde occasione per far battute a doppio senso in modo da dimostrare la sua superiorità intellettuale, sperando che il professore le colga e apprezzi il gesto da lui compiuto. Phillip invece si abbandona all’alcool per tentare inutilmente di nascondere il suo nervosismo: è pentito di quel che ha fatto, ha paura di essere scoperto e, in alcuni momenti, questo fa vacillare la sua sudditanza psicologica nei confronti del disinvolto Brandon.

Mentre tutti gli invitati si interrogano sull’assenza di David, Brandon si diverte a cercare di far cadere Janet nelle braccia del suo ex fidanzato Kenneth. Cadell intuisce che […]

Il film – che ha breve durata – merita per diversi motivi. In primo luogo è interessante la tecnica usata da Hitchcock, il quale utilizza per le riprese un unico finto piano sequenza (legando assieme 11 piani sequenza complessivi), dimostrando la solita inarrivabile perizia. In secondo luogo è davvero straordinaria, a mio modo di vedere, l’interpretazione di James Steward, professore cinico, arguto, di una classe inarrivabile. Inoltre Nodo alla gola si fa apprezzare anche per alcune riflessioni sulla morale (di matrice nietzchiana ma che rimandano anche a Delitto e castigo) e per il modo in cui il regista costruisce, mattone dopo mattone, un’atmosfera sempre più pregna di pathos e di follia. Sentitamente consigliato.

Leggendo la pagina di Wikipedia dedicata alla pellicola (ispirata a un fatto di cronaca) ho infine scoperto una curiosità:

Va dato atto del fatto che Hitchcock riesce, nonostante il Codice Hays allora in vigore proibisse espressamente la rappresentazione di omosessuali sul grande schermo, a dar conto del legame fra i due personaggi. Lo fa attraverso dettagli e sottili allusioni che non sarebbero sfuggiti allo spettatore avvertito dell’epoca (anche se erano destinati a non essere colti dal grande pubblico), né allo smaliziato spettatore di oggi, non più abituato a dover decifrare microscopici indizi allusivi.

 

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2 pensieri su “Nodo alla gola (Rope)

  1. Nodo alla gola è in assoluto il film che preferisco del Maestro.
    Ineguagliabile per perizia tecnica, e anche per contenuti.
    Non è un film semisconosciuto però ;-)

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