Un’esperienza mistica, finalmente!

Sul rapporto tra lobi temporali ed esperienze mistiche si è scritto di tutto e di più. Persinger ha notato che stimolando con deboli campi magnetici alcune aree temporali alcuni soggetti avevano esperienze misticheggianti. Vedevano Dio – o gli alieni. I suoi esperimenti hanno avviato, immancabilmente, tutta una serie di polemiche e di critiche, talvolta sensate. Ma c’è di più. La pagina wikipedia sull’epilessia scrive che “gli attacchi centrati nel lobo temporale sono famosi per il provocare esperienze mistiche o di estasi in alcune persone”. Forse non è tutto campato in aria.

Io che non sono credente ho due alternative di fronte a chi mi racconta di aver avuto un’esperienza simile, a chi mi dice di aver visto la Madonna o di essere “uscito dal proprio corpo”.

O penso che mi stia prendendo in giro.

O penso che sia successo qualcosa di anomalo nel suo cervello (il quale prende in giro sia lui che me).

A tutto ciò ho (ri)pensato ascoltando per l’ennesima volta la dilatata Absent Friend dei Bark Psychosis, dall’eccezionale Hex. Non so, davvero non so, se qualcuno si sia mai messo a studiare il rapporto tra esperienze mistiche e musica, dal punto di vista neurologico. Non mi sorprenderebbero eventuali relazioni (del resto il lobo temporale destro è anche il punto in cui si elabora, così pare, lo stimolo musicale), ma non ho informazioni in tal senso e non sono nessuno per sbilanciarmi. Però canzoni come questa sembrano regalare una comprensione totale delle cose, sembrano scavare sotto, sembrano congiungere gli attimi, sembrano sintetizzare esistenze, sembrano dispensare attimi d’eternità. Sembrano, ovviamente: è solo suggestione. Ma funziona.

Amico assente=amico immaginario? Più o meno, insomma.

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4 pensieri su “Un’esperienza mistica, finalmente!

  1. “Però canzoni come questa sembrano regalare una comprensione totale delle cose, sembrano scavare là sotto, sembrano congiungere gli attimi, sembrano sintetizzare esistenze, sembrano dispensare attimi d’eternità. Sembrano, ovviamente: è solo suggestione. Ma funziona.”

    Una sensazione come quella che hai descritto sopra, io l’ho provata in una strana mattina mentre vagavo per le sale – vuote e silenziose – di Palazzo Barberini a Roma, ammirando i dipinti medioevali e rinascimentali che lì sono esposti.
    Per un po’ mi è sembrato davvero di essere fuori dal mondo, in contemplazione dello stesso, percependo il tempo come una concentrazione dilatata di presente, passato e futuro compresi in un unico istante.
    E ripensandoci, in maniera ovviamente meno evidente ed accentuata, visitare i musei mi fa sempre quest’effetto (ovviamente dipende anche dalle condizioni che vi trovo, ovvio che se sono affollati, con gente che urla, spintona ecc., questa sensazione non si crea).
    Evidentemente il lobo temporale destro elabora anche gli stimili visivi, specialmente, se la forma veicola anche un significato specificamente voluto (come è nell’arte).

    Ho ascoltato il pezzo… molto intenso, molto evocativo… chissà, magari proverò ad ascoltarlo andando di nuovo a Palazzo Barberini, potrebbe essere la volta buona che abbia un’esperienza mistica a 360° ;-)

      • Vedi, è curioso come alcune persone siano più predisposte a determinati stimoli piuttosto che ad altri. Secondo te è solo una questione “culturale” oppure anche fisiologica?
        Cioè, può essere che io sia – ad esempio – meno sensibile alla musica perché magari nessuno ha provveduto ad educarmi all’ascolto sin da quando ero bambina, oppure semplicemente che certi stimoli siano meno efficaci su di me?
        Forse è un po’ tutte e due le cose.
        A me, sin dalla più tenera età, hanno sempre raccontato tante favole e circondata di libri, illustrati e non, e anche i dipinti oggi li osservo infatti nel loro “raccontare” delle storie (infatti mi piacciono molto quelli a sfondo mitologico o tratti da opere letterarie), quindi può essere che semplicemente mi abbiano educata – e quindi predisposta – a questo tipo di informazione.
        E comunque – per tornare all’esperienza “mistica” di cui sopra – credo che a volte si verifichi quella che io chiamo una concordanza di sentimenti in un determinato momento in cui sembra che le percezioni siano amplificate al massimo, un po’ “il momento perfetto” di cui parla anche Sartre ne La nausea (ma relativamente a tutt’altro tipo di discorso). Sono momenti rari e credo che solo per attendersi il loro ri-verificarsi si formi e continui la passione verso una determinata attività.
        Ad esempio a me piace molto leggere ma poi alla fine sono davvero pochi i libri davvero singolari che sono stati in grado di regalarmi delle emozioni così intense, e però mi accorgo che ogni volta è QUEL tipo di sensazione che mi attendo, è QUEL tipo di reazione emotiva che mi spinge a continuare la ricerca, anche sapendo che raramente si verificherà.
        Forse la passione verso un determinato tipo di arte nasce attraverso un imprinting iniziale; se quell’imprinting viene a mancare non si svilupperà mai un determinato attaccamento.
        Sono andata un po’ fuori tema… ma mi interessava capire perché una predisposizione piuttosto che un’altra ;-)

        • “Vedi, è curioso come alcune persone siano più predisposte a determinati stimoli piuttosto che ad altri. Secondo te è solo una questione “culturale” oppure anche fisiologica?”

          Io nel mio piccolo penso dipenda un po’ da entrambi i fattori. Comunque si tratta della vecchia diatriba tra influenza dei geni e influenza dell’ambiente. Dal momento che – per fortuna! – non si possono fare esperimenti sugli umani, mi sa che sarà dura venirne a capo :)

          “Cioè, può essere che io sia – ad esempio – meno sensibile alla musica perché magari nessuno ha provveduto ad educarmi all’ascolto sin da quando ero bambina, oppure semplicemente che certi stimoli siano meno efficaci su di me?”

          Ho letto che un bravo neurologo, oggi come oggi, può accorgersi se un tizio è un musicista di professione o no solo guardando le scansioni del suo cervello (certe aree sono più sviluppate). Ma credo – ancora, nel mio piccolo – che lo stesso discorso si potrà in futuro anche fare per l’educazione musicale. E per ogni tipo di educazione specifica. Se cresco imparando a muovermi nell’ambito culturale X, il mio cervello deve modificarsi di conseguenza: ciò che apprendo deve lasciare tracce tra i neuroni e le loro connessioni. Probabilmente, continuando con gli azzardi neurologici, si rafforzano anche le connessioni con i centri dell’emozione. Sto sparando a caso, ovviamente.

          Sotto a tutto questo, poi, le ovvie predisposizioni genetiche (ci sta che un nuovo cervello venga alla luce già con alcune aree più sviluppate rispetto alla norma).

          Da parte mia posso vedere che ci sono dei gruppi, dei generi o delle canzoni che ho potuto apprezzare (che mi hanno, cioé, emozionato) solo dopo aver allargato le mie conoscenze.


          “A me, sin dalla più tenera età, hanno sempre raccontato tante favole e circondata di libri, illustrati e non, e anche i dipinti oggi li osservo infatti nel loro “raccontare” delle storie (infatti mi piacciono molto quelli a sfondo mitologico o tratti da opere letterarie), quindi può essere che semplicemente mi abbiano educata – e quindi predisposta – a questo tipo di informazione.”

          Io sono cresciuto in un mondo abbastanza musicale – ma non ho mai suonato uno strumento. Probabilmente – è paradossale – sarei più portato per il disegno :)

          Comunque ci sono anche dei dipinti che, a modo loro, mi hanno scosso. “Il trionfo della morte” di Bruegel (visto a Madrid), perché secoli fa c’ho fatto una tesina al riguardo. “Guernica” (ancora Madrid), per la sua importanza e la sua imponenza. “La battaglia di San Romano” (1/3 di essa si trova a Londra, National Gallery) perché me la son trovata davanti all’improvviso ed ho realizzato che in uno dei più importanti musei del mondo c’era – che cosa strana – un dipinto che parlava di una vicenda ambientata nel mio piccolo paese toscano (San Romano, appunto).

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