Lo strano caso di Edgardo Mortara

Come tutti sanno il vecchio papa, Giovanni Paolo II, sta per diventare “beato” in questi giorni. Facebook ha già censurato (almeno) un paio di pagine in cui si sottolineava, con tono provocatorio, come quel papa che in tanti considerano moralmente ineccepibile avesse in realtà diversi scheletroni nell’armadio. Poco male. In questa pagina (una tra le tante) si ricordano alcuni dei momenti controversi dell’esistenza del precedente pontefice.

Personalmente la suddetta pagina mi ha fatto venire a mente una storia legata a Pio IX – beatificato da Wojtyla stesso -, storia che avevo letto su God Delusion di Dawkins e che mi aveva particolarmente colpito. Mi riferisco alla vicenda del piccolo Edgardo Mortara, riassunta qui su Wikipedia (ho cercato anche articoli critici, ma arrivano tutti da fonti estremamente di parte e non portano argomenti davvero convincenti: dire, per esempio, che Edgardo sarebbe da adulto diventato un fervente cattolico non solleva il papa dalle sue responsabilità). Cito:

Edgardo Mortara. (Bologna, 27 agosto 1851 – Liegi, 11 marzo 1940) fu un presbitero italiano, nato da famiglia ebraica dello Stato Pontificio. Battezzato all’insaputa dei suoi genitori dalla domestica cattolica, a seguito di ciò nel 1858, all’età di 6 anni, fu tolto alla sua famiglia per ordine di papa Pio IX per essere educato al cattolicesimo. Il cosiddetto “caso Mortara” divenne il centro di uno scandalo internazionale che funse da catalizzatore per mutamenti politici di vasta portata. Le ripercussioni di questo evento permangono ancora oggi all’interno della Chiesa cattolica e nelle sue relazioni con le organizzazioni ebraiche.

La sera del 23 giugno1858 la polizia dello Stato Pontificio, che a quei tempi comprendeva ancora Bologna, si presentò alla porta della famiglia ebrea di Marianna e Momolo Mortara per prendere uno dei loro otto figli, Edgardo (che all’epoca aveva sei anni) e trasportarlo a Roma dove sarebbe stato allevato dalla Chiesa.

La polizia agiva su ordini del Sant’Uffizio, autorizzati da papa Pio IX. I rappresentanti della Chiesa dissero che una cameriera cattolica della famiglia Mortara, la quattordicenne Anna Morisi, aveva battezzato il piccolo Edgardodurante una malattia ritenendo che se fosse morto sarebbe finito nel limbo. Il battesimo di Edgardo lo rendeva cristiano e secondo le leggi dello Stato pontificio una famiglia ebrea non poteva allevare un cristiano sebbene fosse loro figlio. Nella relazione che poi lo stesso Edgardo scrisse per la causa di beatificazione di papa Pio IX annotò che le leggi dello Stato Pontificio non permettevano ai cristiani di lavorare per gli ebrei né agli ebrei di lavorare in casa di cristiani. Questa legge era però largamente disattesa.

Edgardo fu portato a Roma in una “casa” di ex ebrei convertiti al Cattolicesimo, che era stata costruita con tasse imposte agli ebrei. Ai suoi genitori non fu permesso di vederlo per diverse settimane e, quando in seguito fu loro concesso, non poterono farlo da soli. Pio IX prese interesse personale alla storia e tutti gli appelli alla Chiesa vennero respinti.

Una storia piuttosto squallida, insomma, che non tutti conoscono. Una storia che si può riassumere in una sola frase: un bambino è stato tolto ai legittimi genitori in quanto bagnato con dell’acqua ritenuta magica in grado di cambiargli, di punto in bianco, il destino. Si tratta per caso di una vicenda del paleolitico? No, è un caso di soli 150 anni fa.

Il rapitore di quel bambino è stata chiamato “beato” (per quel poco che significa) da chi sarà “beato” (di nuovo, per quel pochissimo che significa concretamente) in questi giorni.

Ma non importa. A chi importa?

Bazzecole. Il papa è beato!

Tutti in piazza a festeggiare.

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17 pensieri su “Lo strano caso di Edgardo Mortara

  1. Interessante questa storia di Edgardo Mortara.
    Ma non esiste una sua biografia? Sarebbe un soggetto interessantissimo per un romanzo, per un film.

    Sulla “beatificazione” del Papa… hai visto “L’ora di religione” di Marco Bellocchio? Ecco, te lo consiglio. Contiene una risposta semplice ed essenziale ai vari casi di santificazione, beatificazioni ecc., in tre parole: UN BUSINESS ENORME!
    Sai quante persone verranno a Roma? Sai quanti gruppi cattolici che alloggeranno in locande, alberghi, alberghetti, camere, case del Vaticano (di cui, peraltro, non paga l’Ici)? Sai quanti santini, immaginette sacre, oggettini vari, catenine, rosari benedetti e cose del genere verranno venduti? Per non parlare di tutto l’afflusso che ci sarà nei bar, ristoranti, chioschi (specialmente all’interno del Vaticano). E poi comunque non si tratterà solo di questi giorni… la cosa durerà parecchio. Mi dicono che ci siano file enormi in questi giorni per andare a vedere la sua tomba.
    Io la vedo come una forma di idolatria pura e semplice.
    La Chiesa, il Vaticano, il Papa, gli alti prelati ecc., costituiscono una delle forme più alte di Potere che siamo mai esistite; guardano lontano, ragionano per secoli, nei secoli, facendo leva sulla paura atavica dell’essere umano di morire (la religione, secondo Franzen, nasce proprio così).

    A me, sin da bambina è sembrato sempre tutto talmente ridicolo che ho sempre stentato a comprendere come ci possa essere gente che crede a queste cose, che possa andare in sollucchero per un santino, una statuetta (se non è idolatria questa… ).
    Il passaggio dal paganesimo al cristianesimo scorre su una linea continua… si sono cambiati nomi, date, rielaborati concetti e storie ma – specialmente a livello popolare – l’idolatria permane come forma di adorazione più semplice, che conserva appunto tutto il residuo di una concezione estremamente arcaica dell’universo, un residuo magico, direi.
    Ad esempio a me ha sempre divertito vedere come nell’opinione popolare comune la figura di Cristo sia sempre stata scissa in Gesù bambino e Cristo adulto (come se fossero due persone distinte) e quella della Madonna in varie madonne, cui si dedicano distinti altarini. Mia madre, che è una persona tanto semplice e anche se non è mai stata una praticante bacchettona però “crede”, mi diceva: “chiedi una grazia alla madonnina delle rose, perché lei è più potente delle altre, lei ti aiuta” (si trattava di un altarino che avevano eretto in un luogo preciso del paese in cui abitavo prima, in onore di un presunto miracolo che sarebbe avvenuto lì, tipo che erano rifiorite delle rose secche, non ricordo bene… ).
    Ecco, a me ‘sta cosa mi ha sempre incuriosito tanto, proprio come studio antropologico e psicologico.
    Il bisogno dell’essere umano di innalzare degli idòli sacri, direi. Di avere un punto di riferimento che si possa considerare più prodigioso rispetto a quelli che percepisce come i propri limiti. Detto in altre parole: la non accettazione della propria finitezza e della propria mortalità; innalzando degli idòli e tentando di congiungersi (anche solo per vicinanza fisica, ossia toccandoli, portandone la raffigurazione ridotta con sé sotto forma di ciondoli, immagini ecc., chiaro residuo di una concezione del mondo sostanzialmente magica) ad essi, si illude di innalzarsi oltre i propri limiti.
    E così domenica la gente, partecipando a questo evento di “beatificazione”, si illude di poter essere “scelta”, preservata dai mali, curata, guarita, qualsiasi cosa… . Dice “io c’ero”, quindi, qualcosa di buono toccherà anche a me. Per vicinanza proprio fisica.

    Beatificazione? Ma che accidenti significa? Mah.

    Giovanni Paolo II mi risultà che mandò anche gli auguri di compleanno a Pinochet, quando già si sapeva chi era Pinochet, forse lo beatificheranno per questo, era uno che sapeva perdonare ;-)
    La gente si è lasciata abbagliare – specialmente negli ultimi anni del suo pontificato – dal fatto che, nonostante fosse vecchio e malato, continuasse ad andare in giro per il mondo, ad apparire ecc., ma, dico io, andare in giro da Papa, con una schiera di servitori che ti portano tutte le tue cose, con aereo, macchina, veicoli privati, con medici ed aiutanti di ogni tipo, con gente che ti lava, ti veste, ti porta da mangiare ecc., non dev’essere proprio così complicato e difficile; non ho mai visto le sue apparizioni come una forma di eroismo, nemmeno quando era malato.
    Voglio dire, trovo più eroe chi si spezza la schiena in miniera per dodici ore e poi torna a casa e trova il tempo di abbracciare e giocare con i figli, per dire… O magari anche il semplice missionario che davvero si prodiga per i malati ed i poveri diseredati del mondo (ché comunque, nonostante quello che io pensi della Chiesa, della religione ecc., non nego che al suo interno ci possano essere anche persone semplici davvero sincere e disinteressate).
    Insomma, ‘sta storia della beatificazione a me fa solo ridere.
    Eh, grandi eventi per l’umanità tutta, oggi si sposano William e Kate, domenica c’è la beatificazione del Papa… LOL

    • Ho appena letto che ci stavano facendo un film, nel quale A. Hopkins avrebbe interpretato il papa, ma il progetto non è decollato (http://www.guardian.co.uk/film/2002/sep/18/news3).

      “L’ora di religione” l’ho visto, e mi è piaciuto abbastanza :)


      “A me, sin da bambina è sembrato sempre tutto talmente ridicolo che ho sempre stentato a comprendere come ci possa essere gente che crede a queste cose, che possa andare in sollucchero per un santino, una statuetta (se non è idolatria questa… ).”

      Ho parlato del rapporto che avevo con la Chiesa, in età pre-adolescenziale, in questa vecchio post: https://some1elsenotme.wordpress.com/2008/10/02/padre-loro-che-non-sei-nei-cieli/

      Ripensando a quel periodo (conscio che potrei benissimo rimodellare certi ricordi sulla base delle mie opinioni odierne) io ricordo la noia del catechismo, la noia della messa, la catechista odiosa, la noia nell’imparare a mente inutili litanie e anche una passeggiata in campagna con mia zia – avrò avuto 10-11 anni – in cui le dico che ” io non sono cattolico”. “Cristiano, sono cristiano”, le dico per rassicurarla, “ma non cattolico”. Ovviamente non sapevo cosa stessi dicendo, ma mi piace pensare che stessi già cercando di prendere le distanze dall’intera faccenda.

  2. Erra Corrige:
    ovviamente l’autore che ho citato nel mio commento, a proposito della nascita delle religioni in risposta alla paura atavica dell’uomo di morire NON è Franzen (come ho erroneamente, per un lapsus penso, scritto… forse pensavo all’autore de Le correzioni ;-)), bensì James G. FRAZER ed il saggio è “La paura dei morti nelle religioni primitive”.
    In effetti, a pensarci bene, anche gli Egiziani costruivano le piramidi per isolare i morti dalla comunità. Quindi, non solo la religione nasce come tentativo si sconfiggere l’idea della morte ma per paura proprio dei morti stessi.

  3. Sempre più contento di essermi sbattezzato. Non per paura di venire portato via da qualche sgherro vaticano, quanto per non essere considerato parte di tale organizzazione.

  4. Anch’io ho parlato di Giovanni Paolo II, per questioni che vanno un po’ oltre la mera teologia. È vero: attirava le masse, si direbbe che fosse “ecumenico”, ma era il classico tipo di persona che voleva la botte piena e la moglie ubriaca, come dice un noto detto popolare. Non concordo né sulla sua grandezza, né nel merito della “beatificazione”: è un’offesa al buon senso.

    Mi scuso per questa intrusione ma, evidentemente, l’argomento era scottante e non mi sono trattenuto, spero di non essere stato sgradito. Felice week-end.

    Giancarlo

  5. @ masque

    Ma perché è possibile sbattezzarsi?

    Io sono stata battezzata ed ho fatto anche la comunione e la cresima ma poiché non attribuisco nessun valore all’acqua mi fu versata sulla testolina, né alle altre cerimonie che mi hanno fatto fare, non me ne importa nulla.

    • La penso come te, anche se capisco i motivi ‘di principio’ di Masque.

      Nel mio piccolo posso dirmi di essere soddisfatto per averli fregati fin da piccolo, quando evitavo di confessarmi ma lo stesso facevo la comunione :)

      (lo so, brucerò all’inferno)

      • LOL
        Anche io da piccola facevo la comunione (mi piaceva il sapore dell’ostia) senza confessarmi. Pensavo che se era vero che Dio vede tutto fosse superfluo andare a raccontare i “peccati” al prete e che quindi potesse bastare chiedere scusa direttamente a lui.
        Andrò all’inferno anche io (e, come dice sempre mio padre, sarò in ottima compagnia!). LOL

  6. Può essere una scelta “politica”, oppure religiosa. (o entrambe)
    Non sono cattolico e non voglio essere considerato suddito ed appartenente alla chiesa cattolica.
    Su questa pagina vengono spiegati un po’ più approfonditamente i motivi per cui viene promossa questa possibilità:
    http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/

  7. Lo stesso Mortara ha scritto una relazione su quanto avvenutogli, da poco edita da Messori (“Io il bambino ebreo rapito da Pio IX” Mondadori): prima di sparare cavolate sul caso leggete ciò che ha da dire il diretto interessato

    • Non vedo quale “cavolata” avrei scritto, visto che si tratta di fatto storico accertato (cerco sul web, le fonti sono tantissime). Il fatto che Edgara, adulto e dal cervello plasmato dalle mani del cattolicesimo, dica che è stato un bene, non cancella né l’ingiustizia né il dolore provocato alla madre.

      Cito wikipedia, che cita la memoria a cui fai riferimento:

      “Allorché io venivo adottato da Pio IX tutto il mondo gridava che io ero una vittima, un martire dei gesuiti. Ma ad onta di tutto ciò, io gratissimo alla Provvidenza che mi aveva ricondotto alla vera famiglia di Cristo, vivevo felicemente in San Pietro in Vincoli e nella mia umile persona agiva il diritto della Chiesa, a dispetto dell’imperatore Napoleone III, di Cavour e degli altri grandi della terra. Che cosa rimane di tutto ciò? Solo l’eroico non possumus del grande Papa dell’Immacolata Concezione”

      Po’raccio.

      Cito ancora la wikipedia italiana:

      “Tali dichiarazioni sono giudicate dalla pronipote di Edgardo, Elèna Mortara, in una sua intervista a Confronti, come caso esemplare di condizionamento subito nell’età evolutiva «da questo bambino di sei anni: violenza psicologica, esistenziale, religiosa»[7], al quale fu detto che la sua famiglia, ebraica, era «indegna» di crescerlo in quanto cattolico (tanto da considerare un favore e non un diritto rivederlo: «Ora peraltro codesti genitori si presentano a S. Santità non col solo sembiante di umili supplicanti, ma colla franchezza di chi credendosi oppresso da un atto arbitrario, chiede gli sia resa giustizia»[7]), e al quale furono tolti tutti i riferimenti familiari, sociali e psicologici[7] e che anche una volta cresciuto non si rese conto dell’abuso commesso nei suoi confronti e quello della sua famiglia a causa dell’«educazione cattolica ricevuta»[7] che «lo aveva portato a vedere un disegno provvidenziale nella sua condizione di figlio “adottato da Pio IX”»[7].”

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