Il grande disegno di Hawking

Diversi mesi fa l’uscita in lingua originale del nuovo libro di Stephen Hawking aveva suscitato più di una polemica. Non poteva essere altrimenti. In The Grand Design infatti il noto astrofisico arriva a ipotizzare come e perché l’universo (il multiverso) si sia autocreato e autoavviato senza per questo aver avuto bisogno dell’intervento di un Creatore. Niente di sconvolgente/scandaloso e niente di così innovativo, a prima vista (si ricordi, tra i tanti, il noto aneddoto di Laplace). Ma senza dubbio un gustoso pretesto per tornare ad affrontare argomenti così alti e anche, perché no, giornalisticamente appetibili, in grado cioè di suscitare feroci dibattiti.

Ho finalmente letto il libro, pubblicato qualche settimana addietro anche in lingua italiana. E sono tornato a confrontarmi ancora una volta con concetti spesso controintuitivi e difficili da afferrare ma, inutile dirlo, sempre terribilmente trippy.

Prima di tutto va detto che Il grande disegno è un lavoro davvero accessibile. Lo sforzo portato avanti dal duo Hawking/Mlodinow verso la massima semplificazione delle teorie affrontate è davvero notevole, e qualche momento d’ironia distribuito tra le pagine contribuisce ad alleggerire la lettura.

L’idea dei due autori è quella di fornire al lettore non esperto (me) alcuni degli strumenti elaborati dalla fisica nel corso degli ultimi 3000 anni per poi condurlo, una volta attrezzato a dovere, a concepire quella che ritengono sia la teoria che più di tutte le altre potrebbe spiegare il nostro universo (e gli altri): la M theory, la teoria unificante di cui già Einstein era alla ricerca.

Il lavoro è diviso in otto assai esplicativi capitoli che rappresentano una progressiva scalata verso la più alta complessità concettuale. Nel primo si pongono le tre domande a cui si tenterà in seguito di rispondere (Perché c’è qualcosa invece che nulla? Perché esistiamo? Perché questo particolare insieme di leggi e non qualche altro?). Nel secondo si passano in rassegna – velocemente – alcune delle tappe fondamentali della storia della scienza e della fisica (gli ionici, Aristotele, Tolomeo, Copernico, Keplero, Galileo, Cartesio, Newton) e si cerca di spiegare come si è sviluppato e cos’è il metodo scientifico. Nel terzo affascinante capitolo si affronta il tema della realtà (possiamo conoscerla o no?) e nel dibattito tra realisti (ciò che vedo c’è indipendentemente da me osservatore) e antirealisti (tutto ciò che percepisco è solo nella mia testa) si introduce una terza via, il realismo dipendente dai modelli (che chiede solo, umilmente, che ci sia accordo tra osservazione e modello elaborato). Il quarto capitolo rappresenta una delle più efficaci introduzioni al mondo dei quanti che abbia mai incontrato. Vi si spiega l’incredibile esperimento che evidenzia il noto dualismo onda-particella e si introduce il modello delle infinite storie alternative elaborato da Feynman, modello che prevede che una particella lanciata da A verso B compia simultaneamente qualsiasi possibile tragitto prima di arrivare a destinazione. Nel capitolo successivo si parla di relatività (vengono proposti un paio di esperimenti mentali davvero illuminanti) e di come, da Einstein in poi, la fisica abbia sentito la necessità di trovare una ‘teoria del tutto’ che unificasse le quattro forze fondamentali (gravità, elettromagnetismo, forza nucleare debole, forza nucleare forte). Nel sesto capitolo si fa il punto su cosa sappiamo oggi sulla nascita dell’universo, sul Big Bang, sull’inflazione e sull’espansione che ne è scaturita. Si integrano poi queste informazioni con quel che si è scoperto grazie alla fisica quantistica e utilizzando la teoria della somma delle storie di Feynman (verificata) si ipotizza infine l’apparire spontaneo di più universi paralleli. Il settimo capitolo parla del principio antropico e introduce la teoria M. L’ultimo capitolo gioca con l’idea del libero arbitrio (non lo abbiamo, ma è efficace pensare il contrario) e spiega come la teoria M possa essere una seria candidata a descriverci cosa sia successo – e perché – quando tutto è iniziato. Un inizio spontaneo, legato a fluttuazioni quantistiche. Un inizio, ci viene detto tra le righe, che può fare a meno di qualsiasi Creatore.

Libro chiaro, ripeto, chiarissimo. Facile? Facile, sì, anche troppo. Credo che un esperto in materia potrebbe trovarlo talvolta irritante. Per me, profano curioso (e curioso profano), è stato invece un viaggio assai stimolante.

(e finalmente potrò conversare da pari a pari con l’esimio Mons. Pizarro, perdio!)

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19 pensieri su “Il grande disegno di Hawking

  1. Come corollario, un divertente commento trovato sulla pagina Ibs dedicata al libro

    “Quando in libreria vedo libri come questi, la mia prima reazione è una divertita curiosità, dopo che li leggo (complice il gestore della libreria, mio cugino)non riesco a trattenermi dal ridere. L’autore, un pò in ombra ultimamente, ha voluto darsi una rinnovata notorietà con questo libro, ultimo (per ora) di una lunga serie il cui unico scopo è denigrare la religione. Nel libro di scientifico c’è poco o niente, il tutto si riduce a questo idea di fondo: “dato che effettivamente non sappiamo come spiegare l’esistenza dell’universo e delle sue ferree leggi senza la necessaria esistenza di un Dio Creatore, allora diciamo che l’universo si può originare dal nulla”. Fantastico!!! E ci voleva tanto per formulare un’idea super rivoluzionaria (!!) del genere? Il resto è un’accozzaglia male assortita di banalità, un “multi”-rattoppamento di teorie e sottoteorie senza capo nè coda. D’altra parte del “multiuniverso” ne aveva già parlato la casa editrice americana di futti MARVEL, molti dei suoi super eroi operano nel multiuniverso..quindi l’autore non è nemmeno originale!. E’ vero che Gesù parla di “falsi profeti” ma se essi sono del tipo dell’autore di questo libro, possiamo dormire sonni tranquilli!! La ricerca spasmodica di un posto al sole ha giocato un brutto scherzo all’autore..e lui voleva contrastare e superare Einstein??!!. E’ proprio vero che da tutte le parti si ergono questi “falsi profeti” che annunciano al mondo di aver trovato la soluzione, la verità ultima, lo squillio delle loro trombe è assordante ma alla fine le loro teorie si sciolgono come neve al sole, superate da altre teorie e poi queste da altre ancora all’infinito. La ragione di tutto questo è semplicissima: la “via, verità e vita” è una sola persona: Gesù Cristo. Lo si può negare quanto si vuole, lo si può deridere, si può tentare di soffocarne l’idea ecc. ma da duemila anni è LUI l’unica parola di vita, tutto il resto passa e si disperde come sabbia nel vento.”

    Francamente potrei dire che gli autori se ne sbattono altamente di *denigrare* la religione, argomento toccato superficialmente solo in qualche sporadica riga.

  2. non so..non credo di aver compreso a pieno tutto quello che il libro butta sulla brace. ma a grandi linee continuo a credere che la risposta fondamentale alla vita, l’universo, e tutto quanto…resta 42 :) – sono daccordo sul fatto che _questo_ universo sia nato per puro caso, ma non credo nessuno possa dare una risposta alla domanda dio/non dio…fino a quando non crepa (forse)
    per quanto riguardo il libero arbitrio anche qui non mi trovo daccordo. va bene che le forze si comportano in un dato modo perchè così è configurato l’universo e non potrebbe essere altrimenti, ma l’essere umano (che non considero certo superiore biologicamente ad un rapa, ad esempio) ha sviluppato, sempre per “sbaglio”, la capacità di muoversi o NON muoversi, senza seguire l’istinto. sta alla scelta del singolo, la mattina, alzarsi ed uscire di casa oppure no…gli animali non si suicidano per fame, l’essere umano può decidere di lasciarsi morire di fame.e poi, seguendo questa logica dovremmo cominciare a trattare in modo diverso gli assassini, ad esempio. se un tizio che ha ucciso un altro tizio, non ha potuto scegliere se farlo o meno, chi siamo noi per giudicarlo e sbatterlo in galera?

  3. La questione del libero arbitrio è parecchio delicata. Se da un certo punto di vista è ovvio (almeno a me) che non l’abbiamo (o che, per dirla alla Smullyan/Goethe, si tratta di una questione irrisolvibile perché ‘io’ e ‘natura’ sono fatti della stessa roba e non possiamo dire con certezza dove finisce uno e comincia l’altro), perché siamo materia, dall’altro è bene fare finta di averlo (cosa che ci viene naturale, del resto!) perché in questo modo le cose funzionano meglio. Hawking la chiama “teoria efficace”.

    L’anno scorso, parecchio influenzato da letture sull’argomento, ho scritto diversa robaccia al riguardo, tra cui questo: https://some1elsenotme.wordpress.com/2010/06/25/non-e-la-materia-e-il-movimento/ (dove magari – o forse no! – mi faccio capire meglio) :)

  4. Mister Gianluca – sì, lo so è passato un bel po’ di tempo da questo post – ma vorrei porti ugualmente una domanda. Ero curioso (curiosissimo) di sapere, in merito a una certa questione, quale fosse la “tua” idea. Sì, la tua, perchè ho da sempre stima, ammirazione e una notevole condivisione del tuo “modus cogitandi” (ok, stop all’angolo dei salamelecchi).
    Premesso che io da tempo immemore non credo all’esistenza del Libero Arbitrio (dirò di più: ero arrivato a questa conclusione per altre vie, ancora prima di leggere e scoprire Hofstadter, Dennett & company).
    Ma bando alle ciance! Premesso che son d’accordo – non passivamente – su quasi tutto, mi rimane sempre qualche perplessità logico-filosofica sul concetto del “Nulla” da cui sarebbe sorto l’Universo (o il Multiverso che dir si voglia…). Preciso subito che io sono ateo!, quindi certamente non pongo la domanda perché spinto da qualche desiderio di riabilitazione per la divinità (poverella) et similia…
    Mi sembra che l’apparato scientifico-logico vada a cozzare con un concetto logico-ontologico come quello dell’Essere e del suo opposto (il Non-Essere), insomma si dà per “scontato” – si fa per dire! – che dal Nulla sia nato un “qualche”, o meglio, “questo” Non-Nulla, vale a dire: tutta quanta la Materia, tutto l’Esistente, che l’Essere sia sorto (come? in che maniera?) dal Non-Essere.
    Non è più probabile, invece, che il “Nulla” a cui fa riferimento Hawking sia qualcosa di distinto, qualcosa di ben diverso dal Nulla filosofico-ontologico??? Di che “nulla” stiamo parlando??? Chiedo sinceramente. Perché da un punto di vista puramente concettuale ho sempre l’impressione che manchi qualcosa, che vi rimanga un aspetto di “insoluto”, non so se “inspiegabile” (per adesso) ma di certo non ancora perfettamente “spiegato”…. Mah!… A meno che: uno non ammetta l'<> (eh?) di una sorta di “Nulla fisico”. Però come può essere il Nulla qualcosa di ‘fisico’, se per l’appunto è Nulla?, se è ‘assenza’ di qualsiasi cosa?, se il nulla è fatto di nulla?
    Bisognerebbe forse fare una distinzione fra il concetto di “vuoto” in Fisica e il concetto di “Vuoto/Nulla/Non-Essere” in Filosofia…
    O più semplicemente – e mi fermo qui – asserire che il Nulla – fisicamente e cosmologicamente – non sia mai esistito, non esista e non possa esistere, se non come mero “concetto”, come pura e semplice “a-strazione” realizzata dalla nostra mente. Possibile soltanto nella nostra mente…….

    Ok, mò me fermo davvero :-P Ciao, scusa Gianlù ;-) ehehehe

    • “Premesso che io da tempo immemore non credo all’esistenza del Libero Arbitrio (dirò di più: ero arrivato a questa conclusione per altre vie, ancora prima di leggere e scoprire Hofstadter, Dennett & company).”

      Io fondamentalmente non avevo mai riflettuto abbastanza sulla cosa. Ho trovato la spiegazione più convincente in fondo a ‘ Godel Escher Bach”, e da lì ho cominciato a rimuginarci su – tra una birra e l’altra. :)

      “[CUT] O più semplicemente – e mi fermo qui – asserire che il Nulla – fisicamente e cosmologicamente – non sia mai esistito, non esista e non possa esistere, se non come mero “concetto”, come pura e semplice “a-strazione” realizzata dalla nostra mente. Possibile soltanto nella nostra mente…….”

      Le questioni che poni sono interessanti e, credo, vanno a cozzare con quello che è (ta dam!) il Grande Mistero del Tutto (e del Nulla), un mistero il quale – forse – la mente umana, a causa dei suoi limiti, non riuscirà mai a svelare (ma ciò non deve però portarci a riempire il mistero con qualche banale e comodo mito o superstizione). Dall’idea che mi son fatto mi pare che nelle possibilità della scienza ci sia ‘solo’ quello di spingersi ogni volta solo un po’ ‘più in là’, di fornire un’approssimazione sempre più adeguata ma mai – forse – del tutto congruente con quel che è la “vera” realtà.

      Da quel che posso intuire dalle poche letture fatte, noi chiamiamo ‘vuoto’ un qualcosa che probabilmente non coincide totalmente con la nostra idea di vuoto. Non sono un esperto, ripeto, sono solo uno che butta lì qualche riflessione, ma: se mi si dice – e pare che sia stato provato ampiamente – che il vuoto cosmologico *produce* continuamente particelle e antiparticelle che si annullano (sempre?) quasi istantaneamente, ciò mi porta a pensare – come dici tu – che concetti come il ‘nulla ontologico’ e il ‘vuoto cosmologico’ non siano esattamente sovrapponibili. Probabilmente, sono d’accordo, chiamiamo ‘vuoto cosmologico’ qualcosa che ancora non conosciamo alla perfezione, qualcosa che contiene elementi al momenti sfuggenti all’osservatore umano. Per dire: prima si pensava che l’atomo fosse il mattone base della materia, poi si è scoperto che le cose stavano diversamente. Probabilmente il progredire degli studi ci dirà – e forse ci sta già dicendo – che quello che chiamiamo vuoto in realtà non è ‘nulla’.

      E poi si va a sbattere la testa contro concetti che vanno davvero al di là di ogni umana intuizione. Il ‘problema’ del Big Bang – mi pare d’aver capito – è che non esisteva un Nulla ‘precedente’, dal momento che le dimensioni che vanno a costituire il nostro universo si sarebbero srotolate proprio al momento della singolarità iniziale. Chiedersi cosa c’era ‘prima’ potrebbe non aver senso, e infatti ho letto che alcuni studiosi parlano di ‘falso vuoto’ o qualcosa del genere.

      Per cercare di immaginare come l’universo possa non avere un ‘prima’, si introducono metafore che come minimo ho sempre trovato affascinanti – ma non so quanto aderenti alla vera realtà. Cito da http://www.ideelibere.com/2011/04/universo-autonomo.html:

      “A questo punto Hawking ha potuto portare avanti la sua tesi di universo senza bordo, ovvero senza una geometria spazio-temporale che non prevede un inizio. Pensate alla terra come all’evoluzione dell’universo, al polo nord mettiamo l’inizio -quello che nell’altra teoria era il Big Bang- e immaginiamo di camminare verso i poli e quindi indietro nel tempo, a questo punto quando arriviamo al polo nord non incontreremo “l’inizio”, ma potremo continuare a camminare tranquillamente. Secondo questa teoria il tempo non avrebbe un inizio, ma avrebbe una geometria piegata su se stessa e quindi l’universo potrebbe essere del tutto autonomo. Il fatto è che per dimostrare tutto questo dobbiamo considerare il tempo immaginario, che ricordo essere soltanto un trucco matematico. Solo dimostrando che la realtà non è altro che una proiezione di quello che realmente è l’universo si può dimostrare la teoria dell’autonomia dell’universo.”

      C’entra una ceppa, ma sto leggendo ‘La strada che porta alla realtà” di Penrose e al momento sto affrontando alcuni non proprio agevoli capitoli sui numeri complessi. Ho il sospetto che tali spiegazioni possano, più in là nel libro, servire a Penrose a suggerire come il tempo immaginario non sia solo un ‘trucco matematico’ (nei capitoli introduttivi il matematico/fisico spiega in maniera eccellente come tra matematica e universo fisico ci siano relazioni che di solito non ci prendiamo la briga di considerare).

      Ma, ok, sto divagando e, tra l’altro, mi pare già d’aver detto diverse sciocchezze :)

        • Noto, con gran piacere, che pure tu fai un largo e saggio uso dei “forse”… Condivido! :)
          I miei “Forse”, ad esempio, son diventati quasi proverbiali. O meglio, a dirla tutta, alcuni mi stramaledicono per questa mia abitudine! ehehe :) Ma che ci posso fare? Sono uno scettico razionalista, lascio sempre aperte alcune “porte” (della mente e dello scibile umano) perché non si sa mai. Io dico sempre che: “ogni convinzione, anche quella più [apparentemente] fondata, non ha in quanto tale, automaticamente e intrinsecamente, nessuna validità eterna o garanzia assoluta”. Nel senso che: non possiamo mai sapere – con totalizzante certezza – che un giorno magari non possa saltar fuori *qualcosa* che rimetta del tutto in discussione certe teorie oggi [apparentemente] inoppugnabili.
          Ovviamente – intendiamoci – non mi aspetto che domani, di punto in bianco, mia zia ottantenne riesca a violare la legge di gravità, per librarsi felice come una libellula fino al mercato più vicino per fare spesa.
          No, niente magie, superstizioni, superpoteri, o altre robe assurde e prive di “logica”, di “verosimiglianza”.

          Detto ciò… vedo comunque che sul tema del “Vuoto/Nulla/Non-Essere” pure tu sei giunto, con le tue personali riflessioni, a “conclusioni” uguali – forse! – alle mie. Sarà che beviamo le stesse birre?!? ;-P ahaha…

          Seguirò i tuoi consigli di lettura, Keplero, ma anche IdeeLibere, sebbene fra *Some1elsenotme* e *NeuroneProteso* ce n’era già per dieci da leggere ;-)

          E comunque… che Gesù Cristo ti benedica e ti illumini figliuolo!
          Sempre sia ‘loggato’! :-P

          • “Sono uno scettico razionalista, lascio sempre aperte alcune “porte” (della mente e dello scibile umano) perché non si sa mai. Io dico sempre che: “ogni convinzione, anche quella più [apparentemente] fondata, non ha in quanto tale, automaticamente e intrinsecamente, nessuna validità eterna o garanzia assoluta”. Nel senso che: non possiamo mai sapere – con totalizzante certezza – che un giorno magari non possa saltar fuori *qualcosa* che rimetta del tutto in discussione certe teorie oggi [apparentemente] inoppugnabili”

            In effetti la storia dell’uomo ha diversi precedenti, in questo senso. Quindi è sempre bene andarci cauti: anche se uno scetticismo tout court (quello di alcune persone che ogni tanto mi capita di incontrare) talvolta è irritante :)

            “Seguirò i tuoi consigli di lettura, Keplero”

            E’ il blog di Amedeo Balbi, astrofisico e scrittore. E’ davvero bravo come comunicatore.

            “E comunque… che Gesù Cristo ti benedica e ti illumini figliuolo!
            Sempre sia ‘loggato’! :-P”

            Troppo bbbuono. Qui si fa per passare in qualche modo il tempo, niente di che :)

  5. ***anche se uno scetticismo tout court (quello di alcune persone che ogni tanto mi capita di incontrare) talvolta è irritante :)***

    Beh, come diceva Fernando Pessoa, bisogna dubitare di tutto, compreso il proprio dubitare… e se non si crede in niente, non si deve credere neppure nel fatto di non credere in niente :-) Se tutto, qualunque cosa è suscettibile di smentita, allora potrebbe esserlo anche il fatto che “qualunque cosa sia suscettibile di smentita”… ecc. ecc. :-)

  6. “Beh, come diceva Fernando Pessoa, bisogna dubitare di tutto, compreso il proprio dubitare… e se non si crede in niente, non si deve credere neppure nel fatto di non credere in niente :-) Se tutto, qualunque cosa è suscettibile di smentita, allora potrebbe esserlo anche il fatto che “qualunque cosa sia suscettibile di smentita”… ecc. ecc. :-)”

    Bellissimo, non conoscevo. In effetti… :)

  7. Riporto un passaggio (del libro) a parer mio molto significativo, perché ritengo che proprio in questo, al di là delle intenzioni degli autori, e cioè spiegare l’universo senza ricorrere a Dio, si nasconda, invece, l’essenza della natura umana e delle infinite possibilità che ci sono state concesse dal “Grande Architetto” (secondo me), o semplicemente dal più impensabile, accidentale e fortuito dei casi (secondo gli autori) :

    “Il presupposto usuale in cosmologia è che l’universo abbia un’unica storia ben definita e che si possano usare le leggi della fisica per calcolare come questa storia si sviluppa nel tempo. Chimiamo questo modi di concepire la cosmologia impostazione -bottom-Up- (dal basso verso l’alto). MA SICCOME SI DEVE TENER CONTO DELLA NATURA QUANTISTICA DELL’UNIVERSO, che si esprime nella somma delle storie di Feynman, si perviene all’ampiezza di probabilità che l’universo si trovi ora in un particolare stato, sommando i contributi di tutte le storie che soddisfano la condizione di assenza di contorno e terminano nello stato in questione.
    In cosmologia, in altre parole, non si dovrebbe seguire la storia dell’universo dalle origini in poi, perché ciò presuppone che vi sia un’unica storia, con un punto di partenza ed un’evoluzione ben definiti.
    Si dovrebbe, invece, ricostruire le storie con procedimento -top-down-, cioè dall’alto verso il basso, a ritroso dal momento attuale.
    Alcune storie saranno più probabili di altre, e la somma sarà di norma dominata da un’unica storia che inizia con la creazione dell’universo e culmina nello stato preso in considerazione.
    Ma ci saranno storie diverse in corrispondenza di differenti stati possibili dell’universo al momento attuale.
    Ciò conduce ad una visione radicalmente innovativa della cosmologia e della relazione causa/effetto:
    le storie che contribuiscono alla somma di Feynman non hanno un’esistenza indipendente, ma dipendono da ciò che si sta misurando, in altre parole, -siamo noi a creare la storia con la nostra osservazione e non la storia a creare noi-.
    Ciò, concludono gli autori, potrebbe sembrare fantascienza, ma non lo è!!”

    “Pare che siamo a un punto critico nella storia della scienza, in cui dobbiamo modificare la nostra concezione degli obiettivi della ricerca, e di che cosa rende accettabile una -teoria fisica.
    Sembra che le costanti fondamentali e anche la forma delle leggi di natura visibili, non siano imposti dalla logica o da un principio fisico.
    I parametri sono liberi di assumere parecchi valori e le leggi qualunque forma che porti ad una teoria matematica coerente, ed effettivamente assumono valori e forme diverse in differenti universi. ciò non potrà soddisfare il desiderio umano di essere speciali o di scoprire una bella confezione che contenga tutte le leggi della fisica, ma pare proprio che sia il modo di agire della natura!”

    OLTRE IL TEMPO E LO SPAZIO C’E’ LA DIMORA DELLE INFINITE POSSIBILITÀ, UN’INFINITA SOVRABBONDANZA DI VITA, VERITÀ, INTELLIGENZA E REALTÀ. È TRABOCCANTE.. COME E’ SEMPRE STATA E SEMPRE SARÀ.
    QUESTA E’ LA PROMESSA DEGLI ANTICHI PROFETI, ED E’ CONFERMATA OGGI.
    BUSSATE E VI ARA APERTO, NON SOLO PER UN DESIDERIO, MA PER TUTTO CIÒ CHE L’UMANITÀ’ E’ IN GRADO DI IMMAGINARE!
    ;-) GRAZIE!!

  8. :)

    Mi sembra però che il tuo “OLTRE IL TEMPO E LO SPAZIO C’E’ LA DIMORA DELLE INFINITE POSSIBILITÀ, UN’INFINITA SOVRABBONDANZA DI VITA, VERITÀ, INTELLIGENZA E REALTÀ. È TRABOCCANTE.. COME E’ SEMPRE STATA E SEMPRE SARÀ.
    QUESTA E’ LA PROMESSA DEGLI ANTICHI PROFETI, ED E’ CONFERMATA OGGI.
    BUSSATE E VI ARA APERTO, NON SOLO PER UN DESIDERIO, MA PER TUTTO CIÒ CHE L’UMANITÀ’ E’ IN GRADO DI IMMAGINARE!”

    non sia implicato da quanto hai riportato sopra. Anzi, quando Hawking dice “ciò non potrà soddisfare il desiderio umano di essere speciali” di fatto sottolinea come le religioni create dall’uomo siano – soprattutto su larga scala – del tutto trascurabili.

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