Borges, due righe due su un grandissimo

Finzioni è stato il mio primo libro di Jorge Luis Borges. Lo lessi l’anno scorso su consiglio di Odifreddi, il quale l’ha citato spesso e volentieri durante i suoi interventi radiofonici – e non solo. Lo trovai di una concisione inarrivabile e di una perfezione scintillante. Ogni parola era la parola giusta al momento giusto, voglio dire. Niente era superfluo o ridondante. Ogni frase, ogni concetto, ogni idea, ogni maledetta intuizione era un vertice di qualità: nessuno avrebbe potuto fare meglio. Non c’era spazio, in Finzioni, per i momenti di alleggerimento, per i periodi sciatti, per le inutili descrizioni. Tutto era maestosamente calibrato sull’eccellenza.

In questi giorni ho letto L’aleph. Forse non raggiunge le vette dell’opera succitata (un paio di momenti di quasi-noia li ho sperimentati), ma di certo ci va molto vicino.

Anche L’aleph è costituito da racconti, per lo più assai brevi, che girano attorno sempre agli stessi temi di vasta portata filosofica: la vita, la morte, l’ontologia, il divino. Il tutto è incastonato in mondi esoterici e magici che – paradossalmente – vengono però sempre eretti su solide basi logico-matematiche, su un rigore razionale che Borges non sembra mai propenso ad abbandonare. Dai racconti emerge un’immensa creatività e – di nuovo – un’invidiabile capacità di sintesi, la quale sorprendentemente non va a discapito della potenza immaginifica delle storie. E neppure dell’eleganza dello stile. Tanta roba, insomma.

Dal mondo a Borges. Nello scrittore argentino ci trovo un che di Kafka, ogni tanto. Ma il primo, inutile sottolinearlo, è dieci volte più bravo. E poi – sarò strano io – non posso non pensare che Borges abbia letto – e si sia fatto influenzare – da alcuni dei racconti di Lovecraft. Certe atmosfere polverose, certe suggestioni arabo-spagnoleggianti, certi riferimenti ad ancestrali e sepolti misteri: elementi come questi, attorno ai quali l’argentino elabora le proprie storie, mi hanno più volte rimandato alle opere dello scrittore di Providence (che non leggo da, dio, venti anni?).

Da Borges al mondo. Questi racconti hanno seminato ovunque. Credo che, direttamente o indirettamente, l’influenza di Borges sull’universo dell’arte sia stata notevole e la si possa riscontrare in maniera piuttosto facile. Tra gli scrittori che certamente gli devono qualcosa citerei il grande Garcia Marquez (meno erudito e filosofico, più passionale e tracimante), ma di certo si potrebbero fare altri nomi. A livello di idee, ho individuato almeno un paio di trovate che sono state sfruttate e risfruttate dall’industria cinematografica (penso per esempio al modo in cui è portato avanti il ‘racconto a doppia personalità’ che ha reso celebri film come Fight Club). Un omaggio a Borges, lo scopro oggi, sembra essere The man from Earth (di cui ho parlato qui). Questo film underground pare citare in modo inequivocabile il racconto d’apertura de L’aleph, L’immortale. E potrei, naturalmente, continuare.

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9 pensieri su “Borges, due righe due su un grandissimo

  1. Sono anni che mi riprometto di (ri) leggere Borges. Da ragazzino avevo letto qualcosa, ma forse era troppo presto. Vado subito a recuperare e mi metto a leggere!

  2. Toh, stavo rileggendo l’Aleph anch’io in questi giorni, e avevo pensato proprio a “The man from Earth”!

    PS
    “non posso non pensare che Borges abbia letto – e si sia fatto influenzare – da alcuni dei racconti di…” è una proposizione che funziona qualunque nome tu le faccia seguire. :)

  3. “Toh, stavo rileggendo l’Aleph anch’io in questi giorni, e avevo pensato proprio a “The man from Earth”!”

    Credo che non sia una coincidenza che il film ricordi il racconto. I punti in comune mi paiono davvero tanti, anche se poi il film prende più una piega ‘antropologica’.

    “PS
    “non posso non pensare che Borges abbia letto – e si sia fatto influenzare – da alcuni dei racconti di…” è una proposizione che funziona qualunque nome tu le faccia seguire. :)”

    Nel senso che Borges è una sorta di (eccellente) sintesi di molti autori a lui precedenti? :)

  4. Ti consiglio anche Altre Inquisizioni (io ho letto l’edizione Feltrinelli): libro apparentemente di saggi letterari, ma in tutto e per tutto opera “clamorosa” che fonde senza soluzione di continuità e con una facilità disarmante arte e “gusto del bello” con filosofia, metafisica, storia, fantasia; tra le più lucide – e complesse (che è diverso da complicate) e sottilmente ironiche, e irresistibilmente attraenti – del grande argentino.
    Ciao e complimenti per il blog.
    N.B.: su tuo “consiglio” (vd sopra) recupererò Odifreddi: vedi bene che la cultura è circolare (è questa forse una constatazione di sapore borgesiano?). ;-)

    • Odifreddi – penso tu lo sappia – non c’entra assolutamente nulla con Borges, eh! Peraltro ho letto qualche suo libro (saggi scientifici o simili, più che altro) e non ci ho mai trovato niente di davvero eccezionale. Però in rete si trovano diversi suoi podcast (si dice così) che sono piuttosto interessanti. In alcuni di essi racconta quali sono gli autori che lo hanno formato, e tra essi cita – più volte – proprio Borges (assieme a Dante, Russell, Sartre, Einstein etc). Per me è un ottimo divulgatore: ha parlato così bene di Borges che mi ha spinto a provarlo. Per fortuna.

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